Un radioso futuro
Pur applicando ai numeri delle ricerche pubblicate sui giornali la dovuta notevole quantità di scetticismo, non posso non guardare alle manifestazioni di ignoranza dei giovani italiani di cui si parla in questi giorni con terrore e frustrazione – se non altro per avere una figlia che ha iniziato da poco la scuola elementare.
Però non mi va di dare alla scuola stessa tutte le colpe: il professore che non sa spiegare la semplice faccenda della rotazione terrestre sull’asse è un cialtrone che non merita il suo stipendio; ma il padre che non riesce a sedersi insieme al figlio a guardare, chessò, SuperQuark, beh, anche lui ci mette del suo. Io non pretendo di sostituirmi a maestre e professori, ma credo di avere il dovere di contribuire all’educazione di mia figlia, e in positivo: se aggiungo ignoranza si riduce di molto il mio diritto di lamentarmi della scuola.
December 20th, 2007 at 14:44
Vedrà… quando sui libri della Little Dame (figlia di un Sir ?) troverà errori di grammatica e consecuzio come piovesse, quando – grazie a quei libri – scoprirà che il Consiglio Superiore della Magistratura è l’organo costituzionalmente deputato a far rispettare le leggi. Ma le potrà anche capitare di scoprire che l’Unione europea ha già una sua costituzione… e che francesi a danesi non hanno bocciato un beneamato piffero… e si mantenga modesto nel numero dei figli, altrimenti, alla sera, la coppia si divide: uno con un figlio e l’altra (od altro, qui poco cambia) con un altro figlio… ma se fossero più di 2 sarebbe un bel problema. Garantisco.
December 21st, 2007 at 11:10
Anche io ho due figli, e uno di questi fa la terza media e non voglio anticiparle nulla, anche se non posso esprimere nulla di buono, mi creda. La logica è semplice: perchè gli studenti italiani non sono preparati in matematica? Perchè sono etnicamente inferiori (come spesso si tende a suggerire)? O perchè chi è incaricato di trasmettere loro la materia, non è, banalmente e mediamente, in grado di farlo? Perchè se mio figlio va male in Inglese l’insegnante si lamenta con me? Dovrei essere io che chiedo all’istituzione il perchè di questo risultato, e non l’insegnante a me. Quello che io posso fare è intervenire nei confronti di mio figlio in termini di rimotivazione e non certo sostituirmi a lei direttamente sul subject. In altre parole la sua soluzione che prevede una seduta televisiva di fronte a Quark è un semplice palliativo. I problemi della nostra scuola, mi creda, sono ben altri. L’ultima proposta ipocrita del Ministro Fioroni affronta il problema nel solito modo: apriamo la Scuola il pomeriggio per i recuperi, cioè scarichiamo le innefficienze del corpo insegnanti sull’alunno. Ogni boutade è buona, mi creda, pur di non affrontare il problema alla radice. E valuti anche questo, se vuole: oggi un focus tra i più importanti nel mondo sviluppato è quello di ampliare il set delle risorse umane che possano accedere a buoni livelli culturali, perchè siano in grado di contribuire fattivamente alla complessità delle società attuali. Un discorso che almeno teoricamente si pone al di là del censo e della nazionalità: è dal management della diversità che scaturiscono società competitive come quella inglese. Bene. In Italia, come lei saprà bene, le prime vittime del nostro arretrato sistema scolastico, sono proprio loro: il figlio del portinaio e il figlio del migrante, che non hanno genitori in grado di affiancare i loro figli sulle tematiche di studio: sono ignoranti i primi, e non parlano la lingua i secondi. Ben venga Quark, naturalmente, ma anche una bella scheda valutativa sugli insegnanti… Stia bene e grazie dell’articolo interessante. Cyrano.
December 21st, 2007 at 11:36
Naturalmente non mi sogno di pensare e sostenere che i genitori si debbano sostituire alla scuola. Tutti i mali di quest’ultima sono tristemente ben noti, ed è altrettanto tristemente conosciuta l’ignavia interessata di molti soggetti, che ne bloccano le remote probabilità di recupero. A ognuno i suoi compiti, a ognuno le sue responsabilità. Io credo di avere il compito e la responsabilità di essere curioso e di stimolare la curiosità di mia figlia: che è quello che hanno fatto con me i miei genitori, figli della Sardegna rurale e generalmente incolta degli anni Trenta. Impossibilitati a passarmi conoscenze “evolute”, dati i limiti della loro istruzione, mi hanno sempre trasmesso curiosità, spinto con dolcezza: e non solo per il desiderio di avere nel sottoscritto l’alfiere del riscatto e del miglioramento sociale familiare, ma anche e soprattutto per il semplice piacere di farlo: e parlo di una casalinga e di un appuntato dei carabinieri, due figure che nei primi anni Settanta non erano poi molto diverse dal portinaio e dal migrante che lei cita. Io oggi ho una, cento, mille possibilità in più rispetto a loro, e vorrei essere capace di sfruttarle a dovere: un genitore pigro produrrà, nella maggior parte dei casi, un figlio disinteressato e inconsapevole, ottimo ingrediente a completamento della ricetta che porta ad avere la disastrata scuola che conosciamo.
December 21st, 2007 at 13:59
[…] { 21 Dicembre 2007 } Un radioso futuro … Però non mi va di dare alla scuola stessa tutte le colpe: il professore che non sa spiegare la semplice faccenda della rotazione terrestre sull’asse è un cialtrone che non merita il suo stipendio; ma il padre che non riesce a sedersi insieme al figlio a guardare, chessò, SuperQuark, beh, anche lui ci mette del suo. Io non pretendo di sostituirmi a maestre e professori, ma credo di avere il dovere di contribuire all’educazione di mia figlia, e in positivo: se aggiungo ignoranza si riduce di molto il mio diritto di lamentarmi della scuola. […]
December 31st, 2007 at 15:49
A proposito di migranti e di portinai. Occhio a non cadere nel luogo comune. Le mie alunne migliori sono, al momento, due sorelle albanesi, arrivate in Italia da due anni (attualmente una in terza, l’altra in quarta liceo scientifico). E negli ultimi anni l’allievo in assoluto più motivato, con le letture più ampie e più ricche, in grado di sostenere una conversazione alla pari con i suoi docenti su argomenti non da poco, tipo Sartre o Seneca (si è laureato un mesetto fa in filosofia, ovviamente con lode), ha la mamma che non è andata oltre la quinta elementare. Di contro parecchi figli di professionisti (e, ahimé, di colleghi) sono presuntuosi, viziati e supponenti, credono che i libri siano giusto oggetti di arredamento, si adagiano nei loro privilegi (finché dura) e sono i rappresentanti più tristi di un’Italietta consumista e lamentosa, che ha perso completamente la bussola e il buon senso.
Che poi la categoria alla quale appartengo abbia le sue gravi colpe è innegabile: non tutti e non nello stesso modo, in ogni caso.