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    29/08/2007

    My name is McCoy, Jack McCoy

    Filed under: — JE6 @ 10:16

    Insomma, il fatto che io non ritenga insensata la misura del comune di Firenze contro i lavavetri semaforici mi classifica come un pericoloso destrorso. Sarà che sto guardando un po’ di arretrati di Law and Order.

    39 Responses to “My name is McCoy, Jack McCoy”

    1. daniela Says:

      Mi permetta — per una volta — di dissentire, Sir.
      E’ il fatto che io (e pochi altri, pare) la trovo insensata, a classificare me (e quei pochi altri) come sinistri radicali (anche quando detestiamo alquanto i rifondaroli). O radical-chic. O buonisti. Lei invece può definirsi a piacere normalmente di sinistra, o di centrosinistra se preferisce, perchè si è stabilito che la sicurezza non è né di ds né di sn.
      Solo che mi era sembrato di capire che a lei le città-cittadose piacciono e pertanto mi stupisce un po’ che uno come lei non trovi più sensato e _urbano_ il ricorso ad altre forme di “regolazione” (o addirittura di auto-regolazione), non mediate da ordinanze urgenti e contingibili, magari… (per esempio, come quelle raccontate oggi da Zetavu, che anche lei frequenta, a giudicare dal suo blogroll).

    2. bg Says:

      “pericoloso” no, dai.

      Confesso che a me sfugge, per pura ignoranza, quale sia il reato contestato al singolo lavavetri (mancanza di licenza?).

      Trovo più credibile ancorché banale che la visione diretta della povertà, che nella sua versione non televisiva è sgradevole alquanto e puzza – si scontri col nostro innato senso estetico, ci appaia cioè costitutivamente “aggressiva” anche quando l’aggressione non è reale (aggressione a suon di spugna, hai visto mai), quindi urticante e fastidiosa e meritevole di esserci tolta da davanti.
      Il truzzo lo manda semplicemente affanculo e gli sgomma sotto il naso, la gente civile chiama i vigili.
      Poi certo il racket, un lavoro, un mondo migliore ecc ecc, ma quanto siamo buoni.
      (nell’ordinanza non si parla di reinserimento sociale però, sarà stata una dimenticanza)

    3. Squonk Says:

      Guardi, se non si fosse capito io ho parecchi dubbi sulle definizioni, in particolare di questi tempi. Trovo irritante replicare alla misura del comune di Firenze con i soliti stantii slogan sulla tradizione di accoglienza o sul ricordarsi di quando eravamo noi a fare gli emigranti (e, mi creda, parlo con un minimo di cognizione di causa, per storia familiare), come se già in quel di Ellis Island non si fossero messi di buzzo buono per far capire ai nostri nonni quali erano le regole del paese nel quale volevano andare a vivere.
      A me, ha ragione, piacciono le città-cittadose. Ma, in generale, mi piacciono i posti nei quali posso sentirmi tranquillo, a mio agio: e non le parlo di narcosi piccoloborghese (quale, peraltro, io sono). Vivo a due passi dal campo nomadi di Via Triboniano, a Milano: non sono mai andato in piazza per chiederne lo sgombero, perchè non mi interessa che mille o duemila persone si mettano a giocare ai quattro cantoni spostandosi da un angolo all’altro della città in cerca di un’altra distesa circondata da cimiteri e sfasciacarrozze; ma credo di avere il diritto di passare in quella via senza correre rischi. Chiedo troppo? Non penso. Rispondere alla mia domanda con parole come “Un paese in cui un ex ministro e senatore, reo confesso di colossali evasioni e pregiudicato per corruzioni di un giudice, è rimasto per mesi e mesi seduto in parlamento e anche se ora ne è fuori ancora percepisce lo stipendio. Quanti milioni hanno evaso, quanti giudici hanno corrotto, che stipendio illegittimo incassano i lavavetri? Un paese in cui carabinieri e polizia hanno potuto aggredire centinaia di liberi cittadini, sequestrarli in una caserma per massacrarli impunemente senza alcuna giustificazione. Quante centinaia di liberi cittadini sono stati sequestrati e massacrati dai lavavetri? Cosa fa il Cioni qualunque, cosa fanno tutti gli altri cioniqualunqui per i problemi di sicurezza NON causati dai lavavetri?” non è altro che svicolare, ancora una volta.

    4. bg Says:

      stia sul pezzo, sir: secondo lei un lavavetri le fa correre dei rischi? che so, eccesso di schiuma?

    5. Squonk Says:

      A me, no; ad altri forse sì, a sentire il Cioni (e d’accordo, facciamo pure una bella tara alle parole dell’assessore).

    6. daniela Says:

      concordo con bg. che la vista di lavavetri (e altri poveri) disturba il senso estetico e turba il (maledettismo, se permettete) decoro urbano.
      Io poi nel caso specifico non userei (e non uso, in effetti) gli argomenti di Biraghi, che però mi fa simpatia (anche più in generale).
      E’ soprattutto che per me le città-cittadose non sono bomboniere, educate ordinate e “perbene”, e nella storia sono riuscite in qualche modo a tener dentro anche gli esclusi. E questo tratto, come dire, io me lo terrei caro. Solo che a quell’85% di favorevoli al via i lavavetri, quel tratto proprio non gli piace… e questo mi fa paura.
      boh! magari sono davvero quelle robe che dicevo prima
      (e perdoni l’invadenza del doppio commento)

    7. Squonk Says:

      Commenti quanto vuole, scherza? Le storie del decoro urbano e del senso estetico sono degli espedienti retorici, e lo sapete meglio di me.
      Le faccio notare l’ossimoro, se gli esclusi sono “tenuti dentro” allora non sono più esclusi. A Firenze non stanno certo risolvendo il problema dell’inclusione (che, vale la pena ricordarlo, deve essere reciprocamente ricercata e accettata): ma ho grossi dubbi sul fatto vi si possa arrivare lasciando gente ai semafori.

    8. bg Says:

      ma naturalmente, c’è sempre un cuggino a cui un lavavetri ha minacciato di rigare la simca 1000, come non saperlo? (qualora, poi, è divertente che si persegua il lavaggio vetri in generale con l’arresto! e non la minaccia dell’eventale singolo tizio lavavetri in persona, un po’ come perseguire l’uso dei piedi perché qualcuno li usa per recarsi a fare una rapina. Se uno è minaccioso traferirà questa sua qualità in altra attività, dato che non è l’acqua schiumata in sé che scatena l’aggressività. Per motivi di economia delle spiegazioni, se ne deduce che ciò che importa non sono le aggressioni, ma i lavavetri in sé)

      il decoro poi è un espediente retorico per me, non per il capogruppo dei verdi al comune di Torino che ha dichiarato: iniziativa interessante, i lavavetri danno un’immagine indecorosa alla città.

      mi pare peraltro che lei giustifichi questa iniziativa, simile nel risultato a mettere i mozziconi sotto il tappeto quando arriva la zia, ricorrendo a temi non molto pertinenti (sicurezza, legge e ordine ecc.).

      Chi lava i vetri (e chi vende cianfrusaglie per strada e magari ti ferma dicendo Amicoooo – costoro sono da perseguire per induzione al ritardo, immagino) non ruba, non mendica, tendenzialmente dimostra un’etica del lavoro superiore alla media – infatti per pochi soldi si rovina i polmoni – spirito di iniziativa ultra-liberista – non attende di avere licenze per impiantare un’attività – e in generale un’encomiabile senso della disciplina e della gerarchia – sottomettendosi al famoso racket (a propos, qualcuno mi spiega quanto ci guadagna chi organizza questo racket? Miliardi immagino…).
      Direi che ha, per usare le sue parole, capito assai bene le regole del paese in cui va a vivere. Certo non cerca lavoro a manpower, stupidello, ma immagino che nelle sue condizioni noi due faremmo ben di peggio.

    9. bg Says:

      dimenticavo, sempre per stare sul pezzo, il ministro Amato, secondo cui “i lavavetri contribuiscono all’immagine di disordine delle città che acuisce il diffuso senso di insicurezza”.
      (farsi vedere tutti quanti da uno bravo no, eh?)

    10. Squonk Says:

      BG, per cortesia: sono il primo a dire che le parole del Cioni vanno depurate, e di un bel po’, ma sostenere che quel tipo di (blanda) minaccia e di (sensazione di) pericolo non esistano mi pare un po’ esagerato – ergo, non esageriamo, nè da una parte nè dall’altra.
      Quella del Cioni non è un’azione che io apprezzo particolarmente, però mettiamola così: piuttosto che niente è meglio piuttosto. Certo, se ci si ferma al piuttosto, allora ci si limita a buttare i mozziconi sotto al tappeto.

    11. bg Says:

      le propongo un esperimento mentale: pensi che invece di un rumeno sdrucito e barbuto che le ammicca avvicinando lo scopetto al suo vetro – questa la blanda minaccia e la sensazione di pericolo, a quanto arguisco, che a dire il vero io intendo come una richiesta passibile di diniego – ci sia il futtarolo che ogni volta al mercato del venerdì cerca di piazzarle le zucchine sventolandogliele sotto il naso (e a lei fanno schifo, le zucchine). Dal secondo non si sente affatto minacciato, perché sa chi è e il contesto è noto. Col primo alcuni (non so lei, io temo proprio di no) si sentono in pericolo, per quanto basti scuotere il capo o spostarsi di un metro per risolvere il problema (i più anzi si lasciano lavare il vetro, poi semplicemente non pagano, e stan lì a guardare il malcapitato e a ridacchiarne estasiati. “E mica te l’ho chiesto io!”. Anvedi la minaccia…).

      Ora, secondo lei il problema sta nel rumeno che svolge una (quasi) onesta attività per quanto senza licenza, e semplicemente intepreta la vendita del suo servizio con zelante insistenza – non diversamente da certi piazzisti d’un tempo – o nella testa di chi si spaventa “perché è rumeno” e quindi non si sa mai, coi rumeni? Questo lavavetri qua non ti minaccia affatto, ma siccome appartiene a una categoria ti minaccia per traslato. Le pare così improbabile questa spiegazione? Sennò va bene tutto, leggende metropolitane comprese.

      Nessuno nega che la percezione di insicurezza diffusa o fastidio diffuso esistano, ciò che pare bizzarro è, IN QUESTO CASO – per cortesia non parliamo d’altro – sostenere la razionalità della minaccia che viene dal lavavetri. Si ammetta che è un’iniziativa emotiva e irrazionale, dettata da fatti immaginari – quindi di per sé reattiva e inefficace – e mi dichiaro soddisfatto.

    12. bg Says:

      anzi, guardi cosa la concedo: se mi si giustifica l’ordinanza col fatto che questi sono dei veri rompicoglioni, non l’approvo ma la capisco. Se me la si vende con la scusa della sicurezza no, mi fa sorridere per l’evidente insincerità.

    13. arsub Says:

      Cioni ha detto stamattina alla radio che la figura del lavavetri gentile ed educato a Firenze di fatto non esiste più ed è stata sostituita da quella di personaggi che ai semafori manifestano regolarmente aggressività e maleducazione, in particolar modo verso donne ed anziani. Il giudizio sul provvedimento dell’amministrazione fiorentina non può non tener conto di se e in quale misura ciò sia vero, ed io, vivendo a centinaia di chilometri di distanza e non avendo nessuna idea di che tipo sia questo Cioni, non ho alcun elemento per pronunciarmi in merito. Mi schiero però completamente dalla parte di squonk per quel che riguarda la questione metodologica. E cioè, da persona di sinistra quale sono, mi dichiaro arcistufo dei dogmi della mia parte e di ogni posizione che esprima insofferenza verso il sacrosanto diritto di vivere tranquilli e senza sentirsi minacciati (ben sapendo che non sono i lavavetri a rappresentare la più grave delle emergenze).

    14. Squonk Says:

      Mi va avanti bene per undici righe, e mi cade sulla penultima. Ma come, lei che è acuto osservatore della società non si rende conto che l’iniziativa è tutt’altro che emotiva e irrazionale, in quanto agisce su elementi largamente infondati ma non per questo meno “reali” e concreti come il senso di insicurezza provato da tante persone – sinceri democratici inclusi? Devo essere io a ricordarle che la percezione (dell’inflazione, della temperatura, del pericolo) è ciò che conta? Non celio, mi creda. Vogliamo considerare questa ordinanza (che, ricordiamolo, nella sua esecuzione comporta una denuncia: multa o carcere vengono decisi, ovviamente, da un giudice) come una pastiglia di bromuro? A volte serve anche quella.

    15. bg Says:

      quindi, se capisco, la paura dei lavavetri – del lavavetri, non del rom, del ladro, del pedofilo e via così – è “largamente infondata” (in altri termini, non fanno niente di troppo male a parte raggranellare qualche euro senza permessi per farlo e rompere un po’ le balle al prossimo per 10 secondi); ma si fa un’ordinanza contro di loro per blandire l’infondata paura suddetta. E buonanotte.
      Ammetto senz’altro – anzi lo affermavo già nel primo commento, tra le righe – che esiste una razionalità (politica) in tutto ciò: i paurosi votano, i lavavetri no.
      Tuttavia proprio lei che è un saggio e pacato moralista, nel senso nobile del termine, non intravede un evidente deficit di giustizia in questo uso interessato delle norme, una chiara confusione dettata da automatismi psicologici nell’identificazione della parte debole, in questa controversia?
      È un dogma della mia parte e io sono un vecchio coglione di sinistra se penso che tra me che mi fermo col 1600 e voglio vivere tranquillo, eccheccazzo, e il tizio con un solo vestito pure puzzolente e 10 euro di patrimonio che aspira a pulirmi il vetro, il debole non sono io? Così, giusto per farmi un’idea.

    16. daniela Says:

      mah, sarò anche io una veccha cogliona di sinistra e dogmatica, ma continuo a condividere quasi tutto Bg. Compreso il fatto che la giustificazione “rompono i coglioni” sarebbe nettamente più accettabile.

      Quanto alla contraddizione dell’includere gli esclusi, era consapevolmente utilizzata. Per dire che poi la città è (era?) buona, ma pure un po’ cattiva. E quindi un po’ ti includeva, e un po’ ti lasciava fuori. Che però mi sembrava meglio dell’orizzonte metropolitan-decoroso verso cui l’80 e qualcosa per cento dei votanti di Repubblica (e quanti fra i più silenziosi?) vorrebero avviarci…

    17. Squonk Says:

      Nella mia esperienza, è così: i lavavetri non mi hanno mai fatto del male, non mi hanno mai fatto sentire in pericolo, eccetera. Ma:
      1. Non per tutti è così, e questa non è soltanto una questione di percezione: il malintenzionato (se è tale) magari lascia perdere me che sono un brutto ceffo, come lei ben sa, e concentra le sue attenzioni su mia moglie. La quale, senza essere vittima di pregiudizi, si trova quindi in una situazione del tutto diversa.
      2. Se non vogliamo considerare l’assessore fiorentino un bugiardo completo, dobbiamo pensare che in quella città – per motivi a me ignoti – vi sia una situazione diversa da quella che viviamo noi dalle parti della Madonnina.
      Rispondo alla sua domanda: vedo un deficit di giustizia? Non lo so. Di quale giustizia parliamo? Di quella “naturale”, almeno quella che io e lei almeno parzialmente condividiamo e che ci fa avvertire come intrinsecamente ingiusta una vita che mette noi due fra quattro mura solide e calde (d’inverno, e fresche d’estate) e piazza il lavavetri nelle baracche di lamiera, o parliamo della giustizia dei codici? Non è una differenza da poco.

    18. bg Says:

      1. ho già risposto sopra (8): il punto non è certo “non arrestiamo i malintenzionati”, ma la bizzarria di un’ordinanza che fingendo di arrestare i malintenzionati – presunti, in realtà – multa i lavavetri, cioè identifica le due categorie e i due reati, in realtà assai diversi come natura e gravità (il motivo non è la scarsa logica dell’assessore ma, come abbiamo convenuto, la convenienza politica nell’associare il lavavetri alla “diffusa insicurezza”. Certo è più oneroso perseguire crimini specifici compiuti da specifici individui, qualora esistessero, che non fingere di farlo mandando in giro qualche vigile).
      Forse sua moglie potrebbe trovarsi in una brutta situazione semplicemente camminando su un marciapiede di periferia, ma la risposta “aboliamo i marciapiedi” non mi parrebbe più sensata di questa.

      2. se entra in una sede della lega e ascolta i giudizi sui lavavetri dei militanti vedrà che anche milano non le sembrerà più così tranquilla. non voglio dire che i leghisti siano bugiardi, ci mancherebbe…

      La giustizia dei codici rileva, credo, l’assenza di licenza, nient’altro. Più o meno come accade per i cantanti di strada o i madonnari, verso cui gli italiani sono più teneri. Il tizio che vive nella lamiera lo sa e infatti a volte ci prova col violino o la fisarmomica, sui vagoni della metropolitana, con esiti purtroppo musicalmente disastrosi. In quel caso suscita probabilmente minor senso di paura – la fisarmonica è ritenuta meno pericolosa dello scopino? – ma, può scommetterci, lo stesso fastidio nei nostri concittadini.

    19. Squonk Says:

      Il comune di Firenze sembra ritenere che i malintenzionati non siano presunti ma reali. Dicono balle? Io non lo so. A Milano mi sentirei di dire di sì, ma chissà. L’esempio del marciapiede non regge, ovviamente, dato che la risposta è “non abolisco i marciapiedi, ma faccio in modo che non vengano frequentati dai cattivi” – e questo risulterebbe non del tutto insensato.
      Tra dire che Milano è Tranquilla (si noti la maiuscola) e dipingerla come fa Salvini, abbia pazienza, ce ne corre.
      La giustizia dei codici rileva proprio quello. Perchè si decide il giro di vite, che invece non colpisce i violinisti tzigani? Perchè i lavavetri, così dicono a Firenze, non si limitano a disturbare l’udito altrui. Se tutto questo non è vero, sarà la terza o quarta volta che lo scrivo, crolla tutto. Se.

    20. bg Says:

      regge regge. come dice altrove paolo ferrandi, basta abolire i semafori e il dramma dei lavavetri l’è bello che sparito. rotatorie per tutti.

    21. Pank Says:

      Non capisco se posizioni come quella di Bertinotti sono assunte a bella posta o se hanno un senso, una valenza nella soluzione o nella semplice individuazione di un problema. Non credo sia da considerare accettabile che ci sia stabilmente in una qualunque città italiana chi vive lavando vetri o fari alle automobili in cambio di una moneta. E non perché questo faccia Calcutta, ma perché credo che ci siano altri modi di tutelare i più deboli. Così, non penso che un provvedimento del genere (a sua volta bizzarro, estemporaneo, non portatore di soluzioni) significhi punire i più deboli e lasciare che i mandanti prosperino. Le nostre città (io posso parlare per Roma) sono piene di gente che chiede qualcosa alla benevolenza degli altri, capisco chi dice che nell’equilibrio cittadino ci sta che si ridistribuisca quel minimo di ricchezza che consente ai più deboli di sopravvivere, ma mi pare che la questione dei lavavetri sia qualcosa che incide sulla qualità della vita cittadina in un certo modo (che a Firenze evidentemente è pesante e sentito, perché fa parte di un più generale disagio) e che non si tratti di una presenza occasionale, ma di qualcosa di radicato nel tempo. Di “tradizione”. Io ho venduto fiori ai semafori a 16 anni, quando di lavavetri non c’era ombra. Anzi, no, al semaforo dell’Acqua Santa c’erano dei ragazzini rom che lavavano vetri, oppure chiedevano l’elemosina-standard. I lavavetri originali sono i polacchi arrivati intorno al ’90. Alla fine di questo sproloquio involuto mi resta una domanda: perché mettersi di traverso a un “tentativo” di soluzione di un problema, attraverso la negazione dello stesso, fa tanto “de sinistra”? Il fatto che ci sia così tanta gente che ritiene un lavavetri un problema può essere la spia di una sofferenza della nostra società, ok, sì. Ma anche no! Può essere che la gente stia dicendo che così non si può andare avanti e che il lavavetri sia solo qualcosa che ti arriva addosso la mattina a ricordartelo. Perché trasformare la questione in una (finta) disputa ideologica? Lasciare che qualcuno chieda l’elemosina ne migliora la condizione? Risponde a dei bisogni? A me sembra una forma di discriminazione, ma può darsi che sia una “scia”, una traccia che mi ha lasciato addosso il fatto di esserci andato, a lavorare a un semaforo. Scusate la lunghezza e la confusione

    22. arsub Says:

      BG, ho premesso che sul provvedimento contro i lavavetri ho qualche difficoltà a pronunciarmi per mancanza di dati sulla situazione a Firenze. Ma supponiamo (ripeto, supponiamo) che la situazione sia nei termini in cui l’ha descritta Cioni. Che si fa, la si lascia così com’è perché il vero debole è il lavavetri (fatto tanto vero quanto ovvio), o si prova ad intervenire in qualche modo? La sinistra che definisco dogmatica purtroppo tende a scegliere la prima strada, lasciando gli automobilisti al semaforo in balia di queste persone e queste persone in balia di qualche capobastone simil-mafioso che li sfrutta e li schiavizza. Piuttosto che alzare barricate, io preferisco che gli amministratori ragionino sul problema alla ricerca di una qualche soluzione accettabile per entrambe le parti. Limitarsi a vietare ai lavavetri di stare ai semafori appare insufficiente anche a me, ovvio che vorrei che queste persone venissero riutilizzate in altri ambiti, soprattutto per strapparle a illegalità e soprusi che esse stesse subiscono. Ma ci si può sentire soddisfatti invocando la semplice revoca del provvedimento, come certa sinistra chiede, e quindi lasciando tutto così com’è con la motivazione ufficiale che “non possiamo prendercela con i più deboli”? Ed è pensabile che su questo tipo di problema da sinistra non si cerchino mai soluzioni (lasciando pericolosamente tutto in mano alla destra), con la solita scusa che ben altre sono le emergenze?

    23. Carlo Says:

      La soluzione tipicamente Veltroniana sarebbe infatti:

      1) revocare il provvedimento e lasciare tutto com’è
      2) assumere qualche lavavetri ad uso esclusivo del corpo di polizia municipale
      3) annunciare una grande gara d’appalto per la costruzione di rotonde ovunque
      4) importare pizzardoni rumeni

    24. bg Says:

      scusa arsub, ma in che modo dare la multa ai lavavetri sarebbe “in qualche modo” una risposta ai problemi che poni? l’unica cosa buona che ne viene è sottrarli, nascondendoli, alla follia generalizzata che nel suo ciurlare mediatico oggi li ha scelti come capri espiatori della sfiga cosmica.
      (poi, “gli automobilisti in balia dei lavavetri” scusa ma mi fa un po’ ridere. Quasi come i lavavetri stessi in balia di un mostruoso e fantomatico racket del vetril, faccenda che mi ricorda un po’ i coccodrilli nelle fogne di new york. Perché non cosiderare anche la reale dimensione del problema? Qualche centinaio di sfigati che sbarca malissimamente il lunario – e certo, nel migliore dei mondi possibili nessuno chiede la carità e tutti sono impiegati in banca – e qualche migliaio di stressati ma così stressati che teme di essere assalita a colpi di spugna da uno solo perché non si fa la barba. Il problema titanico delle buche della pavimentazione meriterebbe più attenzione. Sì, alle volte sarebbe meglio lasciare tutto ciò pericolosamente nelle mani della destra, sono cose in cui si trova chiaramente più a suo agio, senza tentativi piuttosto patetici di salvare da una parte le elezioni e dall’altra la presunta buona coscienza)

    25. l'esorciccio Says:

      oggi a un incrocio vicino san giovanni (roma) c’era un giocoliere che al rosso si metteva davanti alle auto a far volteggiare per aria le sue clavette – certi birilloni, e ne ho visti altri che ai semafori fanno i mangiafuoco, pensate un po’ – e non era proprio bravissimo, così ogni tanto qualche birillone cascava, fortunatamente per terra.
      e allora approfitto della discussione per chiedere, nel caso mi capitasse di attraversare dove “esercita” un giocoliere o un mangiafuoco (caso non raro a roma) e mi cascasse in testa un birillone o una roba infuocata tipo spada laser, se secondo voi la reazione di infilare il birillone in qualche orifizio del giocoliere non sia un po’ eccessiva.

    26. arsub Says:

      BG, tutto il mio discorso consegue da una premessa per la quale in verità non mi sentirei di mettere la mano sul fuoco, e cioè che quello che sostiene Cioni risponda esattamente al vero (lavavetri che ai semafori intimidiscono o addirittura minacciano). Se così fosse, non riterrei esagerato parlare di automobilisti in balia di queste persone, mentre in caso contrario il discorso ovviamente cadrebbe. Però mi sorprende che tu minimizzi a proposito delle forme di racket che esistono anche in questi ambiti. Sarà un racket straccione, ma comunque capace di organizzare nelle città forme di controllo anche feroce del territorio (a Roma esiste addirittura il racket dei caldarrostari). Possibile che tu non ne sia a conoscenza?
      E infine, a proposito della tua ultima affermazione, chi da sinistra governa o si candida a farlo con uno straccio di credibilità non può aspettare che certe situazioni incancreniscano e che poi arrivi una bella Bossi-Fini a mettere a posto le cose. Mi dispiace, ma di politici che non vogliono sporcarsi le mani (galli che cantano sulla merda, li definiamo dalle mie parti) proprio non se ne sente il bisogno. Chi non ce la fa, fondi un bel movimento d’opinione e lasci stare la politica.

    27. bg Says:

      arsub, proprio oggi d’avanzo su repubblica sfonda una porta aperta: il racket dei lavavetri è una bufala, mai una sola denuncia, nessuna indagine e nessun riscontro e nulla appare sul tema in nessuna procura italiana (altro è se si parla di questua o di prostituzione, laddove il fenomeno è più che provato, ma forse per la fretta qualche giornalista ha fatto un po’ di confusione e alla fine se l’ha detto la tv è vero. Se poi ci piace chiamare racket la micro-spartizione del territorio – che è tutt’altra cosa – allora dovremmo parlare anche del racket dei panettieri).

      sono certo che i politici debbano sporcarsi le mani e occuparsi dei problemi della ggente, peccato che diverso è sporcarsi e diverso è mangiarla, la merda. se “fare qualcosa” significa fare lo stesso che farebbe la parte opposta, e se il motivo è “non scontentare l’elettorato”, forse conviene farsi qualche domanda elementare, tipo: non è che si dovrebbe fare un’altra cosa, o magari un altro mestiere?

    28. Pank Says:

      Un problema percepito da una larga parte della popolazione è un problema, come lo descrivi lo descrivi. Il politico se ne deve fare carico per fare il politico e anche per prendersi il consenso che gli serve. Negare l’esistenza del problema è un atto politico che si può leggere allo stesso modo: risponde alle aspettative dell’elettorato che desidera che non si affronti il problema, che non lo si consideri tale. E si ritorna accapo. Per esempio, la sottolineatura più autorevole del problema/racket l’hanno fatta Veltroni e Bertinotti, a mò di (blanda) critica del provvedimento. Se il racket dei lavavetri è una bufala, anche loro sono bufalari.

    29. arsub Says:

      BG, ma che ti aspetti che un lavavetri vada a sporgere denuncia contro chi lo sfrutta, con la certezza di essere immediatamente rispedito a casa in quanto clandestino (sempre grazie alla Bossi-Fini)? Dai, questo è un argomento che proprio non tiene.
      Alla fine a me sembra che la differenza tra le nostre posizioni si riduca al fatto che tu consideri l’allarme di Cioni del tutto ingiustificato (altrimenti non capirei il tuo essere contrario ad ogni tipo di intervento), laddove io invece assumo, comunque senza certezze, che possa esserci del vero in quello che l’assessore dice e che proprio oggi ha ribadito dopo le dichiarazioni di Bertinotti (quest’ultimo, en passant, parla anche lui di racket). Detto questo, se la mia interpretazione è corretta e se le minacce e le sopraffazioni ai semafori a Firenze fossero cosa vera e provata, tu cosa faresti, lasceresti le cose come stanno o proveresti a fare qualcosa? Naturalmente io vorrei che da sinistra ci si inventasse qualcosa di diverso dalle solite semplicistiche proposte repressive della destra, ma nemmeno di fronte a certe emergenze (vedi anche il caso di Cofferati a Bologna) si può reagire col solito atteggiamento contrario ad ogni forma di intervento, in nome di una presunta e malposta difesa del più debole. O no?

    30. arsub Says:

      P.S. Pank dice cose sacrosante

    31. bg Says:

      arsub, secondo te il racket della questua dei minori viene alla luce grazie alle denunce di questi ultimi? hai una qualche idea di come funziona l’attività investigativa? curioso poi che prima i lavavetri sono violenti e aggressivi, poi diventano deboli vittime del racket. degli zelig, insomma.

      mi piacerebbe poi che tu evitassi di associarmi al “solito atteggiamento contrario ad ogni forma di intervento, in nome di una presunta e malposta difesa del più debole”. Mi so malporre da solo, senza estrapolazioni indebite. Non mi risulta che qui si sia parlato di furto, di sfruttamento della prostituzione, di microcriminalità o altri reati in genere associati all’immigrazione (che in quanto reati vanno perseguiti e puniti). Si parla di lavare i vetri, che di per sé non è nemmeno un reato (al massimo un piccolo illecito). Questo è ciò che viene vietato con un’ordinanza motivata però dall’allarme sociale e dalla sicurezza (non dall’igiene degli incroci). Io qui ci vedo il “solito atteggiamento favorevole a interventi di ordine publico in nome di una presunta e malposta difesa del cittadino”.

      sì, quelle di Cioni mi paiono balle particolarmente odiose perché usano il più debole degli anelli deboli come spauracchio; sì, gli eventuali reati vanno contestati a chi li commette, non alla categoria cui chi li commette appartiene (peraltro lavavetri non è nemmeno una categoria): la violenza privata e il lavaggio vetri senza autorizzazione sono faccende diverse e associarle, colpendo l’una per fingere di colpire l’altra è un trucchetto scorretto e penoso; sì, l’ordinanza è propagandistica e non otterrà niente perché tra un mese tutto sarà identico a ora (impossibilità di portare alcuno in tribunale per motivi fin troppo ovvi, impossibilità di allestire processi, in definitiva assenza di certezza della pena).

      per fare un esempio del fatto che esistono risposte e risposte, torno al commento 3 del Sir.
      La situazione dei campi rom a milano è istruttiva. Non sarà che l’allarme sicurezza creato da questi campi dipende dal tipo di risposta fornito dalle amministrazioni? Cioè: pochi maxi campi di centinaia di persone, nel più totale abbandono in termini di assitenza e servizi, in zone spesso degradate, intervallati da maxioperazioni di sgombero “per ripristinare la legalità e venire incontro alle richieste dei cittadini”, che hanno peraltro il solo risultato di disperdere valanghe di sbandati per la città.
      Un modello diverso, che altrove si sperimenta è: molti micro campi tarati sulla struttura del clan familiare rom (massimo 15-20 persone), in zone attrezzate e studiate, con un sistema integrato pubblico/associazioni no profit di sostegno soprattutto nei terreni dell’obbligo scolastico, sanitario e dell’integrazione (mediatori culturali e linguistici in primis). Chissà come, questo modello crea meno allarme sociale e meno micro-criminalità.

    32. arsub Says:

      BG, Cioni parla di forme di aggressività e anche di violenza da parte dei lavavetri (non il semplice lavare i vetri!), tu dici che è tutta una grande balla, ovvio che tu ritenga ingiustificato il provvedimento. Se le cose stessero come dici tu, sarei dalla tua parte, ma come ho precisato sin dal mio primo commento, io non ho elementi per dire come fai tu che Cioni racconti solo fesserie (non vivo a Firenze).
      Inoltre, il mio discorso era generale, riguardava quelli che secondo me sono vizi storici della sinistra, e non c’era nessun riferimento diretto a te. Non capisco quindi perché tu te la prenda.
      Infine, sui lavavetri zelig e del tutto a prescindere da loro. Guarda che è prassi consolidata che la manovalanza criminale sia spietata con le proprie vittime e molto “remissiva” nei confronti dei capi-banda o capi-cosca o come vogliamo chiamarli. Non ti risulta? Considera allora che vivendo da sempre al sud, se ne parlo lo faccio con qualche cognizione di causa.

    33. bg Says:

      arsub, è un dialogo tra sordi evidentemente.
      a epitaffio ridico: il punto non è che a me sembrino balle (per quanto io pensi che dovrebbero sembrar tali a ogni essere pensante), ma che non è corretto – anzi è sospetto, piuttosto ipocrita e molto inefficace – pretendere di colpire un singolo e il suo reato colpendo invece una categoria estrinseca e un reato diverso (che poi non lo è), specie se così si produce stigmatizzazione sociale sulla categoria suddetta. è il paradigma dell’azione sbagliata nei confronti dei problemi legati all’immigrazione (che esistono, e qualora configurano reati vanno affrontati con il codice e la legge).

    34. Carlo Says:

      Io sono d’accordo con quanto ha scritto Furio Colombo sull’Unità, punto. Chissà se ai lavavetri gliele venderebbero le case nel centro di Roma a 500 euro al mq.

    35. severine Says:

      Vorrei ricordare a tutti che, oltre a sanzioni o arresto, il reato di “lavaggio di parabrezza non richiesto” verrebbe punito anche con il sequestro degli “strumenti di lavoro”.
      Centinaia di bottiglie di plastica piene di liquido verdognolo diligentemente conservate come corpo del reato. Fa già ridere così.

    36. Carlo Says:

      Fa anche più ridere se pensiamo ad un’applicazione analogica alle prostitute.

    37. arsub Says:

      BG, epitaffi a parte, a me non sembra poi un dialogo tra sordi, anzi, per quel che mi riguarda, se avessi questa percezione non starei di certo qui a scrivere l’ennesimo commento. Ti dico pure che nella città in cui vivo non mi sono mai sentito minacciato da un lavavetri, ma nonostante ciò ho provato a ragionare sull’assunto che quello che dice Cioni potesse essere vero (ipotesi che, non so perché, nemmeno lontanamente tu prendi in considerazione). Tu dici, non si può colpire un’intera categoria, chiamiamola così, per il reato eventualmente commesso da un singolo suo rappresentante. D’accordissimo, ma se a intimidire o minacciare fossero per assurdo 8 lavavetri su 10 (come di fatto dice Cioni) il problema come si potrebbe risolvere? A me non sembra poi che se ne possa venire a capo rimanendo nello schema rigido di ciò che può o non può essere contestato come reato. Così come prima ti dicevo che non mi sono mai sentito minacciato da un lavavetri, ti dico parallelamente che questa sensazione la provo quasi sempre quando mi ritrovo ad avere a che fare con i parcheggiatori abusivi (che peraltro di solito non sono immigrati). Chiedendomi dei soldi con la protervia che in molti dalle mie parti sperimentano quotidianamente, questi qui alla fine non compiono nessun reato palese, ma per me che provvedo a pagarli regolarmente per non avere noie di alcun genere il disturbo sociale è grande, e se domani mattina un provvedimento dell’amministrazione comunale li costringesse a smettere io non ne sarei affatto dispiaciuto, né per questo mi sentirei un borghese egoista che pensa solo ai cazzi suoi. Alla fine, molto mi sembra si riduca ad un problema di tollerabilità sociale. Un lavavetri o un parcheggiatore che ti dà fastidio per ogni dieci che ce ne sono in giro definisce una situazione che chiunque può accettare come fisiologica del nostro tempo, ma nei casi in cui la percentuale sale che si fa, si continua a lasciare le cose come stanno? Il provvedimento dell’amministrazione fiorentina potrà anche essere esagerato o sbagliato nella forma o anche rivelarsi inefficace, ma quello che vedo in giro e che non mi piace è un vecchio riflesso condizionato della sinistra che porta, come dice il bistrattatissimo Cofferati, ad una sostanziale accettazione della violazione delle regole, se a violarle è chi vive in una condizione materiale svantaggiata (bg, a scanso equivoci, non sto dicendo che è questa la tua posizione).

    38. bg Says:

      la violazione delle regole non è certo più accettabile se fatta da svantaggiati (anzi, per uno di sinistra è un pessimo segnale), di certo però essere di sinistra vuol dire porsi il problema di ridurre lo svantaggio e quantomeno non invocare regole alla cazzo, ipocritamente, come fanno i nuovi cioni. Invece vedo quel che si fa in italia in termini di politiche dell’immigrazione (politiche per ridurre lo svantaggio). Quel che si fa è riassumibile,a livello centrale e locale, da sinistra e da destra, così: un beato cazzo. Niente in termini di politiche di integrazione e sostegno sulla lingua, la casa, il lavoro, i diritti ecc ecc. Poi succede che tra i milioni di nuovi cittadini che provano a cavarsela da soli partendo da sottozero qualcuno finisce a fare qualcosa di variamente pittoresco e improbabile, ma in fondo non di criminoso (e di certo in questo bel brodo gli stronzi finiscono per galleggiare meglio degli altri, mentre chi lo è meno cerca solo di cavarsela). Ma ecco che gli italiani scoprono di colpo che la miseria è brutta a vedersi e fa fare a volte cose ingrate. E scattano con la frase certo incontrovertibile e nobile secondo cui la legalità sarebbe uguale per tutti – figurarsi – e il lavavetri che ti impone la sua spazzola senza chiedere (cui si risponde sgommando senza pagare, peraltro) no, è un sopruso che proprio non possono accettare.
      Mah, non è molto diverso, mi pare, da decidere ad esempio di non fare un beato cazzo in termini di politiche per i nomadi, accumulandoli in maxicampi senza controlli, non allestendo alcuna politica di assistenza ecc., o lasciando che si installino dietro gli svincoli delle tangenziali (nel tentativo di esser meno visibili, certo non per amore dei piloni di cemento), salvo poi partire con gli sgomberi a suon di sirene spiegate per ripristinare la legalità quando immancabilmente tali politiche producono degrado e microcriminalità. Anche il buon cofferati non ha fatto molto di diverso. Questo per me è solo indice di fallimento, e prima ancora di ignoranza della natura dei problemi e incapacità di attuare politiche sensate.

    39. Azioneparallela Says:

      Paolo e Mimì (un post viziato)

      "C’è un altro motivo, credo, per il quale tutti i siciliani come Mimì, e noi con loro, dovrebbero essere molto contenti: contenti per la Sicilia, voglio dire. Da giorni e giorni siamo afflitti da uno dei più incredibili e ridi

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