Greetings from Barcelona – 2. Io, qui, ci sono già stato
Non so se sono i miei neuroni a soffrire per il caldo e l’età, ma la prima – o forse, la seconda: la prima è stata “ehi, ci siamo”, e la prima-bis “Gesù, che caldo” – sensazione provata mettendo piede a Barcellona è stata di deja-vu; Barcellona è Amsterdam, mille o duemila chilometri più a sud, e fa più caldo, e la birra è un po’ più leggera, ma sul fatto che queste due città siano gemelle non c’è alcun dubbio.
E come ad Amsterdam, le cose più belle e toccanti e vere anche nei loro tratti di più spudorata falsità si trovano poco a lato della luce dei riflettori; a dieci metri dalla Rambla, dai mimi, dai suonatori di strada, dai banchi che vendono usignoli e pappagalli, ecco la Boquera, il mercato di frutta, verdura, pesce, formaggi, uova e prosciutto. La magnificenza, nello sporco, nel rumore e nelle luci dei flash delle digitali da quattro megapixel, la magnificenza di questo luogo è paragonabile solo a quella della Djamaa-el-F’naa di Marrakech, e il fatto che io non trovi parole per descriverla, ma riesca solo a ricorrere a immagini e paragoni, sperando di usarne qualcuno che dica qualcosa anche a voi che leggete, mi pare una descrizione – appunto – sufficiente.