< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • La prossima home page
  • Letter to you
  • Le cose, come sono
  • Nostra Signora del Lavoro
  • Federalismi
  • Tornando
  • A casa
  • Le voci dentro
  • Al lavoro
  • Il lockdown visto da Sarajevo
  • November 2008
    M T W T F S S
     12
    3456789
    10111213141516
    17181920212223
    24252627282930

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign (contact)
     

     

    27/11/2008

    Il giorno che ti alzi senza nausea

    Filed under: — JE6 @ 08:45

    Vado a memoria: una donna su tre abortisce prematuramente, alla prima gravidanza.
    Ci sono giorni che certi corridoi di ospedale sono pieni di donne con l’espressione vuota che provano a trovare consolazione nel constatare di non essere da sole, di non essere quelle con “qualcosa che non va”; a volte sono seguite da compagni smarriti, che vorrebbero fare qualcosa oltre ad andare a prendere un caffè alla macchinetta e ad accarezzare una mano, che vorrebbero poter provare lo stesso dolore ma non ce la fanno, semplicemente perchè non possono.
    C’è chi tiene segreta la propria gravidanza: per scaramanzia, ma anche per un calcolo egoistico che mi sento di sottoscrivere senza il minimo dubbio: perchè sai cosa può succedere, e siccome è già dura realizzare che il bambino che avevi iniziato a sognare, a immaginare non nascerà, la pur sincera compassione altrui non farebbe altro che moltiplicare il dolore. Allora, meglio tacere, parlare solo se e quando quelle che si chiamano freddamente “probabilità di successo” cominciano a diventare consistenti.
    C’è invece chi condivide da subito la propria condizione, e i propri sentimenti: gioia, ansia, dubbio, eccitazione. Un po’ per questione di carattere, un po’ per sfidare le paure con l’ottimismo della speranza: “aspetto un bambino, sai”. A volte va bene, a volte no. E quando non va bene, a volte trova comprensione, empatia, affetto, calore; a volte, invece, trova distacco, indifferenza, magari sarcasmo. Aprirsi agli altri è una scommessa, si vince e si perde, e senza una regola che faccia prevedere l’esito.
    Poi si riprende, si fa un respiro profondo e si torna a camminare, ad alzarsi la mattina senza nausee, a truccarsi per andare in ufficio, a spingere il carrello della spesa, a guardare un dvd, a telefonare alla mamma, a sfogliare un catalogo per le prossime vacanze. Si fa finta di dimenticare, e non si dimentica mai.
    Federica Mogherini