Cose che capitano, e che, per fortuna, passano
Un grazie a Beppe Severgnini per non aver ancora cancellato dall’universo web circa 5000 racconti brevi dedicati al famoso giorno palindromo, il 20 febbraio 2002. Avevo scritto anch’io e, con sorpresa pari tanto alla soddisfazione quanto ad un certo imbarazzo, venni giudicato uno dei migliori 19. Passati 13 mesi, l’intera faccenda – voglio dire, quella che sta all’origine del mio pezzullo – era finita nel mio personale dimenticatoio. Ma, come dice il sommo Gabo Mà rquez, le storie buone sono quelle che ti restano dentro e non c’è modo di mandarle via. Così, ieri in autostrada, mentre moglie e figlia dormivano il sonno dei giusti, tutto è tornato a galla.
Milano. Mi sveglio con lo stomaco arrotolato, un paio d’ore prima che la sveglia faccia il suo dovere. Vorrei che il maledetto palindromo fosse già finito, scomparso dalla mia vita, perchè questo ventifebbraioduemiladue ha senso solo come ponte tra il diciannove ed il ventuno, un due di briscola, insomma. Domani mattina mi alzerò alla stessa ora e mi ficcherò in tangenziale verso Linate, per accogliere un signore che verrà da Amsterdam per portarmi cattive notizie. Lo so da giorni, ed ogni mattina mi sveglio qualche minuto prima, e di umore peggiore. Quanto sarebbe meglio se tutto fosse già finito e se avessi già ascoltato le parole che non voglio sentire. E’ come essere all’università , quando avrei pagato oro per non vivere il giorno della vigilia dell’esame. Ma allora, almeno, le cose dipendevano anche da me. Mi alzo cercando di non fare rumore; capisco che mia moglie è sveglia, sta lì sotto le lenzuola in pena per il mio malumore e la mia preoccupazione. Nella buona e nella cattiva sorte, amore mio. E non puoi immaginare quanto mi senta in colpa per tutto questo. Sento le pupille dilatarsi per abituarsi al buio, entro nella cameretta e distinguo la sagoma di mia figlia che dorme tranquilla dalle dieci di ieri sera. Compirà un anno fra tre giorni, e dovrò impegnarmi per far sì che sia una giornata bella e serena come si merita una bambina. Mi intenerisco come tutte le mattine, e me ne vado davanti alla televisione ad abbrutirmi con una lezione di fisica di Nettuno. Aspetterò le sette, mi farò la barba, e cercherò di dare un capo ed una coda ad una giornata inutile. Poi mi riaddormenterò, mi sveglierò ancora prima di oggi, mi farò la barba e perderò dieci minuti della mia vita dietro al nodo della cravatta. In fondo, per andare ai funerali ci si mette eleganti.