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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    21/06/2003

    Filed under: — JE6 @ 14:29

    L’hanno appena detto al telegiornale
    Oggi, ufficialmente, è estate. E le ultime tre settimane, con il termometro persino stufo di stare sempre là in alto, sopra i trenta, cosa sono state?

    Filed under: — JE6 @ 14:27

    Sweet Home Teheran
    Il tentativo degli studenti iraniani di ribellarsi alla (e liberarsi della) teocrazia che governa il loro paese andrebbe sostenuto “a prescindere”. Perchè – così a me sembra – non ha a che fare con i massimi sistemi: è l’espressione del desiderio di una vita normale, nella quale sia possibile scegliere se andare per strada tenendosi per mano oppure no, nella quale sia possibile scegliere se guardare un certo canale televisivo oppure no, nella quale sia possibile scegliere se coprire il volto con un velo oppure no. Cose così, semplici, piccole e fondamentali, e quindi – al tempo stesso – grandi. Che il vento sia alle vostre spalle, ragazzi di Persia.

    20/06/2003

    Filed under: — JE6 @ 12:45

    [Oggi, a quanto pare, niente polemiche, niente disvelamenti, niente ponderose riflessioni. Non fosse abusato il termine, si potrebbe parlare di “fuffa”. Lasciamo stare. Fa caldo, ma non è umido. Alcuni vanno al mare, altri al festival dei telefilm, i post sono pregni del nulla, l’aria è densa di un desiderio di allegra tranquillità. Era ora.]

    Filed under: — JE6 @ 08:38

    Noi, gente di una certa età
    Ci ritroviamo a fare cose come questa. Invecchiare male, e rendersene conto.

    Filed under: — JE6 @ 08:37

    Ritmo!
    Se qualcuno fosse così gentile da evitarmi l’orribile esperienza della ricerca su Google, e farmi sapere chi è il batterista che suona con Finardi in “Musica ribelle”, ecco, questo qualcuno si sarebbe guadagnato la mia gratitudine per almeno tutto il week-end.
    Scritto prima di sapere il nome: per come suona in quel pezzo, il signore in questione si mette alla pari di Stewart Copeland, Ian Paice e Franz Di Cioccio. Tra poco scoprirò che suona correntemente per Cristina D’Avena.

    30/05/2003

    Filed under: — JE6 @ 17:44

    E comunque
    Sto bene, non vi preoccupate…

    Filed under: — JE6 @ 17:42

    Per Massimo
    Non credo che andro’ al ballpark, ho troppe altre cose da fare. Ma ieri pomeriggio, mi sono fermato a vedere uno spettacolo che ti fara’ invida: partita di softball giocata in un ballpark sotto il Queensboro Bridge, al tramonto, con vista sull’East River. La quintessenza dello sport americano.
    PS: ieri sera, Mets-Phillies 5-0

    Filed under: — JE6 @ 17:34

    Musica, maestro!
    Breve ed incompleto elenco degli oggetti che suonano, al passaggio sotto il metal detector di un aeroporto:
    Bracciale
    Orologio
    Fibbia della cintura
    Moneta
    Gettone delle giostre
    Chiavi di casa
    Chiavi della macchina
    Chiavi dell’ufficio
    Chiavi del lucchetto della valigia
    Collana
    Anello
    Punta della scarpa Dr. Marten’s
    Amuleto
    Graffetta
    Zip del marsupio
    (Segue…)

    28/05/2003

    Filed under: — JE6 @ 11:10

    Giornate sospese
    Domani mattina, a quest’ora, dovrei essere non lontano da Parigi, e non ho ancora preparato i bagagli.
    Questa sera c’è la partita, e non ho ancora deciso se guardarla o no, perchè non ho più voglia (e mi vergogno anche un po’) di angosciarmi per una squadra di calcio.
    De Bortoli ha dato le dimissioni, e non si sa ancora chi lo sostituirà.
    Vorrei scrivere qualcosa insieme a BG, Spiritum e quel falso cinico di Herr Effe, e non ho ancora avuto il coraggio di chiederglielo.
    Dovrei stendere un piano strategico (gesù…) perchè mi pagano anche per quello, e non mi sono ancora chiarito le idee.
    Speriamo che la giornata passi in fretta.

    27/05/2003

    Filed under: — JE6 @ 10:25

    Il vecchio e il bambino
    Da qualche tempo, avverto nell’aria della blogosfera due correnti che tendono sempre più spesso a scontrarsi: ed il risultato di questi scontri, come ognun sa, si chiama temporale, con tuoni e fulmini.
    Da un lato, c’è gran voglia di comunicazione: è evidente, e la crescita esponenziale del numero di blog e blogger ne è una testimonianza.
    Spesso è una voglia “monodirezionale”: non mi interessano gli altri, voglio parlare, scrivere, buttare fuori, farmi ascoltare, ciò che conta è la prima persona singolare, nient’altro. E’ però questo, secondo me, solo il primo stadio: perchè chi ha la perseveranza, chi ragiona su ciò che fa, e sullo strumento che usa, tende – prima o poi – a rendersi conto che si gode tanto nell’ascoltare quanto nel parlare, e modifica i suoi comportamenti di conseguenza.
    D’altra parte, è sempre più evidente il fastidio che il blogger “experienced” (ergo, qualcuno che ha creato un blog sei mesi, od un anno prima di qualcun altro) prova nel guardare il suo piccolo mondo antico diventare un’affollata, caotica, rumorosa metropoli, nelle cui strade camminano distinte signore che fanno della sobrietà uno stile di vita, rampanti epigoni degli yuppies che mirano al successo e lo perseguono usando tutte le tecniche di marketing imparate alla SDA Bocconi, casalinghe indaffarate e fannulloni perditempo.
    Ora, mi si perdoni il gioco di parole, questo fastidio mi dà fastidio.
    Cito da un mio commento ad un post di Aglaja: “si dovrebbe dedurre che i blogger “d’antan” erano buoni e puri, gli abitanti di un’Arcadia felice, quelli che avevano la casetta di due stanze affacciata sul porticciolo di Portofino quando questo era solo un paesino come mille altri. Adesso sono arrivati i barbari, ed a Portofino non ci si può più mettere piede (…) ci sono “buoni” e “cattivi” anche tra i neofiti, c’è gente sensibile, intelligente e che sa scrivere in modo straordinario anche tra coloro che hanno la tessera con un numero dal 5000 in su. E poi, la gente si aggrega come meglio crede: nessuno di noi ha l’obbligo di leggere qualunque blog, le liste dei nostri “preferiti” possono essere tranquillamente composte da cinque nomi, se con quei cinque nomi siamo soddisfatti. Io, cittadino che non andrebbe mai a vivere in campagna, preferisco avere 15000 blog tra i quali scegliere quelli buoni, piuttosto che dovermi accontentare di 15. E non è questione di quantità: le pepite d’oro bisogna andare a cercarle, e si scava, e si setaccia, e si passano giorni senza trovare nulla. Ma quando si trova, beh, allora gli sforzi sono ripagati: no?”