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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    04/11/2008

    Ridendo e scherzando

    Filed under: — JE6 @ 13:48

    Ieri, su FriendFeed, ho scritto che se non avessi il terrore che potrebbe diventare una scelta senza ritorno (e non per mia volontà), sarei estremamente tentato da un anno sabbatico. Una di quelle cose che si dicono per dare aria ai denti, come il 90% delle parole che si sentono al Bar Sport (quelle sensate si riducono a “dammi un bianchino spruzzato” e “segna sul conto”).
    Come capita praticamente sempre, è iniziato il thread cazzaro, vengo anch’io, il baretto sulla spiaggia, io so preparare i cocktail, quando si parte, prendiamoci un casolare, eccetera eccetera. Ora: magari sto semplicemente cercando di far dire ad altri ciò che vorrei dire io, ma ho avuto ed ho ancora l’impressione che la gran parte degli allegri commentatori facesse solo finta di scherzare.

    Panchine

    Filed under: — JE6 @ 08:04

    Ieri sera ho iniziato questo libro di Beppe Sebaste, “Panchine – Come uscire dal mondo senza uscirne”. L’ho comprato sulla fiducia, un po’ per la copertina e un po’ per il titolo. Le primissime pagine raccontano di alcune panchine nel centro di Ginevra, che credo di ricordare, panchine sulle quali ti siedi e guardi la vita scorrere, i tram che passano, la gente che entra nei negozi, le luci delle vetrine. E’ un’immagine molto bella, con l’aggiunta di essere vista da un padre e un figlio che si ritrovano nella città dove il ragazzo è andato a vivere e studiare.
    Mentre leggevo rivedevo un’altra panchina. Avevo parcheggiato da poco ricavandomi uno spazio improbabile nel viale di questa cittadina, ed ero qualche minuto in ritardo. Faceva un caldo micidiale, ma a ricordarlo oggi era un caldo bello, e non mi costò fatica aggiustare il nodo della cravatta che mi ero messo meno di un’ora prima, sotto gli occhi esterrefatti e inumiditi dal sudore di un amico che mi guardava annodare il pezzo di stoffa stando davanti alla vetrata di un bar dove avevamo bevuto un paio di prosecchi freschi. Arrivai alla panchina di spalle, cercandola nel perimetro della piazza e del parchetto che vi stava all’interno, e quando la trovai allungai il passo, e venni accolto con un sorriso. Quella panchina è giusto un ricordo, una cosa bella che non succederà mai più, e questo – onestamente – mi dispiace. Ma così vanno le cose, c’è, e sono contento che ci sia stata. Se ce ne sarà un’altra, beh, questo chi può dirlo.