< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • Tornando
  • A casa
  • Le voci dentro
  • Al lavoro
  • Il lockdown visto da Sarajevo
  • Dare i nomi alle cose
  • Nella bolla
  • L’altra zona
  • Questa era l’acqua
  • Di pietre e fiducia
  • August 2012
    M T W T F S S
     12345
    6789101112
    13141516171819
    20212223242526
    2728293031  

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign (contact)
     

     

    03/08/2012

    You are here

    Filed under: — JE6 @ 09:03

    Non ho mai fatto shopping, viaggiando. Non sono mai stato uno di quelli che parte con una valigia e torna con due: non ho esigenze particolari che possano essere esaudite solo a San Francisco o a Londra, mi annoio ad andare per negozi, l’ho sempre trovata una perdita di tempo (ma non ho nulla contro chi lo fa: qualcuno che faccia girare l’economia mondiale ci vuole pure). E però porto sempre a casa qualcosa: un magnete – se è la prima volta che vado in quel posto – e una cartina della città. Ne ho un armadio pieno, alcune di posti improbabili (credo di averne una di Pesaro, presa l’anno scorso quando mi sono fermato ad ascoltare Massimo D’Alema). Sono le cartine che ti danno in albergo, sulle quali le persone della reception segnano con un circolino a penna la posizione dell’hotel e poi ti mostrano dov’è il centro – we are here sir, turn right and then right again – quelle che stacchi dal centro delle guide stile Lonely Planet, quelle che hanno i bordi istoriati di pubblicità di ristoranti e musei delle cere e locali di lap dance; ho cartine di trasporti pubblici di ogni dove, la metro di New York, quella di Parigi, e Londra e Madrid e quella delle linee che collegano l’aeroporto di Monaco alla città e al resto della rete. Sono quasi tutte mezze accartocciate perché giro tenendole nella tasca dei jeans, alcune sono un po’ grossolane, di quelle con i monumenti messi in evidenza ma con le vie disegnate un tanto al chilo che ti tocca aprirle e girarle e ribaltarle perché non capisci dove sei, e sono tutte piegate male perché io sono di quelli che si arrende di fronte ai bugiardini, non sono capace di ripiegare seguendo le pieghe originali, invento le mie, e le mie ovviamente non vanno mai bene. Mi piace avere una piccola mappa con me, anche se sto in un posto che ormai conosco bene – di Roma ne ho cinque o sei -, mi dà sicurezza quando decido, come faccio sempre, di prendere e cambiare strada, se lì c’è una sinagoga magari c’è anche il quartiere ebraico, andiamo a vedere. E mi piace conservarle, le mappe. Sono le uniche cose che tengo dei viaggi che faccio, le tengo perché ci tengo, ogni tanto riordino quell’armadio e me le riguardo, qui la fabbrica della Samuel Adams, qui il ponte sul Reno, qui gli uffici di Correos de Espana, qui il monte dei pegni ed è come guardare un album di fotografie dove i ricordi non sono immagini ma nomi di vie e piazze e stazioni della metro – you are here.

    PS – C’è un blog, lo scrive un amico, uno tanto bravo quanto pigro – e infatti lo scrive solo perché lo obbligano. Si chiama Viaggi da fermo, e tutti i racconti partono “da una notizia, da una fotografia, da una mappa online”. E’ diventato il mio blog preferito: e come potrebbe essere altrimenti?

    2 Responses to “You are here”

    1. miic Says:

      lei è il solito tenerone

    2. Sir Squonk Says:

      Elloso.

    Leave a Reply