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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla. (Gabriel Garcia Marquez)
Mi sono accorto che la mela che stavo per addentare viene dal Cile. E costa come la mela che non ho comprato, provenienza Val di Non. Dov’è l’errore, mi chiedo? Perchè uno dei due prezzi è sbagliato, vero? Vero?
Nessun errore. hanno lo stesso prezzo perche’ la mela della Val Di Non e’ venduta sottocosto grazie ai generosi sussidi europei all’agricoltura, mentre la mela del Cile e’ venduta con dazi all’importazione che ne triplicano il prezzo. Il trasporto incide relativamente poco.
Lei mi sta dicendo che, a prezzi di mercato, nonostante diecimila chilometri di trasporto, le mele cilene costerebbero cinque o dieci volte meno quelle italiane? C’è del marcio, in questa frutta.
Piu’ o meno. A prezzi di costo, trasporto incluso, senza tasse e sussidi, la differenza e’ davvero elevata. Per darle un altro esempio, a prezzi di costo con l’importo che paga qui per due o tre etti di bistecca chianina ci compra un chilo di bistecca argentina di ottima qualita’.
forse in produzioni tutto sommato labour intensive incidono anche le diverse tutele, non solo salariali (i trattori insonorizzati forse in Cile non sono una grande questione, i cafoni della Val di Non, che volete, hanno alzato la cresta, se non sono insonorizzati vi mandano a cagare), dei lavoratori. forse.
poi, certo, i cattivoni di Bruxelles. chi sono io per sfuggire al luogo comune?
Allora forse di quelle miliardate di contributi che vanno ai cafoni della Val di Non potremmo darne qualche spicciolo ai cileni perchè se lo comprino anche loro, il trattore insonorizzato. Magari usato, che tanto lì han poco da fare i sofistici.
Riotta (noto sovversivo) su Io Donna di sabato spiegava abbastanza bene lo scandalo dei sussidi all’agricoltura, ricordando per esempio che contadini bisognosi come la Regina Elisabetta beccano fior di sovvenzioni per le tenute in Inghilterra.
Prendo atto. Le sovvenzioni servono a tenere bassi i prezzi agricoli all’origine, e quindi a mantenere elevati i margini di intermediazione nell’ambito della catena distributiva che porta la mela dalla Val di Non alla mia tavola. Ciò nonostante, fatico a farmi una ragione del fatto che diecimila chilometri di trasporto (più una serie di margini di intermediazione, chè non sto parlando di frutta equosolidale) non abbiano impatto sul costo di una mela, che io ho pagato circa 19 centesimi.
riotta mi annoia, sono un selvaggio, porto l’anello al naso e non conosco le politiche di prezzo nella grande distribuzione. forse sulle mele della val di non e del cile viene applicato lo stesso mark up, forse no.
comunque, i gusti son gusti, personalmente in questa stagione lascerei perdere le mele (quella della val di non sono state raccolte lo scorso autunno, quelle cilene costeranno anche poco, ma si sono fatte il giro del mondo, non me le aspetto freschissime), vada per le pesche. poi vedi tu se ti va di prendere quelle emiliane (occhio, però, ‘sti bastardoni hanno preso i contributi da Bruxelles, magari qualcuno ha anche mandato i figli a studiare, i cafonacci, dove andremo a finire?) o di qualche altra parte.
In altri tempi, i cafonacci riuscivano a mandare i figli a scuola anche senza i sussidi di Bruxelles – parlo per esperienza familiare. Certo, dovevano fare qualche sacrificio (eufemismo).
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July 11th, 2005 at 11:58
Nessun errore. hanno lo stesso prezzo perche’ la mela della Val Di Non e’ venduta sottocosto grazie ai generosi sussidi europei all’agricoltura, mentre la mela del Cile e’ venduta con dazi all’importazione che ne triplicano il prezzo. Il trasporto incide relativamente poco.
July 11th, 2005 at 12:03
Lei mi sta dicendo che, a prezzi di mercato, nonostante diecimila chilometri di trasporto, le mele cilene costerebbero cinque o dieci volte meno quelle italiane? C’è del marcio, in questa frutta.
July 11th, 2005 at 12:23
Piu’ o meno. A prezzi di costo, trasporto incluso, senza tasse e sussidi, la differenza e’ davvero elevata. Per darle un altro esempio, a prezzi di costo con l’importo che paga qui per due o tre etti di bistecca chianina ci compra un chilo di bistecca argentina di ottima qualita’.
July 11th, 2005 at 13:48
Ma non eravamo noi che eravamo quelli del libero mercato?
July 11th, 2005 at 18:36
Libero mercato, ma non nell’agricoltura europea. E d’altra parte in Svizzera è peggio.
July 12th, 2005 at 10:44
forse in produzioni tutto sommato labour intensive incidono anche le diverse tutele, non solo salariali (i trattori insonorizzati forse in Cile non sono una grande questione, i cafoni della Val di Non, che volete, hanno alzato la cresta, se non sono insonorizzati vi mandano a cagare), dei lavoratori. forse.
poi, certo, i cattivoni di Bruxelles. chi sono io per sfuggire al luogo comune?
July 12th, 2005 at 12:43
Allora forse di quelle miliardate di contributi che vanno ai cafoni della Val di Non potremmo darne qualche spicciolo ai cileni perchè se lo comprino anche loro, il trattore insonorizzato. Magari usato, che tanto lì han poco da fare i sofistici.
July 13th, 2005 at 16:51
Riotta (noto sovversivo) su Io Donna di sabato spiegava abbastanza bene lo scandalo dei sussidi all’agricoltura, ricordando per esempio che contadini bisognosi come la Regina Elisabetta beccano fior di sovvenzioni per le tenute in Inghilterra.
July 13th, 2005 at 17:15
Prendo atto. Le sovvenzioni servono a tenere bassi i prezzi agricoli all’origine, e quindi a mantenere elevati i margini di intermediazione nell’ambito della catena distributiva che porta la mela dalla Val di Non alla mia tavola. Ciò nonostante, fatico a farmi una ragione del fatto che diecimila chilometri di trasporto (più una serie di margini di intermediazione, chè non sto parlando di frutta equosolidale) non abbiano impatto sul costo di una mela, che io ho pagato circa 19 centesimi.
July 13th, 2005 at 22:51
riotta mi annoia, sono un selvaggio, porto l’anello al naso e non conosco le politiche di prezzo nella grande distribuzione. forse sulle mele della val di non e del cile viene applicato lo stesso mark up, forse no.
comunque, i gusti son gusti, personalmente in questa stagione lascerei perdere le mele (quella della val di non sono state raccolte lo scorso autunno, quelle cilene costeranno anche poco, ma si sono fatte il giro del mondo, non me le aspetto freschissime), vada per le pesche. poi vedi tu se ti va di prendere quelle emiliane (occhio, però, ‘sti bastardoni hanno preso i contributi da Bruxelles, magari qualcuno ha anche mandato i figli a studiare, i cafonacci, dove andremo a finire?) o di qualche altra parte.
July 14th, 2005 at 16:06
In altri tempi, i cafonacci riuscivano a mandare i figli a scuola anche senza i sussidi di Bruxelles – parlo per esperienza familiare. Certo, dovevano fare qualche sacrificio (eufemismo).