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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    08/08/2008

    On the road again

    Filed under: — JE6 @ 16:49

    In questi giorni di letture frenetiche e incerte, mi sono fermato a pensare su due post della Tengi, che raccontano della vita di una teatrante in tournee.
    Ho pensato che, fatte tutte le debite proporzioni, le migliaia di persone che fanno un lavoro come il mio intraprendono la loro personale tournee ogni volta che partono alla volta di un nuovo cliente o della prossima fiera: la valigia del commesso viaggiatore assomiglia molto alla valigia dell’attore, contiene l’abito di scena, il trucco, le carte del copione ripetuto cento o mille volte e ogni volta nuovo, magari senza emozione ma magari con una inaspettata sorpresa. E poi il bar dell’albergo, il ristorante segnalato da un amico, la telefonata a casa, il messaggio tanto atteso o del tutto imprevisto, lo show per portare a casa un ordine oppure l’applauso di un uditorio di seri professionisti, la corsa verso l’aeroporto. La Tengina scrive anche en passant un paio di righe amare su quanto effimera sia l’arte del teatrante e l’emozione che essa suscita negli spettatori; cosa vera anche per noi uomini dal vestito grigio, costretti dal totem del fatturato a portare a casa un ordine oggi e a dimenticarcene subito domani per poterci e doverci mettere subito alla ricerca di un nuovo cliente. A voler vedere il bicchiere mezzo pieno, è però grazie a questo che possiamo continuare a fare quello che ci piace – rimetterci in strada, pronti per il prossimo spettacolo.

    Tipo Baywatch, per dire

    Filed under: — JE6 @ 15:19

    Poco fa ho chiuso un ordine al telefono. Ho preso gli ultimi accordi di questa bizzarra triangolazione (un cliente di Bologna con il quale lavoro mediante un intermediario di Guetersloh, Germania del nord) mentre stavo nell’acqua fino al polpaccio cercando di capire dove diavolo si fosse cacciata la persona corta. In chiusura, la cliente mi ha salutato dicendomi “ciao, ci sentiamo lunedì – grazie e buon lavoro” e mi sono chiesto se il rumore della risacca le ha fatto pensare che di mestiere faccio, non so, il bagnino o cos’altro.

    06/08/2008

    Rimandare l’ultimo goccio

    Filed under: — JE6 @ 09:39

    C’è una cosa che mi piace nella vita di tutti i giorni, trovare un momento di estraniamento, un momento nel quale ci sei ma al tempo stesso sei da un’altra parte. Non è necessariamente legato al silenzio – mi capita di provare questa sensazione in certi aeroporti, ad esempio – ma spesso aiuta. Ieri sera siamo passati in questa cittadina pugliese, a pochi chilometri dal mare e a pochi dai boschi della collina, e c’erano gli stessi decibel della caletta dove avevamo trascorso la giornata, facendo slalom tra le correnti di acqua sorgiva: pochi, molto pochi. Poi siamo ritornati sulla costa, ci siamo seduti a bere in un locale in tutto e per tutto identico a quelli che trovi a Milano o a Riccione, e andava bene anche quello – birra fresca, gente che passa, musica. Il fatto è che non si gode l’una cosa senza passare in mezzo anche all’altra, e mi pare che quel che conta veramente è non sentirsi troppo estranei nè nell’uno nè nell’altro caso, è vedere il bicchiere mezzo pieno e quando questo si svuota fare in modo di riempirlo. Oppure guardarlo, e sorridere anche davanti all’ultimo goccio.

    03/08/2008

    Vacante

    Filed under: — JE6 @ 11:54

    Io, a tutti quelli che si riempiono la bocca di simpatiche scemenze come “la vita è qui, altro che i surrogati di computer, telefono e palmare”, a loro mi piacerebbe chiedere cosa sono queste vacanze che stanno facendo, se sono vita vera oppure un suo simulacro. Che a pensarci “vacanza” significa anche “mancanza” – magari mancanza di vero, di reale. Di vita.

    02/08/2008

    In quei giorni

    Filed under: — JE6 @ 19:06

    Non ve lo auguro, e non mi auguro che vi capiti – che la storia del mal comune mezzo gaudio non mi ha mai convinto. Ma forse capita anche a voi di avere delle giornate, quando non addirittura dei periodi interi nei quali non vi sopportate, non vi reggete, vi guardate allo specchio e subito distogliete lo sguardo. E allora, in quei giorni cosa fate?

    01/08/2008

    Un minuto prima di partire

    Filed under: — JE6 @ 08:23

    Così, pare che ce l’abbiamo fatta anche quest’anno a condurre in porto le nostre 49 o 50 settimane lavorative – che non so voi, ma qui si tende a usare come unità di misura quella del calendario simil-scolastico e non quella dell’anno solare.
    Avendone versate decisamente in eccesso in questi undici mesi e spiccioli, facciamo che adesso ci limitiamo a poche parole, qualcosa tipo “se devi ancora staccare la spina, spero che tu riesca a farlo. E spero che tu riesca a riattaccarla, senza troppa fatica“.
    Insomma, state bene se potete.