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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    16/11/2008

    Cosa succede in città

    Filed under: — JE6 @ 21:00

    L’aspetto per me più interessante della schermaglia da pianerottolo tenutasi in casa del soldato Cundari è che ancora si possa discutere – apparentemente prendendosi, e immagino presumendo di esser presi sul serio – della possibilità di “sapere cosa succede là fuori”. A me pare un’enormità tale da rendere chiaro a chiunque abbia un minimo di capacità di discernimento che al riguardo si può solo ragionare per assurdo, ma evidentemente si tratta di un’opinione non troppo condivisa: il che non mi stupisce molto, per diverse ragioni. Una è che abbiamo tutti bisogno di ragionare per approssimazioni e generalizzazioni per riuscire a mettere qua e là qualche paletto che ci permetta di illuderci di capire qualcosa di ciò che capita nel mondo, o quantomeno a noi stessi. Un’altra è che senza queste generalizzazioni l’intero sistema dei mass media (del quale diversi fra i contendenti sopra citati fanno parte) crollerebbe per manifesta inutilità. Insomma, un po’ per non uscire pazzi, un po’ perchè we’re all in for the money, crediamo tutti di sapere cosa succede in città, pensiamo di conoscere la gente, ciò che gli passa per la testa e il perchè di questo e quel comportamento sociale. La realtà è che tutti, tutti noi, anche quelli dalla più ricca vita sociale, quelli che incontrano ogni sera venti persone ad un happy hour, duecento ad una premiere, quelli che hanno mille amici su Facebook e che leggono tutte le riviste del mondo (Palin-style, verrebbe da dire), quelli che passano la vita a parlare con i tassisti e i panettieri e gli edicolanti, tutti indistintamente conosciamo solo il nostro microcosmo: i nostri colleghi, la nostra famiglia, fornitori e clienti, cassieri di banca e commesse di negozi di abbigliamento, amici, amici degli amici e amici degli amici degli amici lungo tutti i famosi sei gradi di separazione, conosciamo solo loro e forse nemmeno tutti e chissà quanto bene. Ma preferiamo non ricordarcelo per non ammettere la vanità di quasi qualsiasi nostra opinione che riguardi la società e l’universo mondo nel quale questa alberga. Poi c’è gente che fa il mio lavoro, che passa le sue giornate a provare a ridurre il “là fuori” ad una infinita serie di mondi sempre più piccoli; ma siamo pochi, e abbiamo la stessa credibilità del pianista nel bordello, e il bello è che finiamo per dare retta a chi ci dice “io lo so cosa succede, e cosa pensa la gente là fuori”.
    Quadernino