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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    31/08/2003

    Filed under: — JE6 @ 15:03

    Cose da non fare durante le vacanze
    Pensare al blog ed ai blogger, e parlarne con la moglie.

    Filed under: — JE6 @ 15:02

    Cose da fare durante le vacanze
    Pensare al blog ed ai bloggers, senza dire nulla alla moglie.

    Filed under: — JE6 @ 15:00

    Titoli di testa
    Si riprende, gente.

    01/08/2003

    Filed under: — JE6 @ 11:25

    Titoli di coda
    Mi dovrei profondere in ringraziamenti personalizzati, ma cercate di capire che l’elenco – davvero – sarebbe troppo lungo. E rischierei di dimenticare qualcuno, e son cose che non si devono fare.
    Sapete, questa mattina avevo in testa una serie di belle frasi da pesticchiare con ardore sulla tastiera. Come spesso capita, sono evaporate lungo i sette chilometri che mi separano dall’ufficio. Stando alle teorie del Sommo Marquèz, non era roba buona, e quindi son contento di non ammorbarvi.
    Allora, frugo nelle tasche e trovo poco. Accontentatevi, viandanti ed avventori dello Squonk Store. La lampada a strisce rosse e bianche rimane accesa, ed anche la sedia di vimini rimane al suo posto (Sab, ogni tanto lasciala libera). E’ stato un piacere incontrarvi, sarà un piacere ritrovarvi.
    A bos menzus bidere.
    [Dimenticavo: lunedì 1 settembre, prima puntata di “On The Blog”, racconto breve basato sull’ormai vetusto sondaggio “Come hai detto che ti chiami?”. Che dura vita, si va in vacanza e si continua a lavorare]

    Filed under: — JE6 @ 08:45

    A sud di dove
    [Grazie a Carlo per aver smosso i ricordi di viaggio]
    Ad Ankara, a due passi dal Museo degli Ittiti, c’è la cittadella vecchia. Ci si entra quasi per caso, perchè non è quel che si dice un posto per turisti. Non ho idea di come fosse la Turchia cinquanta o cento anni fa, ma non doveva essere molto dissimile da quello che si vede in questo quartiere arroccato sulla collina. Se guardi in basso, vedi il brulicare delle automobili, il mausoleo di Ataturk, palazzi e grattacieli; dietro di te, case piccole, buie, tetti improbabili, capre che girano libere nei vicoli, fogne a cielo aperto. Quello che si potrebbe definire il sud, nel sud del mondo.
    Ad Atlanta, a due passi da downtown, dalla sede della CNN e della Coca-Cola, parte un lungo viale che, in poche centinaia di metri, ti infila nel vecchio ghetto nero. A seguirlo, si arriva alla casa di Martin Luther King, una piccola villetta di legno, circondata da un microgiardino. Alle tue spalle, il tipico skyline americano, fatto di grattacieli, cristalli, e più sotto limousine e negozi e dollari; di fronte, altre case con le finestre infrante, l’ostello YMCA, vecchi e ragazzi seduti sui tre scalini dell’entrata di casa. Quello che si potrebbe definire il sud, nel nord del mondo.
    Insomma, c’è sempre un sud nel quale vivere. Spesso, è un sud senza nord.

    31/07/2003

    Filed under: — JE6 @ 14:28

    Rumore, rumore
    Di là c’è gente che fa casino.

    Filed under: — JE6 @ 09:25

    Bollettino meteo
    Fischia il vento, urla la bufera.
    Update: fischiava il vento, urlava la bufera.

    Filed under: — JE6 @ 08:41

    Onde
    A volte, uno si legge e si rilegge, e si gratta la testa cercando di capire che cosa ha detto.
    Perchè è facile, in genere, sapere che cosa si è voluto dire: ha a che fare con se stessi, con le cose (idee, emozioni, ricordi) che girano fra testa e stomaco. Altro, invece, è capire, anche solo provare ad indovinare che cosa gli altri hanno letto, e trovato, e capito in ciò che si è scritto.
    Negli ultimi giorni, ho messo su Squonk alcuni ricordi di famiglia. Niente di straordinario, e lo dico senza alcuna falsa modestia. I personaggi sono quanto di più comune si possa immaginare. Lo stesso si può dire per i fatti che quei personaggi hanno vissuto (con l’unica eccezione di una bomba in piazza, ammetto). E le loro sensazioni, il loro modo di agire, di far fronte ai fatti della vita, il loro essere querce e bambù, beh, tutto già visto, sentito, conosciuto.
    Allora, mi chiedo, a cosa devo i commenti, i messaggi personali, l’essere citato ed apprezzato su questo e quel blog?
    Non venite a parlarmi di forma: di gente che scrive come il sottoscritto ne trovate almeno a decine, se non a centinaia o a migliaia. Giuro, vi basta scorrere la lista di “One World” qui a sinistra.
    Quindi, ci deve essere qualcosa che ha a che fare con il contenuto. Ma se questo non è altro che il racconto di una vita comune (e che rimane ed intende rimanere tale: ecco uno dei grandi vantaggi dell’anonimato; dubito che avrei mai scritto qualcosa di simile se su questo blog comparissero i dati della mia carta d’identità: non tanto per me, quanto per le persone che cito), che cosa ci si trova di speciale?
    Immedesimazione? Forse. Shangri-La ha avuto la tenerezza di scrivere del “fratello invisibile”, so di avere raccontato una piccola storia uguale a quella vissuta da altre persone. Ma no, non è quello, non è solo quello.
    Forse, e sottolineo il dubbio – chè non ho certezze, e come potrei averle? – forse è la sottile, sfuggente consapevolezza che il mare è fatto di migliaia di miliardi di piccole onde, che accompagnano e creano i cavalloni che vediamo infrangersi sulla spiaggia. Senza le piccole onde, i cavalloni non esistono, non possono esistere. Le piccole e le grandi storie vanno insieme, sui blog, nei libri, come nella vita. Togliete ad un re i suoi sudditi, e vedete che cosa rimane (peraltro, togliete ai sudditi il loro re: anche in quel caso rimarrà poco, credo).

    30/07/2003

    Filed under: — JE6 @ 11:18

    Di padri e figli (ciao Luca)
    Luca Sofri è del Sessantaquattro, il blog-manager di Squonk è del Sessantasei.
    Il padre di Luca Sofri compirà sessantun anni il prossimo primo agosto (auguri Adriano), il padre del blog-manager di Squonk ne farà settantaquattro verso la fine di gennaio.
    Luca Sofri è un giornalista e blogger, il blog-manager di Squonk è un “marketer” e blogger.
    Il padre di Luca Sofri, negli anni Settanta, era un politico (sebbene di tipo non canonico), ed oggi è un carcerato, un opinionista ed anche un punto di riferimento intellettuale per tante persone. Il padre del blog-manager di Squonk, negli anni Settanta, era un carabiniere che faceva servizio di ordine pubblico in occasione (anche) delle manifestazioni organizzate dal padre di Luca Sofri, ed oggi è un tranquillo pensionato che si trova sulla nave che lo sta portando in Sardegna.
    Il padre e la madre di Luca Sofri, sul finire degli anni Sessanta, si sono separati. Il padre e la madre del blog-manager di Squonk sono ancora marito e moglie, dopo quarantatre anni.
    Luca Sofri ed il blog-manager di Squonk non sembrano avere molti punti in comune, a parte l’essere tenutari di un blog.
    Eppure, a leggere ciò che Luca Sofri ed il blog-manager di Squonk scrivono dei loro rispettivi padri e delle loro storie familiari – anch’esse tanto diverse – sono più simili di quanto sembri. Pare banale. Pare.

    Filed under: — JE6 @ 08:48

    Investimenti
    C’è qualche anima pia che:
    1. Mi spiega come funziona Blogshares
    2. Mi dice chi mi ha quotato
    Ecco, così la mia giornata acquisterebbe un senso.