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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    17/02/2011

    360°

    Filed under: — JE6 @ 18:50

    Cerco di ricordare a quanti eventi storici, a quanti punti di non ritorno ho assistito, da normale e semplice spettatore televisivo quale sono da molti anni a questa parte. La prima immagine a colori, la trasmissione combinata Costanzo-Santoro, Quelli della notte, Grillo che dà dei ladri ai socialisti, Benigni che palpa gli zebedei di Baudo, Vermicino, il fuorisincrono di Ghezzi, Blob, Colpo grosso, Drive In, Telepiù, il Satyricon di Luttazzi con l’intervista a Travaglio, e ancora Santoro in piazza poco meno di un anno fa – e la lista potrebbe continuare. Ogni volta qualcuno ha dettoUna cosa così non c’era mai stata, e ogni volta questo qualcuno aveva ragione. E’ che probabilmente nutro ancora l’ingenua speranza che i punti di non ritorno siano davvero tali, che da essi si prenda, si parta e non si ritorni più indietro; invece questo è il paese delle rivoluzioni complete, quelle che fai un salto fanne un altro, fai una giravolta falla un’altra volta, trecentosessanta gradi e ritorni esattamente dove e come eri prima, in attesa del prossimo evento storico.
    Jonkind

    Seicentoquarantotto

    Filed under: — JE6 @ 09:00

    E’ curioso, ma a volte per iniziare un nuovo lavoro bisogna partire dalle cose vecchie di quello precedente, e magari di quello prima ancora. Così mi siedo al tavolo della cucina e inizio a passare in rassegna i biglietti da visita che ho raccolto in questi anni. Perché poi hai voglia a dire che hai le cose online, o nello smartphone, e che della carta ne puoi e vuoi fare a meno, i santini continuiamo a scambiarceli e collezionarli e archiviarli e catalogarli. Seicentoquarantotto, ne passo. Clienti, fornitori, amici, nomi dai quali non riesco a ricavare il sesso. Aziende morte, persone che sai hanno cambiato almeno altri due posti di lavoro. E’ un po’ come guardare un album di fotografie, solo che lì vedi le facce e spesso non ricordi i nomi, qui vedi i nomi e a volte non ricordi le facce. Ti fai passare tra le dita sette, otto, dieci anni di vita. Quando ne scarti uno, quale che sia il motivo – e alla fine della sera mi sono trovato ad averne buttati via duecentonove – hai un momento di incertezza, come quando cancelli un numero dalla rubrica del telefono: e se mi potesse servire? E anche se ha cambiato azienda, magari tenere il suo vecchio biglietto da visita mi serve da promemoria per provare a rintracciarlo. E poi, si butta via la gente così, come se niente fosse? Poi ti fai forza e fai scivolare quel piccolo rettangolo di cartoncino come fai quando scarti una carta a scala quaranta, lì in cima al mucchio delle altre carte inutili. In un angolo del tavolo c’è un mazzetto piccolo, fatto da quattro o cinque biglietti che stanno nel limbo, né scartati né tenuti perché probabilmente utili: sono i tuoi, quelli con il tuo nome sopra, quelli che hai tenuto “per ricordo” – la tua piccola, segreta Spoon River.