Allo stile e alla decenza
Può essere che la circolazione e pubblicazione selvaggia delle intercettazioni telefoniche sia guidata dalla presunzione di poter controllare l’eterogenesi dei fini: legge e giustizia, ricordate?
Di fatto, dato che il loro contenuto ha spesso molto più a che fare con gli aspetti formali che con quelli sostanziali, si finisce – altrettanto spesso – per ottenere un effetto bizzarro e pericoloso, che è quello di ritenere le violazioni alla forma e all’etichetta più gravi di quelle al codice civile o penale. Oggi è un fiorire di articolesse (Arbasino e Merlo su Repubblica, per fare un esempio; Merlo ha un attacco esemplare: Per noi che non siamo interessati al reato penale, ma allo stile e alla decenza…) che puntano proprio su questo: il Savoia che parla come uno scaricatore di porto, santiddio, che squallore, che tristezza, come siamo caduti in basso. E Prodi: “Leggendo le trascrizioni delle telefonate mi ha solo intristito questa costanza di disprezzo per la donna: questa strumentalizzazione è terribile”.
Ora, io mi chiedo se non sarebbe l’ora di avere il coraggio di scrivere qualche riga in meno, e in quelle poche affermare che non ce ne frega nulla se il Savoia ha detto che avrebbe voluto scoparsi delle ragazzine – urlando! – ma che ci può eventualmente interessare se ha pagato per scoparsi delle minorenni – e se lo avesse fatto in silenzio, non farebbe alcuna differenza. Mi chiedo se non sarebbe l’ora di rinunciare a un po’ di retorica per dire che non ce ne frega nulla di un disprezzo per le donne tanto reale quanto millantato – dico, mai entrati in un bar o in una caserma? – ma molto ci interessa delle corruzioni e delle concussioni. Mi chiedo se gli articoli dei Merlo e degli Arbasino non contribuiscano maggiormente al famigerato degrado sociale rispetto agli apprezzamenti del Savoia su Giuliana Sgrena. Ma forse sto facendo il trombone anch’io, chissà.