< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • La prossima home page
  • Letter to you
  • Le cose, come sono
  • Nostra Signora del Lavoro
  • Federalismi
  • Tornando
  • A casa
  • Le voci dentro
  • Al lavoro
  • Il lockdown visto da Sarajevo
  • December 2008
    M T W T F S S
    1234567
    891011121314
    15161718192021
    22232425262728
    293031  

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign (contact)
     

     

    26/12/2008

    Rispettabile

    Filed under: — JE6 @ 15:28

    L’ultima volta che ci siamo visti è stata circa un anno e mezzo fa. Sono entrato nel suo ufficio, ci siamo stretti la mano, abbiamo scambiato quattro chiacchiere sul lavoro, i clienti che non pagano, la concorrenza, le vacanze ormai prossime. Poi siamo usciti per andare a mangiare, una trattoria della periferia bresciana nella quale ci siamo seduti per ultimi e dalla quale ce ne siamo andati sempre per ultimi, dopo che tutti gli avventori, nessuno escluso, sono usciti dal locale rallentando il passo in prossimità del nostro tavolo per guardare bene quella strana coppia, uno nel suo gessato estivo, l’altro in tailleur con pantalone, uno con le scarpe di cuoio di foggia inglese, l’altro con le ballerine numero 46, uno con la cravatta bordeaux, l’altro con un top rosa. Qualche anno prima saremmo passati inosservati, saremmo stati entrambi due rispettabili signori impegnati in un pranzo di lavoro, due come cento o mille altri. In quel momento, invece, eravamo i protagonisti di un numero da circo di terz’ordine, l’uomo che diventa donna, l’ultima vocale del nome che da “o” diventa “a”, il fenomeno da baraccone. Siamo rimasti al nostro posto fino al dolce e all’amaro, abbiamo continuato a parlare di lavoro, abbiamo pagato il conto, ci siamo alzati e salutati e augurati buone ferie – noi e la nostra rispettabilità, qualunque cosa questa fosse, qualunque cosa questa sia.