< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • A casa
  • Le voci dentro
  • Al lavoro
  • Il lockdown visto da Sarajevo
  • Dare i nomi alle cose
  • Nella bolla
  • L’altra zona
  • Questa era l’acqua
  • Di pietre e fiducia
  • Mustafa e mia mamma
  • December 2009
    M T W T F S S
     123456
    78910111213
    14151617181920
    21222324252627
    28293031  

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign (contact)
     

     

    30/12/2009

    Rivergination

    Filed under: — JE6 @ 10:32

    Io Bettino Craxi l’ho visto solo una volta. Dal vivo, dico. Era una manifestazione elettorale al Palazzo delle Stelline di Corso Magenta a Milano, io ero lì perché qualche mese prima mi era venuta la brillante idea di fare la tesi sulla comunicazione dei partiti politici, ero stato da poco alla Federazione PDS di Modena e negli uffici polverosi della DC milanese. Ricordo una cinquantenne dalle grandi tette e i lunghi ricci rossi che girava tra la gente con un grosso cesto di vimini pieno di garofani altrettanto rossi, cinquemila lire per un garofano e nessuno sconto quantità. Lui entrò nella sala, la attraversò per il lungo ed era tutto un mormorio, un po’ di adorazione, un po’ di odio represso, un po’ di sentiamo-adesso-cosa-dice. Magnetico era magnetico, persino per uno come me che si sentiva quasi a casa nel PDS occhettiano dopo aver votato una volta Carlo Tognoli, scartato a vita i radicali per manifesta inabilità e palese onanismo, curato l’orticaria a ogni visione del Coniglio Mannaro. A un certo punto un signore si alzò, stava in fondo alla sala, e gridò qualcosa che aveva a che fare con Mario Chiesa, qualcosa come “che ci fa questa gente nel nostro partito”; lui fece un cenno con un’espressione infastidita, continuò il suo comizio, il molestatore venne allontanato dalla security interna, e sembrava di stare dentro la fine dell’impero romano.
    Nel corso del tempo ho cambiato idea su tante persone, oggi, ad esempio, non avrei problemi a votare Emma Bonino (Pannella no, mi dispiace, c’è un limite anche all’egocentrismo molesto) e mi capita di trovarmi persino a rimpiangere una certa Democrazia Cristiana. Ma Craxi davvero non riesco ancora a digerirlo, è più forte di me, è qualcosa che va oltre la politica – sulla quale ci sarebbe comunque parecchio da discutere – e tocca lo stomaco. Stavo per scrivere che mi dà ancora fastidio la sua berlusconità, ma mi sono reso conto che potrei dire con altrettanta sicurezza che di Berlusconi mi dà fastidio (fra le molte altre cose) la sua craxitudine, l’arroganza volgare e prepotente, il vittimismo interessato, per non parlare della pratica della politica come comitato d’affari. Non ho simpatie per Antonio di Pietro, ma ne ho ancora meno per Letizia Moratti e la sua idea di dedicare una strada o un giardino o un luogo pubblico di Milano a Craxi: i problemi sono altri, lo so, ma anche per me quell’uomo continua a essere il latitante che si dichiara esule per rifarsi una verginità – o per toglierla a chiunque.