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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    27/11/2009

    Greetings from York ’09 – Sugli scalini

    Filed under: — JE6 @ 00:47

    Percorro pigro Coney Street con i suoi mercatini natalizi, i formaggi, i dolci, la birra artigianale, la cioccolata calda col brandy, la bigiotteria, le cravatte. C’è una bella atmosfera, allegra ma non frenetica, forse perché è una sera infrasettimanale, forse perché siamo ancora abbastanza lontani dal Natale. Fra tre settimane saremo tutti sull’orlo di una crisi di nervi, lo saranno anche qui nella ricca e nobile e bella York, ma non stasera, stasera siamo tutti calmi, rilassati, abbiamo tempo da perdere o forse da guadagnare passeggiando tra mille oggetti che non compreremo. Il Natale, come qualsiasi festa, non è che uno stato della mente e oggi, 26 novembre, è un po’ Natale. Sugli scalini di quello che sembra essere l’ufficio informazioni della città di York siedono due senza casa, due barboni come dicevamo una volta, e sia lui che lei sono vestiti di abiti lisi e sporchi e digitano compulsivamente su due vecchi cellulari, chissà cosa scrivono mi chiedo mentre giro la testa e guardo una bancarella che vende animali intagliati nel legno.

    Greetings from York ’09 – Evensong

    Filed under: — JE6 @ 00:46

    Non c’è molta gente dentro lo York Minster, in una sera di un giovedì di novembre: i turisti aspettano quel poco di caldo che queste terre offrono durante l’anno. Così, riusciamo a trovare posto negli scranni di legno intarsiato del coro della cattedrale. Ci alziamo all’entrata della corale, ci risediamo al segnale dell’officiante, e poi pare che tutti socchiudiamo gli occhi quando i sedici ragazzini e la dozzina di adulti vestiti di bianco e di rosso iniziano a intonare i salmi. Fisso un bambino che avrà forse sette anni, piccolissimo e con gli occhiali che cerca spasmodicamente di non perdere il filo della lettura, osservo i due tenori che siedono un metro davanti a me modulare un controcanto sfogliando lo spartito. Come due anni fa sempre qui a York, come qualche mese fa nella Westinster Abbey a Londra, sembra che non ci sia altro al mondo che queste voci, che riempiono tutto. Mi trovo a pensare che non serve essere credenti per godere di tutto questo, esserlo aiuta di sicuro a trovare qualcosa di trascendente e inspiegabile e ineffabile, ma c’è anche una bellezza – la bellezza di mille anni di storia, la bellezza di una tradizione e di una dignità – che è di tutti, e non coglierla non è un segno di quella laicità che in tanti difendiamo quasi per partito preso, è solo mancare di un pezzo, e non rendersene nemmeno conto.

    Greetings from York ’09 – Il copione

    Filed under: — JE6 @ 00:45

    Ci godiamo la manciata di ore libere dopo l’appuntamento che ci ha portati in un Business Park nel bel mezzo della campagna dello Yorkshire. La volta scorsa nevicava, oggi York splende sotto il sole e nel vento. Attraversiamo il ponte sull’Ouse, vediamo le acque ancora alte dopo le settimane di pioggia incessante di cui mi parlavano ieri, ci ripariamo dall’aria e chiudiamo gli occhi davanti ai raggi bassi dell’inverno. Un mercatino natalizio dentro una vecchia chiesa, un signore con il cilindro e l’ombrello che indica un fish-and-chips, le volte in mattone di un pub dove ci facciamo consigliare da una anziana coppia di indigeni, le rovine di un’abbazia del dodicesimo secolo, le classi in gita scolastica – okay, be careful, let’s meet here again at eight – le ragazze vestite leggere a dispetto della temperatura, gli addobbi di Natale, la strada romana, i prati all’inglese. Tutto da cartolina, Greetings from York, certo, tutto come da copione; è solo che ci sono dei giorni, anche dei soli momenti ritagliati in tutto quel che fai, che il copione è quello giusto, che tutto è dolce senza essere sdolcinato e divertente senza essere sguaiato, e oggi sembra un po’ così.