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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    05/10/2011

    Greetings from Providence – Just in case

    Filed under: — JE6 @ 23:35

    Niente, volevo solo dirvi che se per caso passate nel New England, e avete un tre ore di tempo, e volete salire su un treno dell’Amtrak per vedere com’è fatto, e volete poter dire di aver visitato anche The Ocean State e vi piacciono le città piene di statue dedicate a imprecisati patrioti e insomma se pensate di non aver di meglio da fare allora una toccata-e-fuga a Providence, Rhode Island ci può pure stare.

    Greetings from Boston – Beacon Hill

    Filed under: — JE6 @ 16:02

    Beacon Hill è un reticolo di vie strette prese di peso dall’Inghilterra vittoriana – le case in mattoni piccoli, l’aria che respiri, il private garden di Louisburg Square. Non importa che alle finestre sventolino bandiere stelle-e-strisce, né che sugli scalini di ingresso alle case sia depositata la copia incellofanata del Boston Globe della domenica, qui sei dalle parti della Tetley’s a Leeds, sei alle spalle della cattedrale di York, sei nel 1820 a South Kensington. Ci rimani quasi male, perché pensi che l’America sia un’altra cosa, perché in fondo vuoi che l’America sia un’altra cosa, allora guardi tutto e fotografi e imprimi nella memoria, però poi scendi dalla cima di questa collinetta e ti butti verso Boylston Street che è larga come la Sixth Avenue e ha i marciapiedi che vanno da Porta Venezia a Cadorna e c’è il Prudential Center con mille negozi e passano le limousine, perché i sogni o sono grandi o non sono sogni, e siamo qui per loro.

    Greetings from Boston – Rust never sleeps

    Filed under: — JE6 @ 16:02

    Cammino lungo uno dei ponti che attraversano il fiume Charles, guardo le barche a vela che sfruttano il vento del weekend e i palazzi del MIT, e la ruggine del metallo della struttura del ponte. E’ una cosa che non smette mai di stupirmi, anche se vengo negli USA da ormai tanto tempo. Pare un paese che faccia fatica a mantenersi, lo vedi nelle metropolitane unte con i ventilatori piazzati alla meglio per mitigare il caldo, nelle lunghe sterpaglie che accompagnano i pedoni lungo strade trafficate come la Summer Street di Boston, nei marciapiedi sconnessi di Hell’s Kitchen, nelle guarnizioni sfinite dei treni dell’Amtrak, in cento piccoli particolari che fanno a pugni con lo splendore dei grattacieli e dei negozi e dei parchi e delle biblioteche. Non è mai tutto lindo e lustro e apparentemente perfetto come, chessò, a Lucerna, forse è perché le case più sono grandi e più si fa fatica a mantenerle in ordine, perché trecento milioni di persone sono tante per davvero, forse perché la macchina comunque va, e chissenefrega se la carrozzeria è ammaccata qua e là.