< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • Tornando
  • A casa
  • Le voci dentro
  • Al lavoro
  • Il lockdown visto da Sarajevo
  • Dare i nomi alle cose
  • Nella bolla
  • L’altra zona
  • Questa era l’acqua
  • Di pietre e fiducia
  • December 2004
    M T W T F S S
     12345
    6789101112
    13141516171819
    20212223242526
    2728293031  

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign (contact)
     

     

    14/12/2004

    Greetings from Geneva 3 – Voci bianche

    Filed under: — JE6 @ 22:01

    Girato uno dei molti angoli di queste vie tortuose della città vecchia, ci si trova di fronte alla scalinata della cattedrale di St. Pierre. “Andiamo a dare un’occhiata” dico al collega, che acconsente, forse perchè intirizzito dall’aria ghiacciata che arriva dal lago.
    Così entriamo, e troviamo una splendida chiesa dalla navate alte e solenni, piena zeppa di gente. E là, in fondo, dietro l’altare, un centinaio di bambini, tutti con la camicia bianca, tutti disposti a creare un coro di voci bianche che dopo pochi minuti riempie lo spazio di questa cosa strana e fantastica che è la gioia dei bambini.
    Sulle panche siedono i genitori, che li guardano e cercano di farsi vedere alzando e muovendo la mano in segno di saluto, e i fratellini e le sorelline che si arrampicano sugli inginocchiatoi e battono le mani tenendo il tempo di queste canzoni di quest’altra cosa strana e fantastica che è il Natale. Fa un po’ meno freddo, a pensarci bene.

    Greetings from Geneva 2 – Good ol’ times

    Filed under: — JE6 @ 21:56

    Uno stacco del genere l’ho visto soltanto ad Ankara: tra città vecchia e città nuova, qui a Ginevra, non c’è soltanto il dislivello che ti fa salire mentre il calendario va a ritroso. C’è il solco profondo che divide due mondi: da un lato gli alberghi a cinque stelle, le centinaia di banche private, le limousine, le vie incendiate dalle luminarie di Natale; dall’altro, a poche centinaia di metri, il silenzio delle vie pietrose, severe ma non tristi, che si mostrano nella loro bellezza sobria.
    Per un po’, sembra non solo di trovarsi in un’altra città – e quale, poi? – ma sembra di essere tornati indietro nel tempo, anzi: sembra di essere davvero fuori dal tempo. Ci sarebbe da vergognarsi, per aver scritto una banalità lialesca come questa, se non fosse che è proprio così, che qui, nella città vecchia, l’orologio è un di più, superfluo e persino fastidioso.

    Greetings from Geneva 1 – I sette nani

    Filed under: — JE6 @ 21:48

    A dire il vero, eravamo un po’ più di sette; venticinque, occhio e croce.
    E tutti rigorosamente sotto i centoottanta centimetri di statura, chè altrimenti sull’ATR non si riesce a salire, a meno di non andare a carponi.

    Anch’io

    Filed under: — JE6 @ 08:32

    E che Dio me la mandi buona con il viaggio di ritorno, chè di questi tempi.
    Wittgenstein