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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    23/07/2003

    Filed under: — JE6 @ 18:00

    La sorella invisibile
    Scrivere il post che trovate qui sotto mi è costato parecchio. Niente macerazioni da scrittore bohemienne, sia chiaro. Me ne sto bello comodo, con le mie due scrivanie e l’aria condizionata, ed ho una bella famiglia che mi aspetta a casa, e giuro di aver avuto un’infanzia felice, nel suo insieme.
    Però, ribadisco, mi è costato, e forse domani, od uno di questi giorni crepuscolari che precedono le vacanze spiegherò anche il perchè.
    Ma ci sono sforzi che vengono ricompensati. Io, la ricompensa, l’ho trovata nei commenti al post (vi ringrazio tutti, davvero) e negli scambi di email che ho avuto con Herr Effe (ragazzi, chi trova un amico trova un tesoro) e con Jorma. E quella più grossa, quella che mi ha portato a sorridere con gli occhi un filo umidi, mi è venuta da questo post di Shangri-La.
    E stasera, al telefono, chiederò a mia madre di passarmi papà. Il post non era per Carlo Giuliani (per Carlo, per quel poco che conta, c’è una preghiera): era per lui.

    Filed under: — JE6 @ 09:06

    Di bombe, spari, paure e ricordi
    Io non ero a Genova, per il G8. Quel weekend l’ho passato tra autostrade ed aeroporti. Ciò che so e che non so dipende dai mass media, quelli “mainstream”, quelli della cui correttezza tanti dubitano.
    Non ho voglia – non sono proprio dell’umore giusto, di questi tempi – di rivangare, di analizzare i pestaggi nelle scuole e gli assalti dei black bloc, i limoni finti del Cavalier Silvio Banana e le zone rosse.
    Però, c’è chi lo fa per me. E mi tira fuori ricordi, ed i ricordi – come i sogni – non li puoi controllare: vengono a galla, e ti entrano nello stomaco senza chiedere il permesso.
    Mio padre era carabiniere. Lo è ancora, a dire il vero, perchè i carabinieri rimangono tali a vita, e papà è in buona salute, grazie a Dio. Mio padre era carabiniere anche nel Sessantotto, e lo è stato anche in tutti gli anni a seguire. A Milano, un posticino tranquillo, come molti di voi sanno.
    Io non so cosa ricordate di quegli anni. Io ero piccolo, ed i miei ricordi sono nitidi nelle sensazioni e confusi nei dettagli. Ma ricordo che mio padre usciva di casa prima dell’alba, e rientrava a notte fonda, e passava giorni interi a fare un servizio chiamato “di ordine pubblico”: in altre parole, decine di ore seduto su un camion, a presidiare piazze e viali nelle quali scorrevano le manifestazioni di quei giorni di cui io so solo per aver letto sui libri, a prendersi anche insulti e sputi.
    Ricordo, saranno stati i primi anni Settanta, con quanta fatica mia mamma tentava di dissimulare la tensione quando si faceva sera, e mio padre tardava a rientrare a casa, e mi raccontava storie e mi leggeva fumetti perchè un bambino di sei anni lo devi proteggere, e come fai a spiegargli che le strade della città dove vive sono piene di pistole e spranghe.
    Ricordo quella sera d’inverno, avevo dieci anni ed ero seduto sul divano insieme ai miei genitori a guardare la televisione. Ricordo che sullo schermo passò una fotografia, sapete, di quelle in bianco e nero, le fototessera le chiamano, ed era un volto che io non avevo mai visto. Ricordo che mia mamma sbiancò, e balbettò “Ma quello è Antonio” e sì, era proprio il suo cugino Antonio, carabiniere anche lui, saltato su una bomba dopo aver fatto sgombrare la piazza. Antonio, che è rimasto vivo per miracolo, che ha impiegato quindici anni per tornare ad una vita quasi normale, che ha il corpo pieno di schegge troppo piccole per essere estratte, che immagino, provando a sorridere della cosa, che suona quando passa sotto un metal detector e si schermisce dicendo “Sa, sono l’uomo bionico”.
    Io so di essere stato fortunato, troppo piccolo sia per il Sessantotto che per il Settantasette, non ho potuto “vivere da protagonista” (ma quanti, poi, lo hanno fatto veramente?) quei giorni, quegli anni. Ma so di aver provato, nel piccolo del mio essere bambino, nel piccolo delle quattro mura della mia casa di periferia di Milano, una sensazione che si chiama paura.
    So che se mio padre si fosse trovato su una camionetta, solo ed in mezzo a decine di ragazzi urlanti e mascherati, solo e di fronte ad un ragazzo che sta per tirargli un estintore addosso, so che se mio padre avesse sparato ed avesse colpito quel ragazzo, io sarei stato con lui. Vaffanculo, Carlo Giuliani, piango la tua morte, piango che tu non possa girare mano nella mano con la tua fidanzata, piango l’osceno dolore di tua madre e tuo padre, sputo su chi ha creato uno stato di guerra dove guerra non doveva esserci, ma io sarei stato con mio papà.

    22/07/2003

    Filed under: — JE6 @ 08:51

    Guest Book
    Oggi si prevede giornata “densa”. Tempo per blog, annessi e connessi, circa zero.
    Facciamo così, o viandanti che passate chez Squonk: vi chiedo solo di lasciare un segno del vostro passaggio, una firma e – se volete – due parole sul registro delle presenze. Come se fossimo in un rifugio delle Dolomiti di Brenta, per intenderci.
    Niente off-topic, niente dialoghi attraverso i commenti.
    Giusto una firmetta, se avete voglia. Ci si rivede domani; per mettervi allegri, penso di scrivere qualcosa su terrorismo, Carlo Giuliani, ed alcuni ricordi familiari di tempi molto più bui di quelli che viviamo oggi.
    A bos menzus bidere.

    21/07/2003

    Filed under: — JE6 @ 13:48

    Il ministro e la grazia
    Una piccolissima chiosa, dedicata a chi continua a ripetere la domanda “ma Sofri è innocente? Si può conoscere la storia che lo ha portato in carcere?”.
    Che Sofri sia innocente o colpevole, ai fini della grazia, è del tutto ininfluente: nessuna grazia viene concessa con la motivazione dell’errore o del complotto giudiziario, per ragioni che si possono facilmente comprendere. Si concede la grazia in relazione al comportamento della persona in carcere, in relazione a quanto ne pensa l’opinione pubblica, in relazione a fattori che nulla hanno a che fare con le carte processuali. E la grazia, proprio per questo motivo, ha carattere individuale.
    Che poi quel disonesto di Castelli rifiuti la grazia dicendo che, al suo posto, ci vorrebbe l’amnistia, dopo che il partito di cui è membro ha combattuto in ogni modo per impedire persino l’indultino, beh, questo è un altro discorso.

    Filed under: — JE6 @ 11:37

    Regali
    Ho appena ricevuto un regalo. Lo trovate chez AdRiX.
    Goppai AdRiX ha accettato di far parte della lobby dei blog sardi (di nascita, residenza, origine). La lobby si chiamerà Forza Paris, naturlich; si attendono ed accettano adesioni, purchè DOC.
    Update: anche Goppai Gilgamesh entra ufficialmente a far parte della lobby. Ben’ennidu.

    Filed under: — JE6 @ 08:43

    Sapori
    Ci sono mattine in cui ti svegli, ed hai in bocca il sapore dolce di un bel sogno che non avresti voluto fare.
    Il bello è che quel sogno non te lo ricordi neanche.

    20/07/2003

    Filed under: — JE6 @ 22:23

    Consigli per combattere la noia della domenica
    Riscaldate i muscoli con un paio d’ore di bicicletta.
    Tornate a casa, e scoprite che le cantine del condominio (soprattutto la vostra) sono allagate.
    Svuotate l’intera cantina, dando modo ad altre tre persone, che nel frattempo hanno deciso di aiutarvi, di scoprire una fotografia in formato 50×70 nella quale due deretani maschili fanno da cornice alla vostra faccia.
    Saltate il pasto.
    Chiamate una ditta specializzata in spurghi fognari, meglio se la più cara della provincia, e devolvete loro una cifra che vi augurate di cuore vi venga restituita in tempi brevi dall’amministratore del condominio (sì, proprio quello al quale avete negato la vostra fiducia, in occasione dell’assemblea, non più tardi di due settimane fa).
    Dopo sei ore, rientrate in casa, e scoprite di aver finito l’ultima bottiglia di spuma Spumador.
    Grazie a Dio, è lunedì.

    18/07/2003

    Filed under: — JE6 @ 16:40

    User-friendliness
    O viandante del web, vuoi tu inviare un messaggio di posta elettronica a Mister President Bush? Sì?
    Bene, o coraggioso: siediti di fronte al tuo computer. Ordina cibo e bevande, e se tu fumi (ma sappi che ciò non è cosa nè bella nè giusta) accendi pure la cicca.
    Digita, con attenzione e riverenza, www.whitehouse.gov; ed ora, raccomandati ai tuoi dei: al termine di altri otto semplici passi (tra i quali rifulge la risposta alla domanda “appoggi la politica della Casa Bianca, oppure no?”) riuscirai, forse, nel tuo intento.
    Mister President, una volta ricevuto il tuo messaggio, si accomoderà alla scrivania della Sala Ovale e si disporrà, in letizia di spirito, alla sua lettura. Terrà in mano un pretzel, con il quale, probabilmente, tenterà nuovamente il suicidio mediante soffocamento.
    Come dici, viandante? E’ proprio ciò che gli avevi augurato nel tuo messaggio?

    Filed under: — JE6 @ 12:12

    La radio l’ho fatta anch’io
    Sarà per questo che comprerò i CD di Linus
    Nel mio piccolo, ho lavorato in radio. Avevo, credo, diciassette anni, ma non ne sono tanto sicuro.
    Comunque, insieme ad un amico, tutte le sante domeniche mi presentavo negli studi, un’oretta prima che iniziassero le partite del campionato. Poi, al tavolo, con il microfono davanti e la levetta per andare in onda.
    I collegamenti con i campi, l’aggiornamento della schedina, i risultati cambiati in Serie B, la classifica al termine del primo tempo, la classifica finale, il prossimo turno.
    E il regista, il tecnico del suono, la consolle, le comunicazioni fuori onda ed i gesti più o meno commendevoli durante la trasmissione. Per trenta domeniche di fila, che ai tempi non c’erano anticipi e posticipi.
    C’erano modi più divertenti per passare la domenica pomeriggio, dite? Sì, credo anch’io. Ma non sono mai stato un brillante, che ci volete fare. So che mi piaceva, e mi piacerebbe anche salutare Paolo Giarrusso, che oggi è caporedattore di TeleNova e – in quei tempi lontani – era il conduttore del programma. Da non crederci, quanto mi sganasciavo dalle risate a lavorarci insieme.
    Si invecchia, e si diventa nostalgici. Oggesù, per fortuna arriva il weekend.

    17/07/2003

    Filed under: — JE6 @ 18:01

    Blog di servizio per milanesi
    L’espressione va intesa in senso letterale. Me la vedo, Tigro, con il cappello a tesa dura sul quale fa bella mostra di sè il cartellino “BlogPress” e con il blocchetto appunti in mano.
    Insomma, quel che si dice un blog utile. Se posso dare un suggerimento, taglierei un po’ di testo e metterei delle pagelle. Siam sempre di fretta, maledizione.