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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    21/09/2011

    Greetings from Ljubljana 2011 – La moneta e il coro

    Filed under: — JE6 @ 08:02

    C’è un ponte, si chiama il ponte dei ciabattini, che è quello dove la gente di qui va a suonare, e va a sentir suonare. Passo mentre un trio jazz suona gli ultimi pezzi della sua serata, nel frattempo arrivano tre ragazzi, con la barba e i capelli lunghissimi e gli strumenti sotto braccio, sono quelli che suoneranno dopo, tra una mezz’ora forse, mi giro per guardare gli spettatori, una coppia sulla cinquantina, due ragazze bionde che si passano una sigaretta, e una ragazza dai capelli scuri con gli occhiali dalla montatura grossa che le coprono mezza faccia seduta in equilibrio sulla balaustra del ponte che tiene il tempo con la testa, e quando giro la testa vedo uno dei tre ragazzi con la barba e i capelli lunghi che sta tornando verso i suoi compagni, è vicino alla custodia del sassofono del trio jazz adagiata sull’asfalto per raccogliere le monete dei passanti, lui fa un gesto rivolto ai tre che stanno suonando, si mette la mano sul cuore e sorride e mi piace pensare che sia andato a mettere un euro in quella custodia, come un segno di fratellanza tra artisti di strada, e il contrabbassista ricambia con un cenno della testa. Lascio il ponte, faccio venti o trenta metri, abbastanza per perdere le note che vengono dal ponte, mi avvicino a una pizzeria sulla riva destra del Ljubljanski, c’è silenzio, e da questo silenzio improvvisamente viene fuori un canto alpino del quale non posso capire le parole ma solo seguire la melodia ripetuta tre volte, sono otto uomini vestiti di loden verde, sembrano un coro e cantano come se lo fossero davvero, sono seduti a due tavoli quadrati affiancati, ognuno ha davanti a sè un bicchiere bevuto a metà, io mi fermo, si ferma un uomo in bicicletta e un altro che tiene un bambino piccolo in braccio, si girano i clienti degli altri tavoli smettendo di mangiare, si fermano tutti ad ascoltare questi due minuti incongrui, dal locale che sta a fianco della pizzeria arriva il solito centoventi battute al minuto ma questi otto sono più forti di tutto e quando finiscono applaudiamo, io e i clienti con la pizza a metà e il signore in bicicletta e l’uomo con il bambino piccolo in braccio, un signore da un tavolo grida bravò, loro fanno un sorriso quasi sorpreso, come se per loro fosse normale andare in pizzeria e cantare come angeli, e forse per loro lo è, ognuno riprende il suo bicchiere e beve un sorso, i clienti tornano a mangiare, noi ce ne andiamo via come se nulla fosse successo, perché queste cose non succedono per davvero.

    Greetings from Ljubljana 2011 – Caldarroste

    Filed under: — JE6 @ 08:00

    Ljubljana è uno di quei posti nei quali torni volentieri – ci vuoi proprio tornare appena ne hai la possibilità – non per ciò che di nuovo ci puoi trovare, è piccola, la città vecchia la giri in un paio d’ore a meno di non fermarti in troppi di quei mille locali che stanno in riva al fiume, ma per l’aria che ci respiri. Che ci devi stare per capirla, questo misto di impero austroungarico e globalizzazione, di ricchezza da PIL a due cifre e muri sbrecciati della Jugoslavia che fu, e sotto una specie di tranquillità non indolente che in questi ultimi giorni di caldo viene fuori come una lucertola stesa a bersi una Lasko in santa pace. E allora mi cambio in fretta dopo i cinquecento chilometri di autostrada, e scendo in strada, costeggio il fiume fino ad arrivare a quello che chiamano il ponte triplo e qui sento questo profumo di caldarroste che non se ne andrà più per tutta la sera, un profumo che è come stare seduti davanti al fuoco del camino in piena estate, e non sudare.