< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"

    "Post sotto l'albero 2010"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Scarica "Post sotto l'albero 2010 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2010 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • Quando sarà finita
  • 13D
  • Mille, mille e cento metri
  • Deflated
  • Lungo il fronte
  • Dentro la circonvallazione
  • Dito, luna
  • “E non dire di quelli che sono morti sulla via di Allah: ‘Sono morti’. No, sono vivi ma tu non li senti”
  • Ieri
  • “Aspetto”
  • March 2009
    M T W T F S S
     1
    2345678
    9101112131415
    16171819202122
    23242526272829
    3031  

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign

     

    07/03/2009

    La signora-bene

    Filed under: — JE6 @ 09:25

    La signora-bene non usa la metropolitana come noi comuni mortali: piuttosto, la onora della sua presenza. Potrebbe chiamare un taxi, e spendere venti euro per andare dal suo appartamento di Santa Maria delle Grazie – tutto stucchi e domestiche e libri di antiquariato – al negozio di scarpe dove la conoscono da una vita ma le danno ancora del Lei; ed è quello che fa di solito. Ma una volta ogni tanto la signora-bene sente un sussulto, ricorda la sua infanzia nella Milano delle macerie e dei cani randagi, e torna in mezzo alla gente. Percorre decisa ed elegante i duecento metri che la separano dalla fermata della linea rossa, scende gli scalini, va all’edicola, compra due biglietti, aggiunge per pura abitudine il Corriere della Sera. A quel punto, la signora-bene infila i guanti. Guanti che costano quanto il mio vestito di fresco lana comprato da Conbipel, e il resto mancia. Ha qualche secondo di smarrimento, perchè sono cambiate le macchinette obliteratrici e lei non sa qual è il verso giusto di inserimento del biglietto: chiede al controllore di stazione di aiutarla, con un tono a metà tra il seccato, il gentile e il condiscendente, e una volta risolta la scocciatura si mischia con le altre centinaia di passeggeri. E’ difficile non notarla: avrà una settantina d’anni ma ne dimostra almeno dieci di meno, potenza delle cure estetiche e di una forza di volontà che noi applichiamo solo alle bottiglie di birra con le quali ci sbronziamo il venerdì sera; veste di quell’eleganza sobria e costosa dei borghesi veri, i borghesi nell’animo, non importa se nati poveri; non si siede anche se c’è posto perchè i sedili non brillano di pulizia e non si può non vedere che la mettiamo a disagio, noi operai e insegnanti e ferrovieri e impiegati di banca e cassintegrati e segretarie, non si può non vedere che fa in modo di tenersi a distanza, non si può non vedere che osserva i nostri giacconi sintetici, le nostre scarpe made in China, i nostri orli scuciti, i nostri capelli sfuggiti allo shampoo per la troppa fretta di una mattina passata tra bambini da accompagnare a scuola, chiavi dimenticate in un cassetto e caffè preparati con macchinette da cinquantanove euro e novanta. Non c’è nessuna affettazione nei suoi modi, non c’è sussiego nè ostentazione: solo, non siamo tutti uguali, e non possiamo esserlo per dieci minuti passati gli uni a fianco degli altri su un vagone della tratta Sesto F.S. – Rho Fiera. La guardiamo scendere, i capelli castani in perfetto ordine e i guanti – gesucristo, i guanti – che toglierà quando sarà tornata in superficie. E la dimentichiamo subito, pulendoci un’unghia o tornando a leggere le pagine dello sport di un quotidiano gratuito che butteremo per terra quando saremo arrivati a destinazione.

    06/03/2009

    Tempi di crisi

    Filed under: — JE6 @ 22:00

    Qualche ora fa, su Friendfeed ho chiesto dei consigli di lettura. Ho buttato lì i titoli di quattro libri di cui sto valutando l’apertura (Welsh, “I segreti erotici dei grandi chef”, Murgia, “Viaggio in Sardegna”, Foster Wallace, “Oblio”, McCarthy, “Cavalli selvaggi”). Ho avuto un po’ di ritegno e non ho scritto che mi sono fermato a fissare – incredulo ed attratto – la copia autografata di “Ciascuno è perfetto” di Raffaele Morelli che un amico perfido anzicheno mi ha regalato qualche mese fa. Epperò, c’è un limite anche alla disperazione.

    Avanti popolo

    Filed under: — JE6 @ 07:45

    Si può tenere un blog anche solo per sentirsi dire “La seguirò ovunque. Anche quando si prenderanno gioco di lei per questa sua bislacca idea. Io ci sono.“

    03/03/2009

    Cattivi maestri

    Filed under: — JE6 @ 13:59

    Va bene, è facile ironia. Ma che la modernizzazione dei servizi postali e finanziari albanesi prenda come benchmark la struttura di Poste Italiane a me pare davvero uno scherzo, oppure un abile tentativo di sabotare le relazioni diplomatiche tra i due paesi.
    Corriere.it

    02/03/2009

    And until we meet again

    Filed under: — JE6 @ 10:59

    Brodo Primordiale chiude, e con esso un altro pezzetto della blogosfera che fu. Ma il Dottor Brodo vive e lotta insieme a noi, e in fondo questo è ciò che conta.
    Brodo Primordiale