< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • La prossima home page
  • Letter to you
  • Le cose, come sono
  • Nostra Signora del Lavoro
  • Federalismi
  • Tornando
  • A casa
  • Le voci dentro
  • Al lavoro
  • Il lockdown visto da Sarajevo
  • October 2004
    M T W T F S S
     123
    45678910
    11121314151617
    18192021222324
    25262728293031

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign (contact)
     

     

    11/10/2004

    Primo giorno di scuola

    Filed under: — JE6 @ 08:56

    Tra poco, mia figlia inizierà la scuola materna. “Tra poco” significa novanta minuti, più o meno. Sarò lì, insieme a mia moglie. Credo di essere decisamente più agitato di lei.

    Primo giorno di scuola – Reprise
    L’allegra famigliola si appropinqua all’entrata della scuola materna. Un certo numero di minorenni è già in attesa, davanti ai cancelli chiusi dell’edificio.
    Il padre, in palese stato di agitazione ed emozione, si accoccola davanti alla figlia, elegante e vanesia come suo solito. Le chiede “Sei agitata?”, senza considerare che i treenni, grazieadio, non sono ancora stressati come gli adulti. Se ne parlerà tra un paio d’anni, forse.
    La bambina lo guarda serena, e gli dice “No”, sottintendendo chiaramente “mah, papà è un po’ strano”.
    Dieci secondi dopo suona la campanella. La campanella! Mentre nel padre (e, in misura minore, anche nella madre) si smuovono ricordi del Pleistocene anteriore, la bambina – unica in tutta la torma di niuentris dell’asilo a non farsi accompagnare tenuta per mano dai genitori – si precipita verso l’ingresso.
    I genitori si guardano negli occhi, ed iniziano a chiamare la figlia, prima sobriamente e subito dopo a gran voce, intimandole un concetto paragonabile a “cristosanto, hai tre anni e mezzo, vuoi comportarti da bambina ed aspettarci, prima di entrare come se tu questo posto lo conoscessi da una vita?”.
    A malincuore, la bambina li attende. Il gruppo di genitori e bambini viene accolto dalle maestre (o educatrici? qualcuno, a mezza voce, le chiama ancora “le signorine”) che li conducono a fare il giro turistico di armadietti, bagni, zone comuni.
    Si entra nella classe, piena di giochi, disegni, pennarelli. In generale, i bimbi si disinteressano immediatamente dei genitori, iniziano a fare conoscenza reciproca e si tuffano in mezzo a bambole, piste di automobiline e costruzioni varie. La figlia sunnominata si distingue per altezza e sovrano distacco dalle incombenze familiari. Il padre, che è passato dallo stato di agitazione a quello di commozione quasi incontrollabile, individua subito il gruppo delle samanthe, delle sharon(s), delle debore(h): bimbe carine, che faranno del mercimonio del proprio corpo la loro fonte di sostentamento nell’arco di non più di undici o dodici anni. Naturalmente, è il primo gruppo con il quale la figlia entra in contatto. Gocce di sudore imperlano la fronte del padre, agli occhi del quale la bambina appare improvvisamente come un’adulta fatta e finita.
    I bimbi giocano tranquilli. Uno si spalma sulla lingua un cubetto di Pongo verde. Il padre e la madre sanno che uno di questi giorni la figlia tornerà a casa lamentando dolori addominali, e la causa sarà un’ostruzione a base di Pongo. O Das, magari. Il padre si consola notando l’assenza del Vernidas, che avrebbe rappresentato la ciliegina sulla torta dell’occlusione intestinale della bambina.
    Suona nuovamente la campanella.
    Il primo giorno di scuola è finito.
    La famigliola esce dalla scuola. I genitori chiedono alla bambina se è contenta, se vuole ritornare l’indomani. La bimba risponde “sì, certo”, sottintendendo “cazzo, sono sei mesi che me la menano con questa storia della scuola materna, e adesso non ci dovrei tornare?”.
    Sipario.

    8 Responses to “Primo giorno di scuola”

    1. lester Says:

      Se domani non scrive un post con le impressioni della Squonkina sul primo giorno di scuola le tolgo il saluto.

    2. Anna Says:

      Ti sorprenderà. Il mio piccolo cugino s’è comprato a caramelle l’amore della più bellina dell’asilo, nei primi giorni di scuola.
      Io, invece, dopo il mio primo giorno alle elementari, tornai a casa ed esclamai tutta contenta “Bello papà! Ci torno anche domani!”.

      E sono ancora sui banchi di scuola !! 😉

    3. sphera Says:

      Se quando vanno via i genitori il pupo piange, a papà e mamma si spezza il cuore. Se non piange, si offendono a morte.

    4. marco Says:

      Spero almeno sua figlia non abbia dovuto insistere perche’ lei andasse via al momento opportuno e non rimanesse li’ a disturbare i suoi giochi.

    5. marco Says:

      Ecco, appunto.

    6. Shangri-La Says:

      Ha ragione Sphera. Io mi immagino che mi si spezzerà il cuore. Andrà a finire che mi offenderò a morte. 🙂

    7. Zu Says:

      Squonk: una bella occasione per imparare dalla saggezza infinita dei nanerottoli giocosi (e senza barba, che io non c’entro).
      Shangri-La: hai ancora un pochino di tempo, no?

    8. spiritum Says:

      Cambiato casa 😉 ? Volevo vedere se funzionava…

    Leave a Reply