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20/12/2005
I clienti di Trenitalia sono davvero incontentabili. Quando i treni sono affollati, si lamentano perchè devono viaggiare standosene in piedi; quando, invece, c’è spazio a sufficienza, si lamentano perchè si siedono e vengono punti da uno scorpione.
Repubblica
Ringrazio tutti coloro che hanno speso parole buone nei miei confronti per il Post sotto l’albero: molto gentili, ma ricordate che io ho fatto solo il collettore, niente di più.
Mi devo anche scusare: con Mitì Vigliero, perchè non ho mai ricevuto il suo racconto (in questo paese, non ci si può fidare della posta, nemmeno di quella elettronica); con Proserpina, alla quale ho appioppato un URL sbagliato (gente, questo è quello giusto); e con i lettori, perchè non ho avuto tempo di fare editing e il Post riporta un tot di refusi qui e là.
19/12/2005
Leggo da Beppe Caravita che Letizia Brichetto in Moratti, candidata del centrodestra per la poltroncina di sindaco di Milano, si sarebbe “comprata tutti i domini relativi alle vie di Milano, creando un finto blog sulla sua campagna elettorale”. Quattromila domini, più o meno.
Siccome la cosa mi pare una sciocchezza di proporzioni bibliche, faccio un controllo. Digito www.via-appennini.it, e mi viene fuori un simpatico simulacro di blog; la cosa fantastica è che non ci sono i post, ma ci sono i commenti. Vabbeh. Provo con un’altra via della zona: Via delle Ande. Anche lei ha il suo bel blogghetto di periferia, fatto esattamente allo stesso modo. Ma proprio allo stesso modo, eh? Per dire, i commenti sono esattamente gli stessi del primo. Un caso? Ma no: gli abitanti di Via Falck godono dello stesso trattamento.
Ora, sarà demagogia spicciola, ma se devo giudicare l’assennatezza degli investimenti in comunicazione della signora candidata, qualche dubbio mi viene. In famiglia, evidentemente, di soldi ne hanno così tanti che non sanno nemmeno come spenderli, così li sprecano. E con le casse del comune, dottoressa, cosa facciamo?
Network Games (e poi dovrebbe seguire una lista di quattromila URL: mi comprenderete se mi autoesento dal compito)
18/12/2005
L’hanno già segnalato in tanti, perchè nel nostro piccolo mondo fatto di post quasi quotidiani X$ è quel che si dice una personalità (e il gioco di parole è voluto): i tagliatori di teste hanno fatto qualche altra vittima, e la pink slip è stata recapitata anche nelle mani del nostro amico. Qui si rilancia la notizia, e si aggiunge un piccolo ricordo personale.
Quattro anni fa, proprio di questi giorni, poco prima della presentazione dei conti annuali agli analisti di Wall Street, il sottoscritto e un paio di centinaia di suoi colleghi in tutta Europa furono invitati a presentarsi in quattro uffici di quelli che si affittano per un giorno; ci ritrovammo, smarriti anzicheno, a sederci intorno a un tavolo, fissando un televisore sul quale stava montata una webcam. Di lì a poco, il faccione di Mister President, un tranquillo trentacinquenne americano con il quale pochi mesi prima ci eravamo trovati a bere birra in un albergo di Marbella, ci salutò, introducendo una serie di slide che spiegavano la più classica delle ristrutturazioni di un’azienda che faceva una montagna di soldi e dalla quale ci si attendeva che facesse diventare la montagna ancora più alta. Su quelle slide non c’erano i nostri nomi, bensì le nostre funzioni: ma il destino era chiaro. Essere licenziati in videoconferenza è una cosa strana, perchè si fa davvero fatica a credere che quello che sta accadendo è vero, che non è un gioco, una simpatica e innocua cazzata come tutto ciò che esce dal televisore. Ricordo che, al termine dello spettacolo, uscii a prendere una boccata d’aria, e telefonai a mia moglie – all’epoca a casa in maternità – e le dissi “beh, mi hanno licenziato”, con il tono con cui uno può annunciare di aver comprato quattro francesini invece di tre michette.
Non so bene perchè sto raccontando questa piccola storia personale, dalla quale non ho nessuna morale da trarre se non che “le cose vanno così”; forse lo sto facendo perchè sono cascato in piedi, ed è ciò che mi auguro capiti a Lorenzo e ai suoi colleghi.
Personalità Confusa
16/12/2005
Ritorna il Post sotto l’albero, poteva non ritornare la Carrà?
Repubblica.it
D: Senta, caro lei, non è che avrebbe voglia di scrivere un raccontino natalizio?
R: M******, ogni volta
Il Post sotto l’albero nasce così. E-mail settimanali di sollecito, chat tardo-pomeridiane, commenti minatori lasciati qua e là, minacce fisiche, scenate di vittimismo, appelli accorati. Un lavoraccio, insomma.
Ma alla fine, non si sa bene come, ce la si fa sempre. Così, puntuali come una cambiale, ecco la raccoltina natalizia.Terza edizione, niente meno.
Come al solito, siete liberi di farne un po’ quello che volete; va bene (quasi) tutto: l’anno scorso, per dire, metà dei post sono finiti come regalo sotto i tergicristalli delle macchine parcheggiate davanti a un ristorante cingalese. Se decidete di stamparlo e usate la carta giusta, ne potete far venire fuori una cinquantina di aerei di carta, e organizzare lo show delle Frecce Tricolori della blogosfera. Vedete un po’ voi, ecco.
Insomma, lo potete trattare come si trattano i regali di Natale: si fa un bel sorriso, si ringrazia, si tira il giorno di Santo Stefano e si inizia a pensare se è il caso di tenerli proprio tutti. No che non è il caso, certo. Però, se pensate che questo non è “un” regalo, ma addirittura una collezione di regali, magari vi si intenerisce il cuore, capace che vi ritrovate persino a leggerlo.
15/12/2005
Si tira il fiato per un paio di sere, si sfrutta una chat espletata guardando entrambi Fassino chez Ferrara, e si butta giù l’apologia del Petomane e della Simca 1000.
Adesso si riannoda la cravatta, e via, verso nuove mirabolanti inutili riunioni.
MicroBlogGiallo
Premesso che ognuno ha i suoi difetti, e il titolare qui, tra i suoi, ha quello di essere un moderato tifoso juventino, sarebbe bello sapere perchè, a leggere i giornali, si ha l’impressione che il processo per doping e frode sportiva che ha riguardato amministratore delegato e medico sociale della Juventus si sia concluso ieri in maniera definitiva. I gradi di giudizio, nella fantomatica patria-del-diritto, non sono per caso tre?
14/12/2005
Io ho un bel ricordo dei miei anni da bocconiano. Non solo per la vita universitaria in sè – gli amici, il biliardo, una spruzzata di goliardia – ma anche per ciò che studiavo. Mi piaceva sul serio, l’economia. Soprattutto, mi affascinava confrontare le diverse teorie economiche e i diversi modelli di mercato perchè mi pareva che questo comportasse confrontare diverse visioni del mondo, e quindi delle persone. Perchè, in fondo, la vera differenza tra il modello del mercato monopolistico o oligopolistico e quello della concorrenza perfetta non sta nelle forme delle curve tra ordinate e ascisse, ma nella diversa concezione che si ha del mondo e di chi lo popola. E lo stesso si può dire per l’etica protestante del capitalismo, o per la trickle down economy, e via dicendo.
Anche le teorie più bizzarre mi sembravano nascere – beata ingenuità – da un visione del mondo magari sbagliata, ma quantomeno onesta. E quindi, meritevole di attenzione.
Ma, volenti o nolenti, si cresce (si invecchia). E si passa dalla lettura dei testi di macroeconomia a quella dei giornali: così, ci si trova a dover sostituire Weber, Marx, Dornbusch e Laffer con Cragnotti, Tanzi, Fiorani e Consorte. E’ la vita, e forse è l’economia.
Repubblica.it
PS – Lo so, bisognerebbe fare distinzione tra economia e finanza, laddove possibile. Ma credo che ci siamo capiti.
13/12/2005
Le riflessioni e discussioni degli ultimi tempi su giovani poco rampanti, gerontocrati incollati alle poltrone e mancato ricambio delle classi dirigenti mi sono state utili a diminuire ulteriormente la già scarsa stima che nutrivo nei confronti di me stesso, membro poco attivo della moderna società italiana.
Mi hanno molto aiutato, in questa distruzione dell’ego, due persone.
La prima è Ivan Scalfarotto, con il commento lasciato da queste parti e con una mail privata, cordiale e serena come mi pare sia lui, ma netta nei contenuti; dice Ivan: se non ci facciamo avanti (e non siamo disposti a pagare gli eventuali prezzi collegati) mai e poi mai avremo la possibilità come generazione di lasciare una traccia in questo paese. Dagli torto, ecco.
La seconda persona è Mucho Maas, che mi ha ritratto con poche precise parole, alle quali vi rimando (lontano dagli occhi, lontano dal cuore).
Detto questo, una vogliuzza di staccarmi dal divano mi è venuta. Ma, e non la si prenda come una scusa, ammetto di avere poche e confuse idee sul “come” e sul “con chi”. Insomma, se avete suggerimenti, fate pure.
Ivan Scalfarotto, Il blog del lotto 49
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