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    23/12/2006

    Male, stiamo messi male

    Filed under: — JE6 @ 14:40

    [O: ogni epoca ha i maitre a penser che si merita]
    Forse erano i miei, di sensi, ad essere ottenebrati, ma nell’intervista barbarica di ieri sera ai signori Dolce e Gabbana di sensato ho trovato solamente la consueta ed ottima promozione della loro immagine – business as usual [1].
    Le invasioni barbariche, Wittgenstein

    [1] Le stesse, identiche cose, le stesse, identiche parole già sentite a “Che tempo che fa”, a “Very Victoria” e immagino di essermi perso qualche altra ospitata. Certo, poi, le risposte in parte dipendono anche dalle domande.

    14 Responses to “Male, stiamo messi male”

    1. ilaLuna84 Says:

      Me la sono persa, quindi non mi sento in grado di lasciare commenti sufficientemente pertinenti. Ad ogni modo, spero accetterai i miei auguri di Buon Natale!

    2. caporale Says:

      Me la sono persa, l’unica intervista barbarica che ho visto è stata quella a Briatore, e sarei portato a dire che secondo una nota ipotesi il motto idealmente iscritto nel tricolore è “tengo famiglia” (I have a family).
      Cheers.

    3. dado Says:

      me la sono persa, ma questo sir squonk di lotta e di governo mi garba un mucchio. sarà mica che a lei il natale le fa l’effetto opposto?

    4. marco Says:

      Io l’ho sentita. Loro noiosi, l’intervista peggio. Ma perche’, tu credevi fossero davvero intelligenti?

    5. Giacomo Says:

      Ho visto la puntata e penso che sono stati un po’ ridicoli, volgari (le parolacce fanno ancora chic?) e – come al solito – megalomani: saranno abituati a leccapiedi adoratori, subalterni vari, ma sentire parlare in quel modo del papa (e lo dico da laico) è fastidioso e basta (son sempre 2 stracciaroli). Anche l’aneddoto della festicciola a Stromboli e moglie di Napolitano la dice lunga su di loro, non di lei. Si dichiarano democristiani.

    6. PatBateman Says:

      La cosa che mi ha sconvolto di più è stata la storia della pessima recensione del loro ristorante sul Sole.
      A cui loro hanno tolto la pubblicità.
      Quell’essere immondo di Stefano Gabbana (archetipo della checca isterica e ignorante) dava della cicciona alla giornalista.
      Ennesima riprova che in Italia gli stilisti sono intoccabili quasi come i direttori d’orchestra.
      Gli unici mondi dove non è possibile “fare critica”.

    7. Squonk Says:

      Ila: ricevuti e ricambiati.
      Cap: vale un po’ per tutti, no?
      Dado: di lotta e di governo? Lei mi è andato in coma iperglicemico in anticipo, mi pare.
      Marco: giuro, mai pensato. Magari mi sbaglio, intendiamoci.
      Giacomo: quell’ultima nota sulla democristianeria è un gioiellino – grazie.
      Pat: era la cosa della “cicciona”, ad essere particolarmente fastidiosa. Il resto rientrava nei loro diritti, anche quelli di non capire un accidente dei ruoli nel mondo.

    8. lapiccolacuoca Says:

      Non ho visto perché a quell’ora c’è gente che lavora (sic!) ma
      a) a fronte dell’articolo della Baresani (che non è una cicciona notoriamente) apparso sul Sole24 vorrei dire che purtroppo (per lei) da Gold ci si mangia bene e forse per fare una recensione in un ristorante bisognerebbe andarci tre volte prima di stroncarlo (aveva stroncato anche Cracco Peck tre stelline per dire, dalla Baresani io non mi aspetto una recensione bella, e tanto meno intelligente a questo punto)
      b) vero è che il Sole ha perso 300mila euri di pbblicità perché D&G si sa sono vendicativi e isterici.
      c) il magikomondomoda è così autoreferenziale egocentrico e stronzo che Miranda di il Diavolo veste Prada pecca di assoluto buonismo. Parlare male di D&G nessuno nell’ambiente si sogna visto la caterva di soldi spesi in pubblicità sui giornali. Quindi bisogna dare merito alla Baresani di aver sputato nel piatto dove mangia ma bisogna ricordare che il suo mondo (giornalismo) NON è affatto libero di scrivere quello che vuole. Viene pagato per scriverne bene. (Voglio vedere adesso se la Baresani scrive male di altri posti. Perché allora sì dimostra di avere una piena e totale incoscienza di atti e di parole). Voi chiamatela libertà di stampa.
      Auguro infine a lei Sir Squonk e alla sua famiglia un sereno e appagante 2007

    9. caporale Says:

      no

    10. Squonk Says:

      Piccolacuoca: va bene tutto, ma ciò che mi sfugge è quel “dimostra di avere una piena e totale incoscienza di atti e di parole” – non potrebbe essere solo e semplicemente voglia di fare il proprio lavoro (la critica, per l’appunto) senza temere ritorsioni? E poi, l’incoscienza non sarebbe del suo direttore e/o editore?
      Cap: no, eh? Mah.

    11. lapiccolacuoca Says:

      Caro Sir
      incoscienza di atti: Camilla Baresani si professa una NON-gourmet (cioè non è una buongustaia ahia, e visto il mestiere che fa mi perdoni ma il Sole24 perché la manda in giro per ristoranti a fare la critica? storie di ordinaria follia italiana, e sì ha di certo ragione lei nel notare l’incoscienza del suo direttore/editore), pare che di cibo non ne capisca molto e pare che di cucina ne capisca ancor meno. Bisogna intendersi a questo punto cosa significa la Critica. Criticare un posto brutto dicendone il male possibile l’ho fatto pur’io, è semplice le assicuro. (il Gold è brutto, MA incredibilmente si mangia bene, mi dispiace per la Baresani ma è così, poi che l’italiano medio non è abituato ad essere servito bene e parla male dei camerieri extracomunitari con l’anello al naso c’azzecca? perché essere sempre così brutalmente provinciali?)
      Incoscienza di parole: potrei dirle che il Gold fa quasi 300 coperti a giorno, a volte sfugge la cognizione a molti che avere 30 coperti E’ diverso che averne 300. Lo chef non ha il controllo di tutti i piatti…Camilla Baresani in una cucina NON c’è mai stata e NON ha nessuna idea di come funzioni una cucina. Camilla Baresani ne ha parlato molto male. Uno si assuma la responsabilità che andare in giro a sparare sulla Croce Rossa (alias posti belli&fighi). Non pianga poi se le donazioni (pubblicità) calano d’improvviso. Visto come gira il mondo dei giornali a Milano. dove non trovo che vi sia questa gran libertà d’espressione.
      Mi hanno detto che nei giorni seguenti tutti i clienti hanno richiesto la cotoletta e il commento è stato più che positivo. Statisticamente se uno chef riesce a soddisfare all’85% le richieste e le aspettative dei clienti quello chef è un OTTIMO chef, le assicuro…inoltre…mi fermo qui perché all’improvviso m’è sorto un dubbio:
      Sir l’articolo lei lo ha letto? Bene?

    12. Squonk Says:

      Cara Cuoca (ah, quanto amo la surrealtà di questi attacchi):
      no, l’articolo non l’ho letto. E, lei mi perdonerà, trovo la cosa decisamente poco influente. Cercherò di spiegarmi. Il punto che mi interessa, in questa sede, non è la fondatezza della critica; sarebbe persino troppo facile risponderle con un banale “de gustibus”, che però non sarebbe onesto perchè è giusto pretendere un minimo di competenza da chi si trova nella condizione di mettere i voti.
      Mi interessa piuttosto la reazione alla critica. Vede, a scuola cercavo sempre di distinguere tra i voti che prendevo. Ce n’erano alcuni ai quali tenevo di più, perchè mi venivano dati da insegnanti ai/alle quali riconoscevo capacità, competenza, onestà. Quelli erano i voti “veri”, mentre gli altri servivano a riempire la pagella, o il libretto universitario.
      Dolce e Gabbana non hanno nemmeno quel problema: la sorte del loro ristorante non dipende dalla Baresani o da Raspelli o da faccia-un-nome-lei. Hanno la massima fortuna di poter valutare i giudizi per quello che sono, e non per ciò che da loro consegue (non mi verrà a dire che uno va al Gold per il cibo, vero? Quello è ovviamente un elemento secondario). Se il loro ristorante è valido come lei dice (mi fido, eh? io sono più da bettola, quindi faccio poco testo), c’è da aspettarsi che la recensione della Baresani rimanga isolata: e allora quale migliore reazione di un ironico sorriso, di un “de gustibus” appunto, dietro al quale far intravvedere un “cocca, dei tuoi giudizi da incompetente ce ne sbattiamo gli zebedei”? Invece no. Via la pubblicità. Cazzo, ci hanno toccato la cotoletta, adesso ci sentono. Intendiamoci: legittimo: come ha detto Gabbana “lei è libera di scrivere, io di mettere i soldi dove voglio”. Ma ridicolo, e infatti fanno la figura dei montati, degli isterici, di quelli che vogliono far pagare il delitto di lesa maestà. Sign o’ the times.

    13. lapiccolacuoca Says:

      Caro Sir
      La questione è altamente surreale.
      Difatti se lei mi dice che l’articolo non l’ha letto, io dico D&G da pazze&isteriche son ANCHE vendicative e OVVIO hanno tolto la pubblicità al Sole24 (facendo la figura d’accattoni. Un signore -a real Sir- avrebbe chiamato la Baresani l’avrebbe invitata di nuovo e l’avrebbe fatta mangiare di nuovo, scusandosi per non averla trattata bene precedentemente e soprattutto le avrebbe fatto visitare le cucine, fatto conoscere la brigata, cose così, cose che in genere si fanno all’estero. A NY a Tokyo a Parigi e a Londra. Si chiamano Public Relation. Vere, mica finte come spesso si usa fare in Italia)
      E’ chiaro che non si va la Gold perché si mangia bene, quel ristorante lì è un luogo per farsi vedere e vedere. Paradossalmente si mangia anche bene e lo distingue da molti altri posti alla moda, qui come all’estero.
      Eppure: quello che io dico è che la famosa libertà di stampa da noi NON c’è vista la marea di soldi che troppi stilisti/industrie investono. Sir le è mai successo di leggere che quella sfilata fa schifo o quella macchina è orrenda? Lo chiedo perché a me come utente/cliente non è mai successo che un giornale mi avisasse di un prodotto da non acquistare…E’ per questo che sorrido sulla libertà di stampa. Comprende la logica da cui parto?

    14. Squonk Says:

      Cara Chef,
      qualche rara volta capita. Con molte cautele, oppure andando sul sicuro – Fiat è sempre stata uno dei primi tre investitori pubblicitari italiani ma questo non ha impedito che la Duna venisse sbeffeggiata in lungo e in largo anche da giornali come Repubblica o Espresso (penso a decine di articoli di Michele Serra) – ma capita. E, se vuole, è capitato anche con la Baresani, no?

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