[Post ombelicistico e popular-demagogico, io vi ho avvisati]
Dev’essere il periodo dell’anno, un po’ più di dieci mesi lavorativi (dei quali gli ultimi quattro veramente molto pesanti, e con poche soddisfazioni) alle spalle, ancora uno – tutto intero – che aspetta, e la sensazione che settembre sia già arrivato, del tutto identico a questo luglio appena iniziato. Un po’ di stanchezza, insomma.
Dev’essere quello, perchè ho a noia quasi tutto. Là fuori, come scriveva ieri Massimo, c’è poco da stare allegri, sia da quella che continuo ostinatamente e forse un po’ stupidamente a considerare la “mia” parte, sia dall’altra; la lettura del giornale si trasforma nell’elencazione rattristante – e, peggio ancora, sempre uguale a se stessa – di ogni possibile orrore e squallore, al punto che anche la buona notizia si sporca e si corrompe (per dire: Ingrid, sei stata prigioniera in una foresta per sei anni; ma non hai voglia di stare a casa tua, stesa su un divano, a guardare ciò che ti hanno tolto, a provare a farlo tornare tuo, non hai voglia di andare in un bar a bere un caffè, non provi l’impaurita voglia di capire cosa sono diventati i tuoi figli mentre ti tenevano lontano da loro? Cristosanto, cosa cazzo ci fai dall’altra parte dell’oceano a fare conferenze stampa? Ma che vita fai?).
Dev’essere il periodo dell’anno, dicevo, questa specie di lungo e umido sabato del villaggio nel quale mi invitano a cena, una di quelle riunioni che ogni tanto si fanno per rimettere intorno a un tavolo vecchi amici e fare quattro risate e raccontarsi qualche cazzata di poco conto, leggerezza allo stato puro, e declino perchè in fondo sto meglio da solo ad ascoltare il concerto di un gruppo di sessantenni che cantano le canzoni di un poeta morto troppo giovane; dev’essere il periodo dell’anno, perchè riduco – un po’ consapevolmente e un po’ no – il mio microcosmo a una voce narrante, tre persone fisiche e due catodiche, quelle che si alternano sullo schermo tirandosi addosso una pallina su un prato inglese. Rimangono un caffè in uno sperduto autogrill e qualche decina di chilometri in autostrada, in silenzio, tenendo di fronte le luci della città che si avvicina; poi, è lunedì.