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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    30/07/2005

    Greetings from Madrid – 5. Sull’orlo del fallimento

    Filed under: — JE6 @ 16:15

    Ci sono alcuni segni inconfutabili dell’inarrestabile declino della nostra compagnia di bandiera. Il panino che viene spacciato per snack al pomeriggio e per cena alla sera, composto dalla stessa sostanza usata dai dentisti per prendere l’impronta del palato (e che, infatti, ottiene lo stesso risultato finale, una volta inserito in bocca). E il fatto che, sul volo di ritorno, alla richiesta di un quotidiano si viene posti di fronte ad una scelta che fa tremare le vene e i polsi anche dei più temerari: signore, gradisce “La Padania” o “L’Avanti“?

    Giuro, io credevo che L’Avanti avesse chiuso le pubblicazioni ai tempi di Craxi e Intini. Esiste ancora, invece. Cosa diceva Vico? Corsi e ricorsi? Ecco, appunto.

    Update: nei commenti, Diderot ha tentato di gettare i lettori nel panico, avanzando l’ipotesi dell’esistenza – addirittura – di due “Avanti”, uno per ciascun partito socialista attualmente in attività. Mi duole constatare che la cosa è vera: i socialisti di destra hanno un quotidiano, quelli di sinistra (vabbeh) un settimanale. Ah, quanto mi manca “Cuore”.

    Greetings from Madrid – 4. Pituras Negras

    Filed under: — JE6 @ 16:10

    Una visita – veloce, troppo veloce, ma si fa quel che si può – al Prado è una specie di obbligo morale, se ci si trova da queste parti. Se non altro per farsi prendere da una neanche troppo sottile angoscia, fermi in mezzo ad una delle quattro o cinque sale che raccolgono le Pituras Negras di Goya. Ci vogliono giusto cinque minuti per capire che gran parte dell’arte del Novecento – Picasso, Munch e i Nirvana, per dire – non è altro che una ripetizione spacciata per straordinaria novità. Kurt Cobain (no, non mi stava tanto simpatico) e il suo male di vivere, come quello, chessò, di Celine: niente da dire, ragazzi, ma siete fuori tempo massimo. Francisco ha spiegato tutto centocinquantanni prima di voi.

    Greetings from Madrid – 3. Fiesta

    Filed under: — JE6 @ 16:03

    Anni fa, ricordo un fiorire di articoli, servizi tv, dotte analisi sociologiche che prendevano in esame la cosiddetta Movida madrilena. La moda è passata, ma le strade di questa città stupenda, nobile, pulita, ricca e allegra sono sempre piene di gente che sembra sapere come godersi la vita. Di giorno, si trovano quasi solo turisti – cartina e bottiglia d’acqua in mano, ci vuole poco a riconoscerli. Ma dalle otto di sera in poi, arrivano i padroni di casa. Quelli che qui ci vivono, e sembra che ci vivano sul serio: insomma, non danno l’idea di limitarsi ad abitare a Madrid: piuttosto, la riempiono, la rendono ciò che è, portano in giro i bambini e ci vanno al ristorante e nessuno si lamenta. Madrid non mi sembra sconosciuta ed estranea ai madrileni come troppe volte mi sembra essere Milano e, ultimamente, anche Roma. Ma certo, sono qui a passare tre ore libere, sono un turista per caso: alla fine, che ne so io di come si vive qui?

    Greetings from Madrid – 2. L’amico gourmet

    Filed under: — JE6 @ 15:52

    Che non lo faccia di mestiere, si capisce da certi dettagli: un professionista i nomi dei locali che consiglia se li ricorda, e non usa artifici come “Casa nome proprio maschile” per dissimulare la dimenticanza di Casa Alberto. Ma, per quanto mi riguarda, il signor Sofri junior entra nella lista di coloro dei quali ci si può fidare di un consiglio culinario. L’ho detto.

    Greetings from Madrid – 1. Porto i bambini a giocare

    Filed under: — JE6 @ 15:45

    Uno arriva al Palacio Real, che al suo fianco ha la cattedrale di Santa Almudena, e si aspetta di trovare poliziotti e militari assortiti, a difesa di quelli che vengono chiamati “obiettivi sensibili”. Ci saranno di sicuro, ma altrettanto sicuramente sono ben nascosti; perchè vedo solo giardini verdi e ben curati dove la gente si sdraia, parla, si fa due risate, e un parco giochi – a cinquanta metri dalla casetta del re – dove i bambini vanno sull’altalena, si buttano giù dagli scivoli, si spruzzano l’acqua e, insomma, fanno i bambini. Mi piace l’idea che Juan Carlos, ogni tanto, faccia due passi fuori casa e si diverta con i suoi piccoli sudditi.