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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    20/06/2006

    Allo stile e alla decenza

    Filed under: — JE6 @ 22:20

    Può essere che la circolazione e pubblicazione selvaggia delle intercettazioni telefoniche sia guidata dalla presunzione di poter controllare l’eterogenesi dei fini: legge e giustizia, ricordate?
    Di fatto, dato che il loro contenuto ha spesso molto più a che fare con gli aspetti formali che con quelli sostanziali, si finisce – altrettanto spesso – per ottenere un effetto bizzarro e pericoloso, che è quello di ritenere le violazioni alla forma e all’etichetta più gravi di quelle al codice civile o penale. Oggi è un fiorire di articolesse (Arbasino e Merlo su Repubblica, per fare un esempio; Merlo ha un attacco esemplare: Per noi che non siamo interessati al reato penale, ma allo stile e alla decenza…) che puntano proprio su questo: il Savoia che parla come uno scaricatore di porto, santiddio, che squallore, che tristezza, come siamo caduti in basso. E Prodi: “Leggendo le trascrizioni delle telefonate mi ha solo intristito questa costanza di disprezzo per la donna: questa strumentalizzazione è terribile”.
    Ora, io mi chiedo se non sarebbe l’ora di avere il coraggio di scrivere qualche riga in meno, e in quelle poche affermare che non ce ne frega nulla se il Savoia ha detto che avrebbe voluto scoparsi delle ragazzine – urlando! – ma che ci può eventualmente interessare se ha pagato per scoparsi delle minorenni – e se lo avesse fatto in silenzio, non farebbe alcuna differenza. Mi chiedo se non sarebbe l’ora di rinunciare a un po’ di retorica per dire che non ce ne frega nulla di un disprezzo per le donne tanto reale quanto millantato – dico, mai entrati in un bar o in una caserma? – ma molto ci interessa delle corruzioni e delle concussioni. Mi chiedo se gli articoli dei Merlo e degli Arbasino non contribuiscano maggiormente al famigerato degrado sociale rispetto agli apprezzamenti del Savoia su Giuliana Sgrena. Ma forse sto facendo il trombone anch’io, chissà.

    Greetings from Bucharest – 8. Money, money, money, dinero

    Filed under: — JE6 @ 09:10

    Siccome di sociologia spicciola ne ho già fatta abbastanza, evito di scrivere profonde considerazioni sul fatto che l’esercizio commerciale maggiormente diffuso in quel di Bucarest sia il cambiavalute, seguito dalla banca e dal casinò. Immagino che la cosa abbia un significato, ma ci sono già 35 gradi, e non me la sento di sforzare i neuroni.

    Greetings from Bucharest – 7. Cani

    Filed under: — JE6 @ 07:49

    Ho visto mendicanti, come dappertutto.
    In centro, ho anche visto un paio di cani randagi.

    Greetings from Bucharest – 6. La cancellazione dei ricordi

    Filed under: — JE6 @ 07:48

    Sempre a proposito di comunismo.
    Non ne è rimasto nulla. Per dire, a Berlino si trova ancora il monumento ai carristi sovietici. Qui no. Nemmeno nel centro. Lapidi e croci che ricordano la rivoluzione del 1989, che inneggiano a libertà e democrazia. Ma nulla che parli del passato. Forse perchè questo è ancora ben dentro le persone, sedimentato nel fumo che annerisce i muri delle case, non so.

    Greetings from Bucharest – 5. Dead man walking

    Filed under: — JE6 @ 07:43

    Come al solito, camminare permette di vedere meglio, quasi di toccare con mano il posto in cui ci si trova. Si sentono gli odori e i suoni, si resta spalla a spalla con le persone mentre si attende il semaforo verde. Si guardano le case.
    Ecco, le case di Bucarest.
    Cercavo di capire che cosa non mi tornava di tutto quanto avevo sotto gli occhi. Poi ho capito che che mi aspettavo di vedere la grandezza del comunismo, una manifestazione di forza, di potenza, persino di cattiveria.
    Invece, gran parte delle case di questo posto fanno letteralmente fatica a stare in piedi, costruite con un cemento armato di bassissima lega. Sono storte, scrostate, i balconi che cadono a pezzi, le tapparelle e gli infissi in legno consunti dalle intemperie. Mi chiedo come fosse Bucarest ai tempi di Ceausescu, ma non riesco a immaginarla.

    19/06/2006

    Greetings from Bucharest – 4. Fumo di Romania

    Filed under: — JE6 @ 11:59

    Immagino che Bucarest abbia vissuto una sua propria età dell’oro; lo si intuisce dalla maestosità e dalla grazia di certi palazzi, che non stonerebbero in Francia o in Germania. Non so se questa età dell’oro sia relativamente vicina nel tempo – cinquanta, sessanta, forse settant’anni – oppure se risale all’epoca delle crinoline e dei telefoni bianchi; bisognerebbe essere capaci di fare una di quelle analisi tipo “Carbonio 14”, prendere un muro di un edificio qualsiasi e scrostarlo della patina nera che ricopre quasi qualsiasi oggetto, come se in questo posto non piovesse mai e le poche gocce che scendono dal cielo fossero intrise di fuliggine e tristezza. Avete presente la faccia di un minatore? Ecco, Bucarest ha quella faccia. Come i minatori emana lampi di luce, sorride attraverso aiuole fiorite e cartelloni di Vodafone, ma ha i lineamenti scolpiti in un nero che non è soltanto sporco.

    Greetings from Bucharest – 3. Men at work

    Filed under: — JE6 @ 11:48

    Bisogna avere le coronarie forti per sopravvivere al traffico di questa città. Ci sono milioni di vetture in giro; la gran parte sono Dacia 1310 o 1410 – non chiedetemi di spiegare il modello, sembra una vecchia Renault 12 presa a martellate da un ubriaco – che sfrecciano a velocità spaventose passando da grandi vialoni a viuzze strettissime senza minimamente cambiare stile di guida. Sembra che gli autisti gradiscano molto suonare incessantemente il clacson, accompagnando l’azione con urla belluine e gesti che ricordano molto gli usi e costumi stradali della madre patria. Almeno metà dei marciapiedi è terremotato da lavori di ogni tipo, ruspe e camion sono assiepati ai lati di strade che hanno certamente visto tempi migliori; sembra un paese sospeso tra povertà e sviluppo, e non capisco se i cantieri hanno lo scopo di disfarsi del passato, di costruire il futuro oppure – più semplicemente – di tenere occupati un po’ di sudatissimi operai.

    Greetings from Bucharest – 2. Notti magiche (reprise)

    Filed under: — JE6 @ 08:41

    Credo che il taxista abbia capito che sono italiano. Così, dopo qualche minuto, cambia la stazione radiofonica; Adriano Celentano. Sono troppo stanco per implorarlo di tornare al folclore rumeno che allietava la vettura – che casino che è scoppiato quaggiù.

    Greetings from Bucharest – 1. Notti magiche

    Filed under: — JE6 @ 08:39

    All’una di notte, con l’aria fresca che entra nel taxi e che mi risveglia dal torpore del viaggio, incrociamo un corteo nuziale. Sono tutti in moto, il ragazzo che guida e la ragazza che gli cinge la vita; occupano le tre corsie di questo enorme vialone, le auto gli passano in mezzo e suonano il clacson per salutare. La sposa ha ancora il suo vestito bianco, lo strascico e il velo si alzano nell’aria. Sembra un film di Fellini.

    18/06/2006

    Legge e giustizia

    Filed under: — JE6 @ 15:57

    Da un po’ di tempo leggo di questa teoria per cui legge e giustizia son due cose ben distinte tra loro (oh, prima di Giuliano Ferrara lo aveva detto – molto meglio – Francesco De Gregori, rileggete il testo di “Il bandito e il campione”). Se è vero, e ricordando la diffusa venerazione per il Pasolini del “Io so”, allora la pubblicazione e l’avida compulsazione delle intercettazioni telefoniche è qualcosa che non ha a che fare con la prima bensì con la seconda. E allora, magari va bene così.