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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    12/05/2012

    Altrove

    Filed under: — JE6 @ 18:53

    L’uomo con lo zainetto nero stava con le mani in tasca, all’entrata occidentale della stazione, in mezzo alla folla di turisti orientali, borseggiatori, tassisti, carabinieri, guardando il traffico caotico della via che si sarebbe calmato solo a tarda notte, quando i barboni avrebbero steso i loro cartoni davanti alle vetrine della farmacia e le puttane avrebbero guardato l’orologio per controllare quanto tempo mancava alla fine del turno di lavoro. L’amico arrivò col suo passo tranquillo, quando incrociarono gli sguardi entrambi sorrisero, si strinsero la mano come ormai pareva che tutti facessero, con quella presa da braccio di ferro, e facendo leva sui gomiti si strinsero e si abbracciarono in fretta. Attraversarono la stazione, da una parte il McDonald’s e dall’altra la burger house fintoamericana, le edicole, i negozi di souvenir, le collane, i pupazzi di Hello Kitty, la libreria, le scarpe Nike, Hai tempo almeno per un caffè disse l’amico, Sì, rispose l’uomo con lo zainetto nero. Si fermarono in uno dei bar della stazione, trovarono un tavolino libero, l’amico ordinò due birre e l’uomo con lo zaino nero passò la mano sul tavolino per far cadere le briciole di un cornetto mangiato da chissà chi prima di loro. Parlarono del più e del meno, guardando la fila delle persone che aspettavano un taxi allungarsi e accorciarsi come un serpente stanco, Il lavoro come va, Bene, ce n’è fin troppo, Beh, per fortuna, Lo so, ma bisogna pur lamentarsi di qualcosa, Allora non ti fermi, No, poi rimasero per un po’ in silenzio, l’uomo con lo zaino nero che si rendeva conto che l’amico indossava una polo azzurra, di un azzurro strano, quasi stinto eppure luminoso, gli pareva di ricordarla quella maglietta, forse a un aperitivo qualche anno prima in un tardo pomeriggio di un giugno caldo e senza vento, l’amico che cercava di capire dove stesse andando l’uomo con lo zaino nero perché una cosa era certa, non stava tornando nella sua città, ma il biglietto del treno che spuntava dalla tasca dello zaino nascondeva la destinazione, E’ un anno che non ci vediamo, disse l’amico, Lo so, rispose l’uomo con lo zaino nero, Come stai, chiese l’amico, Benino, rispose l’uomo con lo zaino nero, Già, disse l’amico, poi entrambi guardarono il telefono, controllando per abitudine ora e messaggi, Dove stai andando, si decise a chiedere l’amico, Te lo dico quando arrivo, rispose l’uomo con l0 zaino nero, Se arrivo, aggiunse, Che cazzo dici, cosa vuol dire se arrivo, Non ti preoccupare, Se lo dici tu, rimasero ancora un po’ in silenzio, finendo le birre, ognuno pensando a quel posto, uno che sapeva dov’era e l’altro no ma sentiva che era da qualche altra parte, altrove, un posto nuovo qualunque cosa questo volesse dire, E’ quasi l’ora disse l’uomo con lo zaino nero, Sì, rispose l’amico, Senti, Dimmi, Fammi sapere quando arrivi, Certo, E dove arrivi, Va bene, Se arrivi, ovviamente, l’uomo con lo zaino nero rise, alzò la mano e strinse quella dell’amico con quella presa da braccio di ferro, e facendo leva sui gomiti si strinsero ancora, e ancora si abbracciarono in fretta, poi l’uomo con lo zaino nero disse Grazie per la birra e si allontanò andando verso i binari, l’amico non rispose e uscì, passando in mezzo alla fila delle persone in coda per prendere un taxi.