< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • La prossima home page
  • Letter to you
  • Le cose, come sono
  • Nostra Signora del Lavoro
  • Federalismi
  • Tornando
  • A casa
  • Le voci dentro
  • Al lavoro
  • Il lockdown visto da Sarajevo
  • July 2013
    M T W T F S S
    1234567
    891011121314
    15161718192021
    22232425262728
    293031  

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign (contact)
     

     

    05/07/2013

    Forse il tempo

    Filed under: — JE6 @ 23:49

    Il ragazzo guida con la lenta calma obbligata dai limiti di velocità. Ha poco più di vent’anni, una macchina a noleggio, una stazione FM e un’autostrada lunghissima davanti. Tiene il volume basso, per sentire il suono delle gomme sull’asfalto, e gli occhi aperti per ricordare da vecchio il panorama che gli sfila intorno. E’ tutto più grande di quanto avrebbe mai immaginato, più grande di quanto possa spiegare, più grande del vero. Si muovono camion a diciotto ruote, e Harley, e case mobili. Dopo qualche ora, avvicinandosi al confine di stato, vede all’orizzonte un grande cartello verde, e una figura piccola, che sta in piedi in mezzo ai due grandi sostegni metallici che reggono il rettangolo con le grandi lettere bianche. Il ragazzo alza il piede dall’acceleratore, rallenta quasi solo col freno motore, si sposta sulla destra, accosta, si ferma, a una cinquantina di metri dal cartello. La linea di cambio di fuso orario. Un passo prima, un’ora indietro. Un passo dopo, un’ora avanti. Guarda la figura, che è sempre lì, ma ora sembra meno piccola. E’ una ragazza, avrà forse la sua stessa età, i capelli neri e lisci che le cadono sulle spalle. Le si avvicina, lentamente. Quando le arriva al fianco si ferma, senza parlare. Guarda il cartello, e poi guarda lei. La ragazza ha uno sguardo strano, fissa il cartello con un occhio semichiuso, come se stesse studiando l’inquadratura di una fotografia anche se non ha macchine con sé. Ciao, dice lui. Lei non risponde. Lui riporta gli occhi sul cartello. Ogni tanto vengono investiti dall’aria spostata dai camion. Il ragazzo sente che vorrebbe farle cento domande, ma gliene viene una sola, cosa guardi, le chiede. E lei, serena, come se venisse dal futuro che sta giusto un passo oltre il grande rettangolo verde, risponde, con un tono e un accento che lui non dimenticherà più: non lo so, forse il tempo.

    Leave a Reply