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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    17/01/2008

    Greetings from Ljubljana ’08 – 3. La città delle donne

    Filed under: — JE6 @ 23:15

    Salgo e scendo dalla collina del castello. Vado a mangiare (ehm) al Premier Pub. Incontro sei coppie e un terzetto: tutti di sole donne.

    Greetings from Ljubljana ’08 – 2. Dall’altra parte del mondo

    Filed under: — JE6 @ 18:02

    Andiamo a pranzo in un piccolo ristorante sul lungofiume. Parliamo un po’ di lavoro, poi – senza dircelo – pensiamo che abbiamo tutto un pomeriggio di discussioni che ci attende, e anche un pezzo di domani mattina, e viriamo su storie personali, racconti dei nostri paesi, cose così. Riko mi dice che è nato perchè suo padre nel ’53 ricevette una lettera dall’esercito che lo avvisava della possibilità di essere richiamato in vista di una guerra con l’Italia – e insomma i suoi si presero paura e decisero di avere un figlio prima che fosse troppo tardi. Daniel è nato e cresciuto a Buenos Aires, e aveva un’azienda florida andata in rovina in una delle catastrofiche crisi economiche argentine: suo padre gli disse che la Slovenia era un posto magnifico, che trasferirsi era una grande opportunità per riscoprire le sue origini, che Ljubljana era una città dove valeva la pena vivere – e così nel dicembre di cinque anni fa lasciò i trentasette gradi dell’estate argentina e si ritrovò nella European Cloudiest Capital: “ho visto il sole per la prima volta dopo più di tre mesi che ero qui, prova ad immaginare”. Mi raccontano dell’incomunicabilità fra sloveni e croati, tra croati e serbi, di confini e passaporti: faccio quattro conti e realizzo che di questo paese so pochissimo anche se per arrivarci ci impiego meno che ad andare a Perugia. Mi rallegra l’idea di sapere di doverci tornare almeno due volte prima dell’estate.

    Greetings from Ljubljana ’08 – 1. Come se

    Filed under: — JE6 @ 12:27

    Mentre mi avvicino a Ljubljana guardo le nuvole veloci e bassissime, la pioggia battente, le colline, le case in legno. Non so perchè, mi viene in mente un pomeriggio dell’agosto 1998 nelle Highlands scozzesi, il tempo era lo stesso e mi pare che si assomigli proprio tutto; poi butto ancora l’occhio oltre il guard-rail, e mi sembra di rivedere alcuni tratti della foresta dei Vosgi, o della Foresta Nera. Mi chiedo se tutto questo ha senso, se la prossima volta che andrò da Colmar a Strasburgo penserò a queste zone e mi dirò “ehi, sembra il Carso sloveno”. E’ il brutto del passare senza fermarsi, senza capire un po’ meglio dove sei; ma in fondo è già tanto essere dove si è, e bisogna pur accontentarsi.

    Sereno è

    Filed under: — JE6 @ 07:10

    Quelli che gli indagano il ministro e auspicano indagini serene. Quelli che vengono messi agli arresti domiciliari e si dichiarano sereni. Tutti sereni. Qui, a Sommacampagna, piove.