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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    08/12/2004

    Greetings from Brussels 3 – Grand Place

    Filed under: — JE6 @ 23:01

    Insomma, qualche piazza l’ho pure vista, in vita mia: davvero, la Grand Place di Bruxelles si merita almeno il podio. Uno spettacolo di architettura, di musiche in sottofondo, di luci che illuminano i palazzi, di gente che se ne sta con il naso rivolto verso l’alto, di bicchieri di Gluhwein. Una cosa che tira via il fiato, che ti fa restare fermo, in silenzio, a guardare i riflessi verdi e rossi e blu delle luci che fanno brillare la cattedrale, che ti fa sentire Natale con qualche settimana di anticipo, che ti fa stare bene anche a mille chilometri da casa, anche se ti sei svegliato molto prima dei panettieri e domani sarà la stessa cosa, ma che importa: adesso, quello che conta é trovare un computer e raccontare quello che si puo’, quello che si ricorda.

    Greetings from Brussels 2 – Multietnicità

    Filed under: — JE6 @ 22:56

    Invece, dopo qualche ora, ti rendi conto che questa città, che sarebbe morta da tanto tempo (senza nemmeno essersene resa conto), vive delle cento nazionalità delle persone che la popolano: mi trovo in un ufficio dove lavorano un norvegese, un inglese, un irlandese, una tedesca, un estone cresciuto in Congo (cosi’ mi dicono: giuro che faccio fatica a crederlo possibile), una finlandese, una olandese, una belga. Parlano un ircocervo di lingue e accenti, e pero’, sul serio, sembra di stare nel centro esatto del mondo, o di questa parte di mondo che chiamiamo Europa.

    Greetings from Brussels 1 – Grigio

    Filed under: — JE6 @ 22:52

    E dire che le previsioni del tempo davano “soleggiato”. Vabbeh, che cosa ti puoi aspettare dal Belgio a dicembre? Un aereo pieno di tifosi dell’Anderlecht troppo stanchi per fare casino, un cielo grigio e basso, e la sensazione di essere in un paese che non esiste, metà Francia e metà chissà cosa, silenzioso e triste nei suoi colori che ti fanno quasi rimpiangere la periferia di Milano.