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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    24/06/2003

    Filed under: — JE6 @ 23:02

    Regole
    A Milano, tra qualche tempo, sarà praticamente impossibile riunirsi nei parchi pubblici in gruppi composti da più di due persone. Per maggiori dettagli, potete leggere qui.
    Ora, che la misura sia stata presa dall’attuale amministrazione comunale per scopi che hanno a che fare con una gestione a dir poco criticabile dell’immigrazione (di qualunque etnia, benchè svizzeri e statunitensi non siano in cima alle preoccupazioni di Albertini), questo è fuori di dubbio.
    Ma l’ordinanza comunale vale – come è ovvio – per tutti i cittadini, indigeni e non. Vedremo se i tutori dell’ordine saranno ligi ed imparziali. C’è modo di dubitarne, purtroppo.
    Ma, almeno per quanto mi riguarda, mi auguro che questo avvenga. E me lo auguro per un paio di motivi: il primo è che – piaccia o no al nostro nuovo collega blogger Cesare Previti (scordatevi il link, non sporco la tastiera) – si dice che la legge è uguale per tutti, ed a me piacerebbe averne una dimostrazione tangibile.
    Il secondo motivo è che la quantità di italiani (nel caso specifico, di milanesi) che si comportano in modo talmente incivile da giustificare questa ed altre misure coercitive è straordinariamente elevata. E’ umiliante vedere quanto poco teniamo alle nostre cose, e lo è ancora di più facendo il confronto con ciò che si vede in tante città del mondo.
    So che suona tristemente esterofilo, e forse lo è. Ma ho visto con i miei due occhi e le due lenti che li riportano alle dieci diottrie i padroni dei cani newyorchesi infilarsi il guanto di plastica e raccogliere le… come si chiamano? deiezioni, ecco, dei loro amici a quattro zampe. Sono passato di persona in Bryant Park, in piena Manhattan, dopo che un migliaio di persone vi hanno passato la pausa pranzo, e notare la quasi totale assenza di sacchetti di plastica, e bicchieri, e macchie d’olio. E chi è stato in St. James’ Park, sì, proprio quello sul quale danno le stanze da letto della Regina Elisabetta, sa quali e quante cure vi prestano i londinesi – tali e tante da contagiare anche buona parte dei turisti italiani che si trovano da quelle parti.
    Piccoli e demagocici esempi, so bene anche questo. A farli, si passa da liberticidi e reazionari. Mi rattrista molto, perchè voto a sinistra da quando avevo diciotto anni, ed in certi panni mi sento a disagio.
    Ma non so cosa farci. Ho la spiacevole sensazione che, se non ci comportassimo come in realtà ci comportiamo, non daremmo motivo di mettere nero su bianco leggine di questo genere; neanche agli amministratori più beceri, trogloditi e fascistoidi. Talvolta, temo che abbiamo solo e semplicemente ciò che meritiamo.

    Filed under: — JE6 @ 12:02

    E chi se ne va, da un posto così?
    Io, no di sicuro. Nei manuali medici, si parla di masochismo.

    Filed under: — JE6 @ 09:01

    My name is Squonk
    [Carla Benedetti, ennesimo troll che affligge la nostra già problematica esistenza, ha colpito ancora. Il blog-manager di Squonk ha già abbondantemente spremuto i suoi neuroni per risponderle in altra sede. Allo scopo di ottimizzare gli sforzi, qui di seguito è riportata la risposta]
    Gentile Signora, continuiamo pure a darci del Lei, chè anche nella blogosfera un minimo di etichetta non fa male.
    Dunque, per Lei, la questione del nome è davvero importante. Non a torto, credo. Allora cerco di capire meglio: Lei, il suo nome, se lo è scelto? No, non credo. Io nemmeno, ovviamente, ho scelto il mio. Ci hanno pensato i miei genitori. Ma il mio nick, ecco, quello è frutto di una mia scelta. Qualcuno fa una scelta semplice, e si crea un nick, ad esempio, semplicemente con le iniziali del suo nome e cognome “vero”, quello che si trova sulla carta d’identità. Altri, invece, ci pensano, magari buttano giù una lista, e poi scelgono ciò che meglio li rappresenta.
    Ecco, questo è un punto che Le sfugge: il nick è una rappresentazione, espressione di una identità “scelta”, consapevole: altro che massa di girini. I girini non hanno nome, i blogger sì. Anzi: i blogger hanno IL nome. Quante “Carla Benedetti” ci sono in Italia? E quanti “Squonk” ci sono in Italia? Temo che le cose stiano proprio all’opposto di come Lei le descrive.
    Ma ciò non mi stupisce più di tanto, perchè Lei mostra – purtroppo, per la seconda volta – di conoscere poco questo piccolo mondo, fatto di meno di ventimila persone in Italia. La faccenda dei blogger di serie A e di serie B, ad esempio: guardi, che Luca Sofri stia in serie A è indubitabile (amato e detestato come la Juventus, per capirci). Ma, santodio, prendere come esempio PersonalitàConfusa come blogger di Serie B per la faccenda del nick, mi perdoni, ma La espone al ridicolo: se non altro perchè, agli occhi di molti, PersonalitàConfusa è andata in serie B proprio a causa del disvelamento della sua identità… E poi: “chi parla del blog non è nel blog”. Guardi, se c’è un dibattito che non abbandona mai la blogosfera, riguarda proprio il blogger che parla del blog dove si parla dei blogger che parlano dei blog che… ci siamo capiti.
    Sinceramente, questo Suo secondo intervento mi fa tornare alla mente quel vecchio detto veneto, che tradotto suona circa “peggio la toppa del buco”. Ma son cose che capitano.

    23/06/2003

    Filed under: — JE6 @ 21:51

    Arrivo secondo (ed è giusto così)
    C’è stato un periodo, forse un paio di mesi fa, durante il quale – per pure combinazioni – mi sono trovato a scrivere un paio di post e qualche commento, arrivando giusto qualche minuto prima del Colonnello Spiritum.
    Il mio amabile collega del Kolkhoz mi scrisse persino due simpaticissime righe, consigliandomi di prendermela un pochino più comoda, e facendomi notare che, insomma, non era bello rubare pensieri e parole solo perchè esco presto di casa la mattina.
    Da qualche tempo, il Colonnello Spiritum mi sta ripagando con la stessa moneta. E lo fa con post GLS (Gran Super Lusso: qualche autovettura la chiamano ancora così), come questo.
    Ora, io della Signorina Silvani non so dire niente di più e niente di meglio di quanto ha scritto il Colonnello.
    Diciamo la verità: in molti definirebbero la Signorina Silvani come una delle più pure espressioni della fuffa di formentiana memoria, ed altri vergherebbero dotte dissertazioni sugli ombelichi, citandola ad esempio.
    Errore, grave errore. La Signorina Silvani, se posso permettermi di correggere il Colonnello, è un’Attrice. E chi fa bene quel lavoro ha tecnica, mestiere, cultura. E sentimento. I primi tre si possono imparare, conquistare. L’ultimo, beh, è dono di nostro Signore, o di chi per lui. Lei, la Signorina Silvani, qualche tempo fa ha ricevuto un regalo. Indovinate quale.

    Filed under: — JE6 @ 13:03

    Not In My Back Yard
    Come già scritto in altro luogo, nelle vene del blog-manager di Squonk scorre sangue sardo. Cento per cento, son persino un po’ anemico, infatti. La premessa serve per dire che l’idea che la Sardegna divenga discarica ufficiale delle scorie nucleari italiane mi sorride decisamente poco.
    La storia mi pare ben riassunta in questo articolo di Giovanni Valentini (segnalato anche da Yaub, che dedica due post alla faccenda).
    Ora, la storia in questione è brutta e losca, specie se i vari conflitti di interessi descritti da Valentini sono veri e provati. Lo stupore e lo sconforto aumentano a dismisura, leggendo che l’Enea avrebbe a suo tempo individuato non meno di altri duecento siti possibili per lo stoccaggio di queste scorie. Di duecento, nemmeno uno in Sardegna (e nelle isole in generale).
    Però.
    Insomma, provo a mettermi nei panni di chi abita in prossimità di uno di quei duecento siti. Vorrei la pattumiera nucleare vicino a casa mia? Ma neanche per idea. Parteciperei a qualunque mobilitazione, raccoglierei firme, mi incatenerei alla cancellata del municipio, scriverei ai giornali. Farei esattamente ciò che stanno già facendo molte persone in Sardegna.
    Non sarei certo da solo. Farei parte di una ben più vasta compagnia, sicuramente. Anzi, di compagnie ce ne sarebbero altre centonovantanove, una per ciascun sito potenzialmente destinato a ricevere lo sgradito regalo.
    Allora, mettiamola così: posto che concordiamo sul fatto che la Sardegna sia l’ultimo posto dove scavare una gran fossa e buttare un po’ di sassi e fanghi radioattivi, come si sceglie e come si convince qualche altro migliaio di cittadini italiani (gente che ha gli stessi diritti/doveri dei sardi) a sedersi sotto il cartello “Caution – Radiation Area”?

    Filed under: — JE6 @ 11:21

    Di parchi, persone e possibile telepatia
    Bel post di B. Georg sui ritrovi degli immigrati (e su alcune assurde normative comunali), durante i giorni di festa, nella metropoli europea a nome Milano. Sempre per gli abitanti della città cun-el-coeur-in-man, Federico Rampini ha scritto un bell’articolo su Repubblica (in prima della cronaca milanese) di ieri.

    22/06/2003

    Filed under: — JE6 @ 21:46

    Giorno di festa
    In mezzo al campo sono almeno ventidue, forse qualcuno di più. Hanno le magliette tutte uguali, come le squadre vere, i portieri calzano i guanti, ed a volte i pantaloncini con le imbottiture. Tutt’intorno, sono centinaia, famiglie, gruppi di amici, alcuni portano gli ombrelloni da mare e quasi tutti bottiglie e cibi. Giocatori e spettatori sembrano non soffrire il caldo, sotto la corazza della loro pelle olivastra e dei loro capelli di fil di ferro. I bambini corrono, la partita sembra, e forse è, solo un pretesto per trovarsi, figli di un altro continente nel suo giorno di libertà.
    A poca distanza, sull’asfalto del capolinea degli autobus si radunano decine di furgoni che hanno centinaia di migliaia di chilometri sulle gomme, e centinaia di uomini e donne che portano e ritirano pacchi. Gli indirizzi, scritti con pennarelli a punta larga sul cartone degli imballaggi, parlano, attraverso le strane forme di un altro alfabeto, di paesi lontani e freddi, di campi di grano, scorie radioattive, soldati e giocatori di calcio. Sulle panchine del vialetto che porta alla fermata della metropolitana, gruppi di donne siedono, ridono, si confidano, si scambiano indirizzi, tirano fuori dalle borse i sofferti soldi che servono a mantenere figli lasciati troppi anni fa, e che passeranno di mano in mano e di confine in confine fino ad arrivare, forse, a bambini diventati ormai grandi.
    Sul viale passano due anziane signore. Una si copre con un ombrellino da sole.

    Filed under: — JE6 @ 14:18

    Surrogato
    Non sono andato al Telefilm Festival. In compenso, il mi’ babbo (sant’uomo) mi ha dato qualcosa come sedici ore dell’ultima stagione di ER. Registrando, si è persino preso cura di tagliare gli stacchi pubblicitari.
    Ventilatore e bottiglia di spuma. Si parte.
    Oh, si è appena ripresentata la dottoressa Susan Lewis. E chi si muove, da qui?

    Filed under: — JE6 @ 14:12

    Braccia (davvero) rubate all’agricoltura
    In questo momento, MTV sta trasmettendo un set live di Morgan. Sì, Bluvertigo, Asia Argento, Andrea Pezzi, proprio lui. Hm. Già detto tutto nel titolo del post, credo.

    21/06/2003

    Filed under: — JE6 @ 21:29

    Voci
    A volte, le persone hanno esattamente la voce che ti aspetti.