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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    30/01/2011

    Maggio ’43 (una sera sulla via Emilia)

    Filed under: — JE6 @ 19:18

    Accendimi le luci. Lascia il buio in sala, solo le luci dell’astronave. Ecco, così, bravo. Che questo mestiere di attore lo si fa per questi due minuti, quando proprio poco prima che tutto sia finito riesci finalmente a vedere le facce di quelli che sono venuti a sentirti. Come quel ragazzo, lo vedi, che fa una faccia seria ma calma perché lei gli ha appoggiato la testa sulla spalla e tira un po’ su col naso e lui le vuole far capire che stai tranquilla amore ci sono qui io, va tutto bene, io sono forte anche se sono un ragazzo, puoi fidarti di me. E quell’altro? Sì, quello in penultima fila, con i capelli neri e la barba, quello che ha la faccia di uno che sa tutte le lingue del mondo e sa pure la mia e adesso stringe gli occhi e sembra una spugna e quando io dico le parole dei miei bisnonni lui le capisce anche se è nato mille miglia lontano e se le gode, quanto se le gode quelle parole. E quella donna, là a sinistra, quella bella con gli occhi fondi come il nero del mare e i capelli lisci, che adesso sta scrivendo qualcosa col telefono, e io credo di sapere cosa scrive, scrive che ha riso e ha pianto, e non parla di me ma parla di lei, e dice che adesso torna a casa e si sente addosso una malinconia bella e non ha voglia di parlare ma solo di guardare fuori dal finestrino della macchina. E macari quest’uomo, questo signore anziano che sta in seconda fila, che se gli metti in bocca una Nazionale senza filtro pare tutto zio Michele che mi insegnava le canzoni di sentimento, quest’uomo io me lo sento che ha visto le bombe cadere dal cielo e macari lui è sfollato in una casa nica nica lontano dalla città e chissà se a sentirmi ha bestemmiato oppure ha ringraziato la sua santuzza come fecero quelli della mia famiglia.
    Adesso stai pronto, quando mi passo le dita tra i capelli tu spegni tutto, anche le luci dell’astronave perché ho visto quel che dovevo vedere, e nel buio io esco, e il sipario si chiude, e tu riaccendi le luci in sala, ché è ora di tornare a casa.

    [Niente, se potete andate a vederlo. Lui vi guarderà dal palcoscenico, e voi sarete contenti]

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