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01/11/2008
Ho appena visto la puntata di Tolleranza Zoro che Diego ha girato in occasione della manifestazione del PD di qualche giorno fa. Il momento di massimo (involontario? amaro di sicuro) umorismo è quando Zoro dice “comunque, ‘na cosa gggiusta l’ha detta” e si sente Veltroni affermare “l’Italia è un paese antifascista”.
Zoro
31/10/2008
Nel 1968 avevo due anni, ed ero troppo piccolo per la politica e le manifestazioni e le barricate (peraltro, la famiglia era degnamente rappresentata dal mi’ babbo, carabiniere, che si passava le sue 14-16-18 ore al giorno su un camion a fare servizio di ordine pubblico).
Nel 1977 avevo undici anni, ed ero ancora piccolo per la politica, le manifestazioni, le barricate e le P38. Avrei avuto i miei primi incontri con rossi e neri circa tre anni dopo, quando l’intero istituto omnicomprensivo nel quale studiavo si trovò ad assistere, ogni mattina da Dio mandata in terra, alle sprangate reciproche scambiate nel piazzale della fermata della metropolitana di Lampugnano.
Oggi ho quarantadue anni e sarei abbastanza grande almeno per un corteo. Ma ho abbastanza beghe mie (il privato non è – non sempre – pubblico e politico) per non avere nè tempo nè voglia di seguire l’Onda. Fra cinque anni mi guarderò indietro e mi darò dell’idiota, o almeno lo spero.
26/10/2008
Ascoltavo Veltroni, ieri. Lo ascoltavo, e guardavo la gente, le bandiere, i colori.
Mi sono ricordato che c’è stato un tempo nel quale mi pensavo di sinistra. Un tempo lontano. Nè bandiere rosse, nè eskimo – noi del ’66 eravamo fuori tempo per tutto – ma la sensazione che quella fosse la parte giusta, intrinsecamente giusta. E’ stato un periodo abbastanza breve. Mi guardavo intorno e mi pareva che “dall’altra parte” non tutto fosse brutto, sporco e cattivo. La curva di Laffer e la trickle down economy, che in Bocconi mi spiegavano per quello che erano, senza pregiudizi nè nell’uno nè nell’altro senso, mi risultavano delle rovinose idiozie; ma la Thatcher con i minatori e Reagan con i controllori di volo, e i 40.000 impiegati Fiat che marciavano a Torino – beh, saranno anche stati “dall’altra parte”, ma non era una parte sbagliata. Sì, a pensarci bene credo che sia stata proprio l’università, la famigerata Università Commerciale Luigi Bocconi in Milano a insegnarmi una certa libertà di pensiero. Da allora non sono mai stato più veramente, completamente “di sinistra”. Non so bene come spiegarlo, so che è stato così, e so che lo è anche adesso. Quando ho sentito Veltroni ripetere per due, tre, dieci volte “L’Italia è un paese migliore della destra che la governa” mi sono sentito prendere da uno sconforto profondo. Perchè delle due l’una: o ne è convinto, e allora ha gli occhi foderati di amianto, o non lo è – e quindi è un bugiardo. Non chiedetemi di dare definizioni di destra e sinistra: non sono in grado di farlo, non è il mio mestiere. So di non essere “migliore” di chi ha votato Berlusconi, e di non essere migliore di chi sta oggi nella stanza dei bottoni italiana. Ciò che c’è là fuori è anche merito e colpa mia, così come di chi era al Circo Massimo. La logica conclusione di questo discorso è che non sono nemmeno migliore di Veltroni, ed è una cosa della quale mi vergogno un po’.
09/07/2008
Giustamente vengo invitato a non giudicare Piazza Navona solo per i sostenuti reportage dei Giornalisti, considerando anche il punto di vista di chi in quella piazza c’era. Zoro, ad esempio, che qui racconta la sua serata – e non ci vuole molto a capire che lui ha guardato tanto chi stava sopra quanto chi stava sotto il palco, a differenza dei Cronisti. E però devo dire che, se da una parte sono contento di correggermi, di ammettere che non è così vero che “una fazza una razza”, dall’altra il post di Diego mi riempie di malinconia: perchè lui e molti altri erano lì sostanzialmente per disperazione, per esserci e non lasciar cadere nel vuoto un’opportunità quale che questa fosse. Dal mio punto di vista, ecco: li capisco. Però sapevano che là sul palco ci sarebbero stati le Guzzanti e i Travaglio e i Di Pietro e i Grillo, sapevano che quella era la piazza delle star e che loro – a meno di non mettersi a fischiare sonoramente i protagonisti – sarebbero stati solo e semplicemente il pubblico delle Guzzanti e dei Travaglio e dei Di Pietro e dei Grillo. Quel che è successo, infatti: e purtroppo le buone intenzioni non portano necessariamente a buoni risultati.
Zoro
Da quel che ho leggiucchiato in giro, mi sono fatto l’idea che l’entusiasmo dei partecipanti alla manifestazione di ieri a Roma sia semplicemente una variante delle manifestazioni dell’Italia berlusconiana – cioè che, a suo modo, nel suo applaudire e schernire e mandare in culo e sbellicarsi rabbiosamente al pensiero dei pompini, il pezzo di Italia raccoltosi in Piazza Navona sia ben poco diverso da quello che, chessò, si riunisce nel pratone di Pontida o va ad osannare l’attuale PresDelCons. Si veste di rosso, ecco la differenza, ma quello dipende dai consigli dello stilista.
05/07/2008
Lo vedi che il PresDelCons non è un poeta? A lui non piace stare nel fango.
Repubblica.it, Angolotesti
04/07/2008
Francamente non so chi è peggio tra coloro che chiedono che il ministro Mara Rosaria Carfagna si dimetta per aver soddisfatto carnalmente il PresDelCons e coloro che lamentano che il ministro Mara Rosaria Carfagna viene attaccata “in quanto donna”. Un pompino non ha rilevanza penale, e in fondo non dovrebbe avere nemmeno rilevanza politica, ma non è colpa di nessuno se il ministro Mara Rosaria Carfagna è una donna. Nella mia ingenuità, suppongo che il ministro Mara Rosaria Carfagna sia stata nominata tale in virtù di chiari meriti acquisiti sul campo di battaglia: certo, a ben pensarci si può lottare anche sotto le lenzuola.
02/07/2008
Qualche giorno fa, per ironizzare sull’elezione di Vittorio Sgarbi a sindaco di un paese della provincia di Trapani, scrivevo che “Forse quello del politico o dell’amministratore pubblico va davvero considerato come un mestiere – una cosa che impari a fare e magari fai per tutta la vita”.
Oggi Luca – nel raccontare di non poter partecipare alla riunione della Direzione Nazionale del PD della quale fa parte da pochi giorni, e criticando il metodo di convocazione (un avviso ricevuto sei giorni prima della riunione stessa) – chiude in questo modo: “così si consente di occuparsi di politica solo a chi non ha altro da fare che partecipare alle riunioni della direzione nazionale. Che può anche andar bene, basta mettersi d’accordo e non lamentarsi più dei professionisti della politica”.
Non ho potuto fare a meno di ricordare il commento lasciatomi da Elena, assessore da 7 anni in un comune dell’Emilia Romagna, di cui riporto la prima frase: “no, non è un mestiere. è una passione, è una responsabilità. quando fai il sindaco normalmente vai in aspettativa dal tuo lavoro, quando fai l’assessore puoi anche fare un altro lavoro ma devi essere in grado di dedicare il giusto tempo al “fare l’assessore”. non esistono sabati e domeniche, nè sere, per chi fa il pubblico amministratore”. Ho pensato che Elena, in poche parole, ha spiegato tutto e che Elena, pur non considerandosi tale perchè continua ad avere quello che noi poveri di spirito definiremmo “un lavoro vero” è a tutti gli effetti una professionista della politica: il che, per il sottoscritto, è tutt’altro che un demerito – e se io fossi un cittadino del comune nel quale lei fa l’assessore sarei ben contento di essere amministrato da una persona così.
A Luca dico che una convocazione a sei giorni non è uno scandalo, nella vita delle aziende – dove le persone sono a volte più occupate e spesso meno flessibili nella gestione dei tempi rispetto ai liberi professionisti – è una pratica piuttosto comune, e quando la si riceve si prova a fare in modo di adattarsi alle superiori esigenze: se l’obiezione è “d’accordo, ma quello di membro della Direzione Nazionale del PD non è il mio lavoro”, ritorniamo alle parole di Elena, e per quanto mi riguarda a dirci che forse di professionisti della politica ce ne vorrebbero di più, e non di meno.
Squonk, Wittgenstein, Senza aggettivi
01/07/2008
Tutti fanno la loro parte: Berlusconi fa Berlusconi, Di Pietro fa Di Pietro, D’Alema fa D’Alema. E’ che Veltroni fa Veltroni.
30/06/2008
Forse quello dell politico o dell’amministratore pubblico va davvero considerato come un mestiere – una cosa che impari a fare e magari fai per tutta la vita, e come io posso fare il mio lavoro in questa azienda come in cento altre uno può fare l’assessore a Milano oggi e il sindaco a Salemi domani e così via, Lombardia e Sicilia e Friuli e Marche. Io non ho nulla in contrario, anzi. Mi chiedo solo quante volte i bravi cittadini della provincia di Trapani avranno l’onore di vedere il loro primo cittadino all’opera, ma contenti loro contenti tutti.
Corriere.it
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