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06/06/2007
Fareed Zakaria, sul mondo dopo Bush:
True, the United States faces a complicated and dangerous geopolitical environment. But it is not nearly as dangerous as when the Soviet Union had thousands of missiles aimed at American, European and Asian cities and the world lived with the prospect of nuclear war. It is not nearly as dangerous as the first half of the 20th century, when Germany plunged the globe into two great wars.
(…)
The strategy we have adopted against so many troublesome countries over the last few decades—sanction, isolate, ignore, chastise—has simply not worked. Cuba is perhaps the best example of this paradox. Having put in place a policy to force regime change in that country, we confront the reality that Fidel Castro will die in office the longest-serving head of government in the world. On the other hand, countries where we have had the confidence to engage—from China to Vietnam to Libya—have shifted course substantially over time. Capitalism and commerce and contact have proved far more reliable agents of change than lectures about evil. The next president should have the courage to start talking to rogue regimes, not as a sign of approval but as a way of influencing them and shaping their environment.
Newsweek
Ma la famosa rimozione del comandante della Guardia di Finanza è stata una misura contro la persona, o contro l’organizzazione? Se la risposta è “contro la persona”, allora non si vede il motivo per cui si debba votare un documento che dice quanto l’organizzazione è brava, bella, buona, efficiente e preziosa, essendo questi elementi scontati. Se la risposta è “contro l’organizzazione”, allora non si vede il motivo per cui si debba votare un documento che dice quanto l’organizzazione è brava, bella, buona, efficiente e preziosa, essendo questi elementi falsi.
01/06/2007
Sto cercando di ricordare quanti “vertici per il rilancio” sono stati fatti dalla maggioranza in un anno di governo, ma onestamente non sono riuscito a tenerne il conto.
Repubblica.it
30/05/2007
Ieri ho discusso con Luca sul suo appello e il mio contrappello sul Partito democratico (…). Più o meno lui mi ha dato ragione sulle cose che ho scritto, cioè sui contenuti obsoleti con cui nasce il nuovo Partito democratico. Così come io ho dato ragione a lui, a proposito della non rappresentanza nel Comitato di milioni e milioni di italiani sotto i 40 anni. La mia tesi era: non serve a nulla battersi per far entrare 10 persone contemporanee in una struttura che ispira a una stagione politica sepolta 30 anni fa. La sua obiezione al mio contrappello, però, era: quella cosa che dici tu, e che io condivido, non ha nessuna speranza di essere presa in considerazione. Vero, ho risposto io, appunto. E Luca: questa mia piccola cosa, invece, proprio perché piccola e fattibile, potrebbe essere un sassolino che imbriglia i giochi di apparato. La risposta di pubblico e critica è stata ottima (sarebbe stata ancora superiore se avesse fatto un appello sui contenuti liberali e moderni del nuovo partito). Eppure, finanche su Diaco, gli hanno detto di No (compreso il solito elegante Gad Lerner, svelto a scaricare Prodi nel giorno della sconfitta elettorale).
Camillo
29/05/2007
Dunque, facciamo così, non chiediamo nulla: nessuna cooptazione. Chiediamo solo la proporzionale pura per la costituente. E trasformiamo la pagina di Wittgenstein in una lista per le primarie del 14 ottobre.
Mario Adinolfi
Ci sono poche cose stucchevoli quanto le parole d’ordine della politica. Da quanto tempo sentite parlare della “questione settentrionale”? Certo, dei problemi del Sud si discute da un numero incalcolabile di anni – senza particolare costrutto, si direbbe. Ma è da parecchio che anche noi che viviamo a nord del Po siamo diventati sorvegliati speciali. Ora, io dico, ma se abbiamo una questione meridionale (isole incluse), e una questione settentrionale, non è che alla fin fine abbiamo un Problema, e basta?
28/05/2007
In sintesi, il problema di questo nuovo, anzi obsoleto, Partito democratico non è quello di essere composto da vecchi o di non dare spazio ai giovani, ma quello di nascere con una piattaforma politico-ideale vecchia – e mi sa che le due cose siano collegate.
Christian Rocca spiega perchè l’appello è una sciocchezza e perchè lui non lo firmerà. A me sembra che fornisca alcune buone ragioni per farlo (a meno che il suo pezzo non si chiuda con un refuso).
27/05/2007
Chi di voi mi conosce trova il mio nome nella lista di coloro che hanno firmato questa lettera, di cui abbastanza si parla negli ultimi giorni (e che qui viene spiegata e approfondita). Non molto a lungo, è vero, ma un po’ ci ho pensato prima di rispondere all’invito di Luca. Lo ammetto, la prima impressione è stata quella di una riproposizione del Patto Generazionale, che qui è stato sbertucciato più volte. E’ un’impressione che non mi ha ancora lasciato, ma che credo essere in larga misura errata, perchè l’idea del PG è quella del “levatevi di torno, voi, e lasciate posto a noi che lo terremo per una ventina d’anni almeno”, mentre in questo caso si chiede soltanto a chi sta costruendo un nuovo partito di tenere in considerazione l’esistenza di una fetta di mondo che non voterà il nuovo partito se non si sentirà in qualche modo rappresentata.
Poi, ammetto anche questo, non sono riuscito a non rimanere sconcertato di fronte ad alcuni nomi: Pierluigi Diaco è il giovane più vecchio del pianeta, per dire. Ma due o tre nomi discutibili (i quali, per inciso, continuano a fare la loro porca figura a fronte di Agazio Loiero) non sono sufficienti a mandare in vacca il valore (che non vorrei venisse sopravvalutato) di una richiesta semplice e ragionevole. E devo dire che trovo estremamente deludente che i commenti di persone ragionevoli come EmmeBi, Chettimar, Mantellini, Rocca e Ferrandi si riducano al mero dileggio di Diaco: se questo è il valore delle obiezioni, mi convinco di aver fatto bene a firmare.
Wittgenstein, EmmeBi, The Blog Lies Down On Broadway, Mantellini, Paferrobyday, Camillo
15/05/2007
Ma la Sicilia che è andata a votare per le amministrative non è la stessa Sicilia dei 61-seggi-a-0 a favore della CdL? E allora, dove sta la novità?
09/05/2007
Noi di sinistra siamo strani, ammettiamolo.
Lo Stato, quello con la S maiuscola, non ci fa schifo, anzi. Lo riteniamo buono in sè, espressione del Popolo, di quella superiore entità che è qualcosa di più e di meglio rispetto al Noi. E lo riteniamo anche il soggetto capace di guidare i singoli individui a realizzare il bene comune e il bene dei singoli, o della maggior parte di essi. Pensiamo che, seppure con un certo numero di non irrilevanti eccezioni, sia un bene (o non sia un male) avere un intervento concreto dello Stato nelle vicende grandi e piccole della nostra vita quotidiana: scegliere e poter disporre di un medico, andare da un punto all’altro della città con un autobus, tenere a bada i capitalisti rapaci, cose così. Noi siamo quelli che amano lo Stato, simbolo e prodotto della comunione degli sforzi di milioni di cittadini, e lo difendiamo dai profeti dell’Io, del laissez faire.
Ma.
Ma c’è l’Uomo Nero. Quello che veste la divisa. Carabiniere, poliziotto, finanziere, forestale, fante, marinaio, aviere, vigile urbano. E’ difficile trovare un soggetto che sia più rappresentativo dello Stato – quello che nei manuali viene definito come “potere centrale sovrano, organizzato in possibili differenti modi, che detiene il monopolio della forza, e impone il rispetto di determinate norme nell’ambito di un territorio ben definito“. Un tempo l’Uomo Nero ci faceva paura; perchè lo Stato non era quello che volevamo noi, non era democratico, e l’Uomo Nero non era il braccio armato della legge, bensì dell’arbitrio. E’ passato tanto tempo, e l’Uomo Nero non ci fa più paura: ma continua a starci antipatico. Non lo possiamo proprio vedere, perchè lui è l’Autorità, e a noi l’Autorità non piace. A noi di sinistra piace il dialogo, ci piace sederci intorno a un tavolo e parlare e parlare e parlare, fino a che uno cede per sfinimento e dice “sì, va bene, sono d’accordo” – per poi risvegliarsi la mattina dopo, rendersi conto, prendere cappello e uscire sbattendo la porta. A noi di sinistra piace la Democrazia, e l’Uomo Nero non è democratico: è uno che se ti dice di fare una cosa tu la devi fare, e se non la fai allora sono guai. Noi di sinistra vogliamo lo Stato, amiamo lo Stato, difendiamo lo Stato. Ma senza l’Uomo Nero.
Noi di sinistra siamo Pinocchio, e non ci piacciono i gendarmi.
Sarà per quello che viviamo nel Paese dei Balocchi.
[Questo non è uno scherzo. Io sono di sinistra, giuro. Forse]
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