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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    26/11/2013

    Stories of the Bund – Tempo

    Filed under: — JE6 @ 16:29

    Saliamo sul taxi, facciamo la stessa strada – lei per tornare a casa, io per andare in albergo. Siamo stanchi, altrimenti forse questo pezzo di strada – prima Shaanxi verso sud, poi Nanjing verso est – ce lo faremmo a piedi come capitava di fare mesi fa insieme agli altri colleghi. Ci raccontiamo le cose che non abbiamo finito di dire a cena, come va le chiedo, e mi risponde non so, sono stanca, mi sa che con la Cina ho finito, è un sacco di tempo che sono qui. Faccio mentalmente i conti, so che non arriva a trent’anni, ripenso a quel “ho finito” e prima mi chiedo cos’ha che non va lei, poi mi chiedo cos’ho io che non va e alla fine, fermi al semaforo di People’s Square, mi sforzo di pensare, di convincermi che non c’è niente di sbagliato, ognuno ha i suoi momenti, i suoi periodi, i suoi piani, le sue stanchezze, e non c’è niente di male a voler staccare la spina per un po’ anche se questo ti porta lontano dal centro del mondo mentre sei ancora giovane, forse è vero che c’è un tempo per ogni cosa – se solo potessimo sapere prima quando questo verrà, o quando finirà.

    Stories of the Bund – Home sweet home

    Filed under: — JE6 @ 09:37

    E’ nel momento in cui salgo sulla metro a Pudong che mi sento a casa. O come a casa. A volte è giusto un modo di dire, a volte no. E, per me, qui non lo è. A Shanghai ho vissuto, lavorato, fatto la spesa, preso la metro, visto la neve. Quando esco alla luce delle sette del mattino alla fermata di East Nanjing riconosco il profumo della città. Mi orizzonto, in certe zone in modo grossolano – nord sud ovest est, se salgo mi avvicino, se vado a sinistra mi allontano – e in altre come se fossi nel mio quartiere a Milano – due isolati a sinistra, poi a destra, l’ufficio postale, il Family Mart – come se avessi dentro lo zoom di Google Maps. Rimango male se non trovo più il negozio dove compravo le penne a trenta centesimi, stanno sbancando tutto, chissà cosa ci metteranno dentro in quelle due vetrine. Resterei in giro tutto il giorno, tornando in Shaanxi Bei Lu e alle spalle del Wusong, e al tempo stesso mi piace camminare su Jiujiang con la borsa a tracolla per andare in ufficio. Ogni tanto penso a mia nonna, che non lasciò mai il suo piccolo paese del Goceano, e mi chiedo cosa penserebbe, se capirebbe mio cugino che un mese fa stava su un impianto in Indonesia, se capirebbe me qui, in riva allo Huangpu.