< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • La prossima home page
  • Letter to you
  • Le cose, come sono
  • Nostra Signora del Lavoro
  • Federalismi
  • Tornando
  • A casa
  • Le voci dentro
  • Al lavoro
  • Il lockdown visto da Sarajevo
  • August 2013
    M T W T F S S
     1234
    567891011
    12131415161718
    19202122232425
    262728293031  

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign (contact)
     

     

    28/08/2013

    Finestre

    Filed under: — JE6 @ 17:17

    Ho un nuovo ufficio. E’ una sala grande, con una scrivania altrettanto grande – dovrebbe ospitare almeno due persone, di fatto quando sono qui sono praticamente sempre da solo, che è la stessa cosa che succede al mio collega, lui arriva e io non ci sono e si gode lo spazio.
    Comunque.
    Ha due grandi finestre, su due lati distinti, di quelle da sito produttivo di archeologia industriale. Così la luce cambia, durante il giorno, e io cambio di posto – ho due poltrone, la mattina mi siedo su una, il pomeriggio su quella che sta di fronte: mi evito i riflessi sgraditi nello schermo del portatile, e ho una visuale diversa. Ci sono dei momenti, durante il giorno, che ho tempo di guardare fuori: magari sono al cellulare (e allora mi alzo, e cammino – sono di quelli che non riescono a stare fermi mentre parlano al telefono) oppure cerco di inventarmi un giro di parole per non insultare qualcuno via mail, e così. Ci sono giorni come oggi che, non si sa come, Milano ha il cielo azzurro come Tijuana, o Orvieto, e le palazzine basse di questo complesso che una volta era una distilleria risaltano come se fossero disegnate da un bambino che ha scoperto i pennarelli Carioca, e allora mi instupidisco un po’, resto lì a guardare il nulla che è fatto da alberi, e macchine che passano con il limite dei 15 all’ora, e modelle che vengono dai casting, e colleghi rimasti nella palazzina di fronte e il cartellone pubblicitario che dice strizza il mutuo e le tegole rosse e le ombre sono nette e scurissime. Ci sono giorni, invece, che piove e le finestre diventano dei gessati di gocce e di là dal vetro è tutto un po’ mosso e sembra talmente triste da essere bello.
    E’ che forse mi piace stare a guardare fuori dalle finestre, tutto qui.