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    30/11/2010

    L’importanza di chiamarsi Mario

    Filed under: — JE6 @ 08:53

    A volte il marchio è davvero tutto, è la differenza tra la morte griffata di un novantacinquenne regista suicida malato di cancro e la morte hard discount di un novantacinquenne pensionato suicida malato di cancro – poi dice che il marketing non serve.

    11 Responses to “L’importanza di chiamarsi Mario”

    1. adriano Says:

      Rispettosamente faccio notare che di marketing non si tratta affatto, bensì di meritatissima notorietà del regista in virtù di una produzione eccezionale per quantità, per l’impatto ereditario nella cultura di un paese intero e qualità. La morte suicida del Famoso Regista è rappresentativa, emblematica anche di quella del pensionato del quale non si ricorderà nessuno e che grazie anche all’esempio del Personaggio Notorio diventa motivo di riflessione.

    2. Lot Says:

      Ma quanto è qualunquista questa battuta… Monicelli è stata una delle menti più lucide del nostro paese, non dico capirlo ma almeno un minimo di rispetto. Grazie.

    3. Sir Squonk Says:

      Cerchiamo di capirci. Qui nessuno mette in dubbio la grandezza di Monicelli, né la sua “meritatissima notorietà”: con le sue cose ci son cresciuto anch’io. E’ solo che a me fa un po’ sorridere leggere di un uomo che avrebbe voluto decidere di tutto fino alla fine, quando molto probabilmente – come chiunque al posto suo in quelle condizioni – era soltanto terribilmente disperato e impaurito e stanco. Tutto qui. Le considerazioni sul rispetto, vabbeh.

    4. Pietro Says:

      Il marchese del grillo sicuramente è stato il film più bello… Su questo non c’è dubbio… Mi chiedo piuttosto dov’è la location.. Dov’è che lo hanno girato..

    5. lester Says:

      Come spesso capita, lei è l’unico con cui mi trovo d’accordo riguardo a questa vicenda su cui ho letto tante cose incredibili.

    6. Pietro Says:

      Imparerò a comportarmi come si deve

    7. Rosario Says:

      Sir, ma tutto ‘sto cinismo non ci sta in qualche modo rovinando?
      Io comincio a non poterne più. Io, ee.
      Per te, chiedo.

    8. Sir Squonk Says:

      Mah, io di cinismo non ne vedo. Non qui, quantomeno. Poi, il protagonista della vicenda del cinismo aveva fatto bandiera, ma su questo possiamo pure glissare.

    9. Lot Says:

      “molto probabilmente – come chiunque al posto suo in quelle condizioni – era soltanto terribilmente disperato e impaurito e stanco”

      questo è condivisibile, apprezzo la marcia indietro rispetto al giudizio iniziale, nettamente più tranchant, forse a questo punto più nel tono che ne traspare che nelle intenzioni.

    10. Sir Squonk Says:

      Non per puntiglio – o magari anche per quello – ma nessuna marcia indietro. Il giudizio non era su Monicelli, ma su mille sapidi commentatori da quotidiano e da socialcoso, quelli che sanno come stava, quelli che sanno cos’ha voluto davvero fare. Loro.

    11. Luigi Says:

      Credo anch’io di aver avuto una reazione simile: la proma sensazione e’ stata di quanto debba essersi sentito solo, disperato e come niente e nessuno potesse avere piu’ un senso, la frustrazione di voler avere il mondo in pugno ed esserne invece sopraffatto. Leggo i giornali e vedo che la lettura dello stesso evento e’ diametralmente opposta: un uomo fiero, un eroe, che fino alla fine e’ stato padrone del suo destino.

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