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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    26/05/2003

    Filed under: — JE6 @ 12:53

    Comunicazione di servizio
    A partire da giovedì prossimo, e fino al giovedì successivo, Squonk si trasferisce a New York. Motivi di business, questa è la giustificazione ufficiale.
    Se qualcuno ha buoni suggerimenti su cosa fare la sera, e cosa andare a vedere durante il week-end, i comments sono a disposizione. Si tenga conto che non metto piede in discoteca da quando avevo diciassette anni (e non ne ho diciotto, come testimonia il bottone gentilmente omaggiato da OninO) e che vorrei vedere questa città da “turista illuminato”, qualunque significato si voglia dare alla definizione. Thanks in advance.

    25/05/2003

    Filed under: — JE6 @ 15:27

    Davanti al trenino dei giardini
    Uscendo dalla fermata di metropolitana, si vede il sole. E si vedono bambini in maglie variopinte, cani svagati, e signori che leggono libri di filosofia, seduti in abiti più antichi di loro. I bimbi si arrampicano sulle spalle dei padri, e guardano con stupore il pagliaccio che parla con un accento lontano, e gli occhi delle mamme si illuminano contemplando di nascosto la gioia primordiale dei figli.
    La giostra gira, i padri fanno conti e scuotono la testa, i bimbi vogliono salire sull’aereo e poi sul cavallo, e poi tutti riescono a spostarsi, tenendosi per mano, verso il piccolo ponte sul laghetto. I bimbi vedono solo i pesci che si accalcano su pezzi di pane ormai sciolti, le mamme li tengono stretti perchè non si gettino, ed i padri vedono i piatti di plastica dispersi sul fondo.
    Le mani dei bimbi sprofondano nuovamente in quelle dei genitori, ed i loro piccoli piedi si muovono decisi verso il trenino. Quello dove salgono insieme alla mamma, gridando di gioia ad ogni passaggio, salutando il papà con la mano, facendo ciao ai Puffi, ed a Bambi, ed ai sette nani. Il padre osserva due nonni, appoggia le spalle ad una parete di legno stinto e tarlato, e organizza pensieri da battere su una tastiera.
    Cinque giri! Ancora! Ma passano due pony, e bimbi e mamme e padri corrono per guardarli e salutarli; i bimbi dicono “è stato bello”, le mamme ed i padri si stringono di nascosto la mano, ed il buio della metropolitana che si avvicina non fa paura, ma è solo un’altra avventura di mezz’ora, che li aspetta in questa domenica di vita comune a Milano.

    23/05/2003

    Filed under: — JE6 @ 13:44

    Così fan tutti
    Cesare e Mim* postano oggi sulla presunta resurrezione del signor Pantani Marco da Cesenatico. E sia, mi auguro anch’io che il Pantadattilo (la definizione è di Gianni Mura) sia tornato a miracol mostrare, benchè non lo abbia mai particolarmente amato.
    Ma non voglio parlare di questo.
    Tanto Cesare quanto Mim* mettono l’accento sulla persecuzione di cui il Pantadattilo sarebbe stato oggetto: doping, per chi non ricorda l’argomento. Entrambi, con mio sommo stupore, sostengono la tesi che l’omino calvo della Romagna balneare sarebbe stato perseguitato perchè il doping lo prendevano (prendono) tutti.
    Nessun’altra argomentazione. Nè Cesare, nè Mim* sostengono che il Pantadattilo va considerato come un perseguitato perchè era innocente. Forse perchè non lo era, e lui, in tre anni, ha detto di tutto ma non è mai riuscito a dimostrare di non essere dopato.
    E’ una discettazione che può sembrare oziosa – e forse lo è. Ma, a me, sembra un classico esempio di italianità. Do you remember Bettino Craxi? Tutti colpevoli, nessun colpevole. E no, cazzo, tutti colpevoli, tutti colpevoli: almeno coloro per i quali son state trovate delle prove.
    Nel caso del Pantadattilo, le hanno trovate (e le hanno trovate anche per molti altri: vogliamo fare l’elenco dei ciclisti professionisti squalificati nel corso degli ultimi tre anni?).
    Per me, anche se fa molto Marco Travaglio, tanto basta.

    22/05/2003

    Filed under: — JE6 @ 17:33

    Diffidare dalle imitazioni
    Appunto, non provate ad imitare quest’uomo (tale io penso che sia). Uno che scrive questo e questo, va solamente letto. Poi, se volete anche voi denunciarlo al Commissario Basettoni, fate pure.

    Filed under: — JE6 @ 10:56

    Go, Annika!
    Sarà per una forma di snobismo al contrario, ma non sono mai riuscito ad appassionarmi al golf. Vabbeh, ci son cose peggiori. Infatti, ci si può appassionare al curling.
    Ciò nonostante, ho deciso di fare il tifo a distanza per Annika Sorenstam, che oggi – prima donna in 58 anni di storia – metterà i piedi su un green del circuito professionistico. Leggo che è brava, e lo ha già dimostrato ampiamente nel circuito femminile. Spero che lo dimostri: le donne sono spesso tragicamente migliori di noi ometti. Forza Annika!

    21/05/2003

    Filed under: — JE6 @ 17:57

    Un lampo, ragazzo mio
    Il ragazzo cercò per un attimo di vincere la tentazione di guardare l’orologio, poi cedette alla curiosità e si accorse che mai nella sua vita aveva visto il tramonto ad un’ora così tarda della sera. Stava seduto, con il volto quasi attaccato all’enorme vetrata istoriata con le insegne del pub, bevendo distratto birra rossa. Senza staccare gli occhi dal sole, accarezzava lo zaino che teneva appoggiato alla sedia. Pensò che tutto quanto di importante egli possedeva, stava lì dentro, e si sentì molto più lontano di una spanna di carta geografica da casa sua, lontano come mai prima era stato.
    Sentì un rumore alle sue spalle, forse un sospiro, od uno starnuto, uno sbadiglio. Si voltò di scatto, e qualche goccia di birra imperlò il sacco a pelo legato sopra lo zaino. Ad un tavolo posto qualche metro dietro il suo, stava seduto un uomo, del quale non avrebbe saputo dire l’età. L’uomo sorrise dietro le rughe di carta increspata, con l’aria di aver già capito tutto. Anche lui, dapprima, era rimasto a fissare l’isola calare nel buio; poi aveva notato il ragazzo, ne aveva osservato le scarpe da tennis affaticate, soppesato lo zaino e contato le macchie di sudore di treno sulla maglietta che portava. Rivide se stesso molti anni e molte migliaia di chilometri prima di allora; ricordò, nel breve volgere di una birra, le innumerevoli città che aveva conosciuto, i mille porti nei quali era sbarcato, la teoria di stazioni nelle quali aveva dormito aspettando coincidenze improbabile, ricordò doganieri inflessibili, pescatori malati, allergie inverosimili, puttane stanche. Ebbe come un capogiro quando tornò a fissare il ragazzo e sentì che non stava solo ammirando il tramonto, ma stava provando, a fianco del suo zaino, la sensazione di essere arrivato al capolinea di quella vita in miniatura che è un viaggio, ovunque esso porti. Dopo un attimo si riebbe, preparò la macchina fotografica con la quale si era guadagnato da vivere in tutti quegli anni, controllò il flash e tossì di una tosse che voleva essere notata.
    Il ragazzo si voltò di scatto, ed in quel mentre l’uomo dalle rughe di carta increspata lo catturò con il flash nel suo obiettivo: “Un lampo, ragazzo mio” gli disse sorridente, “siamo solo un lampo”.
    Ricordi di quando scrivevo (provando ad imitare – male – Gabito Marquez), e ricordi di un pub di Kyleakin, Isle of Skye, Scotland.

    Filed under: — JE6 @ 12:58

    Della blog-anagrafe, di speranze e dubbi
    Dopo cinque giorni di copiosa affluenza, siamo arrivati – credo – al termine del sondaggio “Come hai detto che ti chiami?”. Lo deduco dal fatto che, seppure con un giorno di anticipo rispetto alle regole stabilite da Nostro Signore già ai tempi della Genesi, oggi i blogger hanno terminato le loro segnalazioni.
    Benchè – ci tengo a precisarlo – io abbia avuto unicamente il “merito” di lanciare il sasso nel laghetto, vorrei dire grazie a tutti: a coloro che hanno lasciato i loro graffiti qui nella Squonk House, a chi mi ha scritto, a chi ha postato su altri blog collaborando alla raccolta (grazie Zeta; e se lo ha fatto qualcun’altro, che me lo faccia sapere, please), a chi mi ha linkato “creando traffico” (se mai ce ne fosse stato bisogno, ho avuto l’ennesima conferma della potenza di S.E. Massimo Mantellini).
    Sono rimasto basìto, davvero, nel ricevere tante risposte (ho collezionato, al momento, 79 autobiografie; stimando in 15.000 blog l’universo italiano, si tratta dello 0,5% – mica male). Non voglio forzare la mano a nessuno, attribuendo intenzioni inesistenti. Dico la mia impressione: nella blogosfera – come nel resto dell’universo mondo – c’è una gran voglia di comunicare. La si percepisce, e se non avessimo un computer e centinaia di chilometri di cavi a dividerci, si potrebbe dire che la si avverte fisicamente.
    E’ una cosa bella, credo.
    Ho un solo dubbio, che riguarda me stesso e che, forse indebitamente, estendo a molti altri. Per comunicare, bisogna essere almeno in due: e fin qui, nessun problema. Ma per comunicare bene, bisogna curare le due fasi della comunicazione: bisogna saper parlare, in modo interessante e comprensibile; e bisogna saper ascoltare, con attenzione e partecipazione.
    Io non lo so, se sono capace di ascoltare (e ascoltare bene, poi…). Mi piacerebbe che Squonk fosse un luogo di ascolto almeno quanto lo è di mia espressione personale. Ho paura che non lo sia, e mi chiedo quanti blog soffrono dello stesso problema.

    19/05/2003

    Filed under: — JE6 @ 16:47

    E’ un virus, non c’è dubbio
    Va bene, mi prendo la mia parte di responsabilità: ho avuto questa idea di andare a chiedere in giro il perchè e il percome dei nomi dei blog, e dei nick, e insomma, chi sta seguendo Squonk in questi giorni sa di cosa parlo.
    Passa qualche giorno, ed Effe – incautamente! – apre la porta sul delirio dei blogger: per averne le prove, basta cliccare qui e qui. E’ un delirio virale, una sorta di Blog-SARS. I sintomi: occupazione indebita di un posto da stipendiato, produzione inconsulta di titoli, ricerca compulsiva su Google di titoli di libri/dischi/film sui quali lanciarsi in calembour senza rete.
    E’ un fenomeno grave, una peste a velocissima diffusione. L’unica speranza è che, essendo la blogosfera un continente ancora poco densamente popolato, il virus infetti rapidamente il 98% dei suoi abitanti (faranno eccezione Luca Sofri e Giuseppe Granieri: only the strong will survive) e poi muoia per mancanza di nuove vittime.

    18/05/2003

    Filed under: — JE6 @ 22:51

    Nomi e vite dei blogger
    Vi prego, continuate. Questa raccolta di nomi e nick, e dei loro significati, è di una ricchezza inaspettata. Non è solo questione di quantità, comunque cospicua. C’è qualcosa di più, e cerco di spiegarla.
    I nomi dei nostri blog sono frutto di una scelta: nostra. Io non ho scelto di chiamarmi Sergio: la responsabilità è della mi’ mamma e del mi’ babbo: buona o cattiva che sia stata la loro scelta, io non ho avuto voce in capitolo.
    Squonk l’ho scelto io. Ho voluto dire qualcosa, scegliendo quel nome (peraltro, prendendo lucciole per lanterne, come spiego nel sondaggio). E così vale, grosso modo, per tutti noi. Leggendo le risposte al sondaggio vengono fuori storie, pensieri, sensazioni, famiglie, amici, città, dischi e libri. Senza volerla fare troppo grossa, vengono fuori pezzetti di vita.
    Va bene, adesso la smetto di fare sociologia d’accatto, e psicanalisi da bar sport. Però mi piacerebbe continuare la raccolta di queste storie, saperne e farne sapere di più della vita che abbiamo vissuto.

    15/05/2003

    Filed under: — JE6 @ 13:09

    Come hai detto che ti chiami?
    Il mio amico BiGheorg cesella un post seminando riflessioni sui nomi dei blog: eteronimi, nomi collettivi, infami, e così via.
    Ammetto di non essere all’altezza della elucubrazioni di BG (lo scrivo senza nessuna ironia): dalla mia tastiera non potranno mai venire fuori costruzioni stilistiche come “gioco e danza del sè ed intreccio con l’altro” oppure “coagulazioni, dismissione di sè ed aderenza a uno spettro”.
    Ma il tema mi interessa: i nomi sono importanti, come ben sa chiunque si sia trovato ad attendere un figlio e quindi a sceglierne il nome. E c’è persino gente pagata per inventarsi nomi: signori che studiano il substrato psicologico dei prodotti e dei loro potenziali acquirenti, e se ne vengono fuori con liste da quattro passi nel delirio (se conoscessi quello che mi costringe ad arrotarmi lingua e palato per pronunciare Xsara…).
    Va bene, la smetto di divagare.
    Voglio fare un sondaggio: datemi il nome del blog, il suo significato ed il motivo della sua scelta. Non vergognatevi di nulla, perchè non c’è nulla di cui vergognarsi. Ma io voglio sapere e far sapere perchè Luca decide di chiamarsi Uiallallà, perchè Alessia si battezza PersonalitàConfusa, perchè Klamm è Klamm e Cesare è 4Banalitaten. Oddio, magari a voi è evidente. A me, non sempre.
    Come fare per partecipare al sondaggio? Boh. Io sono un nerd tecnologico, quindi:
    1. Per il momento, scrivetemi
    2. Se qualcuno ha tempo e voglia di mettere in piedi un form che alimenti un microdatabase, prego si accomodi
    P.S. Sappiate che non metterò nessun disclaimer legato alla legge sulla privacy. Fate vobis.