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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    13/10/2010

    Greetings from San Francisco – At the window

    Filed under: — JE6 @ 20:09

    Poi uno si trova ad amare, di un paese, delle cose piccole, secondarie. Mangiare nei bagel shop, ad esempio, stando seduti sugli sgabelli, con i gomiti appoggiati sulla lastra di marmo e gli occhi che puntano fuori dalla finestra, guardando la gente che passa sul marciapiede e le macchine che si fermano al semaforo e i grattacieli dall’altra parte della strada, e il rock FM che si spande nel locale, quello dei film di serie B che non fanno male a nessuno e a un certo punto c’è sempre una scena con una macchina che scivola lungo un’autostrada verso un posto più bello e una vita più felice, e tu avresti anche finito il tuo cinnamon sugar bagel with cream cheese ma prendi qualcos’altro perché stai bene lì, con i gomiti appoggiati sulla lastra di marmo e gli occhi che puntano fuori dalla finestra, a guardare la vita che passa accanto e con la mano ti saluta e fa bye-bye, fino a quando ti alzi e rientri nel flusso, take south towards the Fifth sir.

    Greetings from San Francisco – La bandiera

    Filed under: — JE6 @ 01:44

    Mentre cammino tornando verso l’albergo, incrocio un mezzo dei pompieri – e adesso che ci faccio caso, ce ne sono in giro tantissimi, e mi chiedo perché – e questo camion è fermo a un semaforo, e c’è una bell’aria tesa che fa garrire una bandiera innestata nell’angolo posteriore sinistro, ed è una bandiera dei San Francisco Giants, la squadra di baseball della città che ieri sera ha vinto in trasferta il primo turno dei playoff MLB. In quel momento mi arriva una mail da un amico, e guarda i casi della vita, quella mail mi parla di baseball, del ritiro del manager degli Atlanta Braves – l’ho visto ieri sera, che alla fine della conferenza stampa aveva le lacrime agli occhi e si tirava giù la visiera per non mostrarle alle telecamere – e chiude con questa frase: “È un bel momento per esser lì”.
    E allora rispondo subito, ché le coincidenze bisogna sfruttarle, e gli dico che sì “lo è. I cable car, e i mezzi dei pompieri, e l’entrata principale del municipio – dappertutto la bandiera dei Giants. I tifosi dei 49ers che seguono in diretta il finale della partita che li porta 2-1 ed esultano. Cose così” e mentre scrivo penso a quella partita di football che ho visto domenica mattina nello stadio dentro al Golden Gate Park, erano ragazzini di nove o dieci anni, e c’erano le famiglie e le piccole cheerleader, nere e bellissime, anche quelle cicciotte, anche l’unica bianca, e niente, è che qui lo sport sembra sempre un’altra cosa, e niente, è che è davvero un bel momento per essere qui.