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    13/12/2005

    Ma quando cresci?

    Filed under: — JE6 @ 12:04

    Le riflessioni e discussioni degli ultimi tempi su giovani poco rampanti, gerontocrati incollati alle poltrone e mancato ricambio delle classi dirigenti mi sono state utili a diminuire ulteriormente la già scarsa stima che nutrivo nei confronti di me stesso, membro poco attivo della moderna società italiana.
    Mi hanno molto aiutato, in questa distruzione dell’ego, due persone.
    La prima è Ivan Scalfarotto, con il commento lasciato da queste parti e con una mail privata, cordiale e serena come mi pare sia lui, ma netta nei contenuti; dice Ivan: se non ci facciamo avanti (e non siamo disposti a pagare gli eventuali prezzi collegati) mai e poi mai avremo la possibilità come generazione di lasciare una traccia in questo paese. Dagli torto, ecco.
    La seconda persona è Mucho Maas, che mi ha ritratto con poche precise parole, alle quali vi rimando (lontano dagli occhi, lontano dal cuore).
    Detto questo, una vogliuzza di staccarmi dal divano mi è venuta. Ma, e non la si prenda come una scusa, ammetto di avere poche e confuse idee sul “come” e sul “con chi”. Insomma, se avete suggerimenti, fate pure.
    Ivan Scalfarotto, Il blog del lotto 49

    6 Responses to “Ma quando cresci?”

    1. mucho maas Says:

      caro sir, mai è stata mia intenzione descrivere chicchessia! e non mi dica che non si fa il bucato a casa. (che poi, quando si fanno generalizzazioni, son sempre esclusi i presenti)

    2. ilaLuna84 Says:

      Io sono una cittadina ancora meno attiva di te…Che dovrebbe dire il mio ego? 😉

    3. b.georg Says:

      forse bisognerebbe cominciare dal “cosa”. non è che l’alternativa è tra stare sul divano e presentarsi a sindaco (per quanto, un pensierino…).
      una volta individuato il cosa, le assicuro che ce n’è per tutti i gusti

    4. Carlo Says:

      Se il criterio base è quello pseudo-giovanilistico, vorrei far notare che è pieno di quarantenni che si danno da fare in giro, e anche con discreto successo. Io ne conosco tanti.
      A meno che per “lasciare una traccia” si intenda il fare politica, che è un discorso totalmente diverso. Le tracce si lasciano anche facendo bene il proprio lavoro, cosa che mi sembra un po’ sottovalutata da tutti questi candidati-istant alla presidenza del consiglio. Per il resto mi attengo al detto popolare “giovinezza, mezza bellezza”, che mi sembra appropriato alla profondità di pensiero che caratterizza alcune posizioni pro-ggiovani. Se poi il tratto distintivo della nostra generazione è quello di rincoglionirsi a guardare i serial tv americani, allora meglio fare come le malattie ereditarie (che spesso saltano una generazione, appunto).

    5. Squonk Says:

      Penso di aver già spiegato che non sono un fan del ricambio generazionale purchessia. Fare bene il proprio lavoro, essere un buon marito/padre/amico/figlio e così via sono cose nobili, giuste e fondamentali; però – ma magari mi sbaglio – mi sembrano limitate ad una sfera personale. E mi chiedo se non ci sia altro modo, oltre a questo e al “far politica”, per “lasciare una traccia”.

    6. sphera Says:

      Tra stare sul divano e fare il sindaco ci sono diverse cosette: le biblioteche di quartiere, i consigli di zona, le associazioni di vario genere o, per dirne una, gli organi collegiali: dopo aver tanto smaniato per averli non so se siete al corrente che quasi più nessuno partecipa e regolarmente non si trovano candidati per i consigli di classe o d’istituto. Così come, sempre per dirne una, in dieci anni scolastici dal nido in poi credo di aver visto – forse – due padri: per il resto la solita decina di mammette preoccupate perlopiù per il prosciutto cotto o crudo a mensa.
      Non so che tipo di “tracce” si abbia in mente di lasciare, e certo cose di questo genere son più bave di lumaca che larghe impronte da condottieri. Ma forse.

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