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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    14/05/2003

    Filed under: — JE6 @ 15:45

    Tecniche di promozione
    1. Corrompere Granieri e farsi accettare tra gli eletti del BlogAggregator
    2. Buttare lì un post, quale che sia l’argomento
    3. Segnalarlo al BA medesimo
    4. Recarsi in un luogo pubblico, con almeno un PC disponibile (ad esempio, una fiera, oppure l’Internet Corner di Linate)
    5. Andare sul BA e cliccare su “Cerca per autore”, avendo cura di selezionare il proprio blog
    6. Lasciare lì la pagina ed andarsene alla chetichella

    Filed under: — JE6 @ 09:36

    Io vi odio a voi romani
    Non è vero. La mia è solo INVIDIA. Vivete in una città che è bella da far male. E adesso torno nella conference room.
    Squonk è in trasferta. Stasera torna a casa e cerca di perdersi la partita, così per evitare un po’ di inutile stress.

    13/05/2003

    Filed under: — JE6 @ 08:51

    Dove fermano i treni
    Andavamo alla stazione di Malles Venosta durante alcune delle nostre domeniche di libera uscita, quando non avevamo nè tempo nè soldi per tornare a Milano. La stazione funzionava solo un paio di mesi all’anno; per il resto, passava la sua vita nella totale inattività, aspettando i treni dell’anno successivo ed accogliendo gente che, come noi, amava i luoghi desolati ed abbandonati.
    Era tutto come nei film, oppure negli incubi: porte che sbattevano, finestre rotte, sterpaglia tra i binari, e tutto intorno una sensazione di morte sonnolenta. Noi entravamo, ci sedevamo sotto il porticato, e dimenticavamo il rumore dei sergenti maggiori, degli alzabandiera e dei carri armati.
    Leggevamo lo scarno orario delle partenze e degli arrivi, tiravamo qualche sasso, disegnavamo la faccia del telegrafista e del capostazione. Era bello. Almeno per noi. Ci tornammo alla vigilia del congedo; su un foglio a quadretti, una mano teutonica avvisava che, l’indomani, due treni avrebbero ripreso a funzionare. C’era chi arrivava, c’era chi partiva. Noi, quei treni, li avremmo solo immaginati.
    Questo è un ricordo dell’estate del 1990, pubblicato anche – ed ancora non mi spiego perchè – su un vecchissimo numero cartaceo di Diario. Il titolo era un altro, ma non sono un poeta come Luciano Ligabue. Sono un marketing manager…

    12/05/2003

    Filed under: — JE6 @ 11:48

    Storia di Jayson, e di come si chiede scusa
    Sempre a proposito della credibilità di un mezzo di comunicazione.
    Jayson Blair era un reporter del NYT. Vi ha lavorato per quattro anni, fino a quando è stato costretto a dimettersi. Il motivo? Blair, come dice l’articolo del giornale che gli passava lo stipendio alla fine del mese, “lascia una lunga scia di menzogna” dietro di sè. Ha prefabbricato commenti, ha inventato luoghi, ha rubato e sfruttato materiale proveniente da altri giornali ed agenzie, ha selezionato dettagli da fotografie per dare l’impressione di essere stato di persona in luoghi dove non aveva mai messo piede. Il tutto, per scrivere articoli sugli argomenti più svariati, dagli assassinii del cecchino di Washington al dolore delle famiglie dei soldati caduti in Iraq.
    Il NYT descrive come e cosa ha fatto Blair. Ma non scarica la colpa solo sulle spalle del suo ex collaboratore. Ammette che Blair è stato facilitato dalla carenza di comunicazione interna tra i responsabili di redazione, e dall’incapacità di capire che alcuni comportamenti di Blair erano il segno di una condotta non professionale.
    Il NYT, da oggi, è un giornale meno credibile? Per quanto può valere la mia opinione, no.
    Ha avuto il coraggio di guardarsi dentro, di ammettere le proprie magagne, di chiedere scusa pubblicamente.
    Ha avuto il coraggio di riconoscere di non essere stato all’altezza delle legittime aspettative dei suoi lettori, e di essere venuto meno alle regole base della professione giornalistica.
    Ha avuto il coraggio di mettersi sotto i riflettori, e di far sì che ci sia ancora maggiore attenzione alla correttezza ed alla veridicità di quanto andrà a pubblicare da oggi in futuro.
    Ha avuto il coraggio di provare a fare il proprio lavoro meglio di come l’ha fatto fino ad oggi.
    P.S. Suppongo che la fonte principale delle entrate del NYT sia la pubblicità. Basta andare a vedere il sito.

    11/05/2003

    Filed under: — JE6 @ 22:28

    Chapeau
    Come tutti, mi trovo di fronte a comportamenti che non so come definire: coraggio? incoscienza? egoismo? Ho appena letto questo racconto dell’ultima apparizione di Alessandro Zanardi su una pista da corsa. Vorrei avere un decimo, un centesimo del suo coraggio. Coraggio, appunto.

    10/05/2003

    Filed under: — JE6 @ 23:23

    La fine del mondo non è dietro l’angolo. A meno che non sia già arrivata
    Commentando questo post, Angelocesare scrive: Pubblicità = Fine dei blog.
    Non fosse altro che perchè mi guadagno da vivere facendo il “marketer” – e quindi vorrei lasciarmi qualche speranza per il futuro – non sono d’accordo.
    Francamente, non fremo di libidine all’idea di vedere la blogosfera costellata di banner, interstitial, pop-up e via dicendo. Mi piace l’idea di frequentare un mondo no-profit, e addirittura di farne parte. Però, proprio il paragone con quello che nello slang economico si chiama “terzo settore”, mi fa dire che la fine del mondo non è dietro l’angolo, a meno che non si pensi che sia già arrivata.
    La beneficienza è diventata un lavoro per migliaia di persone. Le charities, quale che sia la loro dimensione, vivono di pubblicità, ed hanno giri di affari con molti zeri. Utilizzano esattamente gli stessi strumenti di comunicazione che vengono impiegati da aziende che hanno come scopo quello di portare a casa utili a due cifre percentuali. Questo inficia la bontà di quello che fanno? L’opera di Telefono Azzurro è meno nobile a causa del suo farsi pubblicità e del suo accettare sostegni da privati e, soprattutto, da aziende? Per quanto mi riguarda, fino a che non ricevo una prova contraria, la risposta è “no”.
    Se l’esempio è abbastanza chiaro, sposto il discorso sul blog. Trovassi domani un banner in casa di B.Georg, trasalirei di sorpresa, senza dubbio. Ma questo non mi porterebbe a scappare a gambe levate verso lidi meno compromessi. Anzi, sottoporrei i suoi post ad una lettura persino più attenta, per vedere se posso continuare a fidarmi di lui. In fondo, è quello che cerco di fare anche con gli altri media che uso per informazione o svago. Cerco di capire se il ritratto del mondo che mi offrono è (troppo) condizionato dai loro inserzionisti pubblicitari. Non credo che ci si dovrebbe comportare in modo diverso, navigando nella blogosfera, a meno che non si pensi che questo è un mondo soggetto a leggi diverse.

    09/05/2003

    Filed under: — JE6 @ 16:12

    Bandiere
    Ancora su blog e denaro, in particolare quello che potrebbe venire dalla presenza di banner pubblicitari nei blog.
    E’ solo questione di tempo. Tra non molto, la blogosfera sarà abbastanza ampia, ed abbastanza frequentata, da essere valutata con attenzione dai pubblicitari. Alcuni blog saranno (almeno per quantità di accessi) l’equivalente di Canale 5 e Rai Uno, altri corrisponderanno a Telelombardia, Videolina e TeleNorba, altri si fermeranno al livello del giornale della parrocchia.
    Ci saranno strumenti più sofisticati di analisi e profilazione dei navigatori, si faranno indagini sulle loro propensioni politiche e su quelle di acquisto, si definiranno segmenti di natura socio-psico-demografica.
    Si stenderanno listini, nei media center nasceranno divisioni specializzate per vendere pubblicità sui blog.
    Insomma, si farà – nè più nè meno – tutto ciò che si fa con la televisione, con la radio, con la stampa, con il web, con le affissioni, con il direct mailing, con qualunque strumento di comunicazione.
    A quel punto, molti di noi (parlo di semplici cittadini, non di blogger) inizieranno a nutrire nei confronti dei blog e dei bloggers la stessa diffidenza che oggi nutrono nei confronti dei mass media, ritenuti – più o meno a ragione – schiavi della pubblicità, e quindi poco affidabili. Forse sarà quello il momento in cui qualcuno si darà da fare per far nascere il figlio del blog, puro come solo i bambini sanno e possono essere.

    08/05/2003

    Filed under: — JE6 @ 16:50

    Piccoli blog continuano a crescere
    Se non altro, nella forma. Quanto al contenuto, beh, questo è quanto.
    Il nuovo look di Squonk è frutto del lavoro di Luca. Spero, incauto navigatore spiaggiato da queste parti, che ti piaccia quanto piace a me. Ma non è di questo che voglio scrivere.
    Luca è uno dei due sfortunati ai quali ogni tanto ammollo una mail di richiesta di consulenza tecnica. Fin dalla prima volta, mi ha risposto, il che, per me, ha rappresentato fonte di non scarso stupore.
    E adesso, questo regalo. Io, Luca, non lo conosco. So giusto dove vive, come si chiama, e qual è il suo indirizzo e-mail. Lui, di me, sa ancora meno (credo). Eppure.
    Mi fermo qui, perchè so di aver già scritto troppo, rispetto a ciò che Luca avrebbe voluto (poco più di niente). Questa sera vado a cercare la cartolina che gli ho promesso, e la devo trovare senza il Duomo.

    Filed under: — JE6 @ 13:18

    Marketing, denaro ed etica del blog
    Non molto tempo fa, Paolo Valdemarin ha postato un bell’esempio di utilizzo “business” dello strumento blog. Ieri, GGG ha postato una riflessione sull’utilizzo del blog come advertising media. La gran parte di noi conosce di persona altri esempi di blog che, pur essendo magari partiti con altri scopi, si sono trasformati in veicoli promozionali capaci di generare ritorni economici tangibili: questo, questo e, secondo alcuni, anche questo.
    Insomma, con i blog si possono fare i soldi. Tanti o pochi, non so, ed in fondo non è nemmento tanto importante. Si possono fare in prima persona (ergo, i soldi vanno in tasca al blogger), ma si possono fare anche in modo indiretto, sfruttando il consenziente blog altrui (ergo, comprando uno spazio pubblicitario sotto forma di banner, interstitial, pop-up e così via).
    Credo che questa sia una delle naturali evoluzioni dello strumento-blog.
    Ma sono convinto che, non appena la cosa prenderà un po’ piede, si scatenerà l’ennesima querelle, tra sostenitori della purezza del blog e del blogging, ed assertori della liceità della sua commerciabilità.
    Fin da ora, per quel che può interessare, mi dichiaro neneista: nè con gli uni, nè con gli altri.

    Filed under: — JE6 @ 09:50

    Senza fronzoli
    Avete mai pensato a quanto i bambini sono più intelligenti (o meno offuscati) di noi adulti?
    Ieri sera, in una casa del quartiere Gallaratese di Milano. Il padre, dopo aver terminato le operazioni di rientro a casa dalla trasferta romana, mette la testa dentro la propria camera, e nota la figlia duenne che fa salti e capriole sul letto. Con la sola parziale giustificazione della stanchezza mischiata al caldo, pone alla pargola una domanda di particolare acutezza: “Cosa stai facendo?”.
    La bimba, continuando nella sua attività ginnica, non si dilunga – come avrebbero fatto suo padre ed una grande quantità di adulti di sua conoscenza – in accurate descrizioni dell’evidenza. Tra un salto e l’altro, sorride e risponde: “Mi diverto”.