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08/06/2010
Se vivessimo nel famoso “paese civile”, se lo fossimo per davvero, l’aumento dell’età pensionabile farebbe lavorare le donne più a lungo, ma le farebbe vivere meglio. Darebbe loro servizi di sostegno alla famiglia, asili nido aziendali, orari di lavoro flessibili, salari equiparati e le mille cose delle quali oggi devono fare a meno sopperendo con salti mortali e rinunce, non sempre volontarie.
Se.
Io non so se Gigi Buffon abbia veramente detto questa frase – voglio dire, con queste parole precise – ma alla fine mi piace pensare che sì, che lo abbia fatto per davvero (e poi, anche se no, andrebbe bene lo stesso):
“alla lunga le coincidenze combaciano con i tuoi meriti”
Repubblica.it
06/06/2010
E’ che la gente muore. Anche di domenica. Anche quando noi siamo al mare o stiamo bevendo un prosecco con gli amici o stiamo preparando la calza della Befana. Per tanto tempo uno non se ne rende conto veramente, forse un nonno, uno zio lontano, la morte è un sentito dire, un racconto. Poi iniziano dei periodi nei quali tutto diventa tangibile, dove passi i pomeriggi e le notti nelle sale di rianimazione fino a quando l’infermiera esce dicendo “chi volesse vederlo per l’ultima volta, lo faccia adesso – abbiamo chiamato il sacerdote”, dove ti arrivano gli sms “oggi, all’alba”, dove quella macchina dei vigili urbani ti fa cambiare strada per non vedere l’uomo alto e biondo con il quale avevi mangiato e bevuto insieme. E niente, è così, e chissà per quanto andrà avanti, se adesso la falce starà ferma per un po’ o se continuerà a tagliare, e quando, e quanto. E’ che la gente muore, anche di domenica. E’ la vita.
05/06/2010
A volte “ciao” è la parola più fredda del mondo.
La coppia passeggia cercando l’ombra del lunghissimo viale che taglia il paese in due. Lei finisce il gelato – limone e fragola – lui apre la bottiglietta di plastica e le versa un po’ di acqua sulle mani per aiutarla a pulirsi da un paio di gocce cadute per il gran caldo. Guardano le villette antiche e ben tenute, le voliere, il bosco. Si fermano sotto una delle due alte ciminiere in mattoni rossi e ridono notandone la pendenza della punta. Riprendono a camminare, tenendosi per mano. Entrano nel vecchio cimitero del paese, guardano le piccole lapidi di pietra e le date – hai visto, questi erano tutti bambini – riprendono la strada verso il parcheggio assolato dove hanno lasciato la macchina un’ora prima. Ridono, si fermano a guardare una coccinella. Costeggiano la pineta, la chiesa, il lavatoio. Ripartono. Lungo la strada lei socchiude gli occhi. Lui la guarda, abbassa la musica, legge una mail che gli arriva da molto lontano e sorride per un pensiero spontaneo e per questo prezioso. Quando mancano un paio di chilometri lei si risveglia. Quanto manca, papà?
[Crespi d’Adda, un pomeriggio di giugno]
04/06/2010
Nel decalogo che Sergio Maistrello ha scritto pensando agli abitanti della Rete ci sono molti consigli di puro buon senso: e lo scrivo con rispetto, perché questa è merce sempre più rara in questi tempi grami. E ci sono un paio di frasi che suonano anch’esse semplici e quasi ovvie, al punto da suonare banali, e invece non lo sono per nulla:
Sei nodo in una rete, anello in una catena. Ogni tua azione ha una conseguenza, seppur minima, a livello di sistema.
A me pare che stia davvero tutto qui. Siamo cresciuti a suon di “io, io, io”. Io faccio questo e io disfo quell’altro. Io. E va bene, se non fosse che – volenti o nolenti – le nostre azioni, appunto, hanno conseguenze sugli altri: a volte lievissime, piccoli dispiaceri dei quali ci si fa subito una ragione, piccole gioie che sfumano in poche ore; altre volte più rilevanti. Ricordarselo è un esercizio, di modestia e intelligenza – altre merci rare, è vero.
Sergio Maistrello
03/06/2010
Capita a tutti, credo, di fare telefonate senza un motivo speciale, ciao ciao come stai, le classiche quattro chiacchiere – che poi invece diventano otto e poi sedici, che stai attaccato al telefono solo perché senti che la voce che sta all’altro capo del filo ha qualcosa di diverso, ha come una spruzzata di allegria, di serenità che non sentivi da tanto, e allora stai semplicemente lì a godertela come ti puoi gustare un tramonto o un bicchiere di vino fresco, per il puro piacere di farlo, perché è una cosa che ti fa contento come si è contenti per le cose belle e le persone alle quali si vuol bene per davvero, e ciao ciao mi raccomando stai bene, e pensi che non possa essere che così, che le cose non possano andare che bene con quella voce, altro che gli occhi specchio dell’anima.
Quando la chitarra esce dalla custodia, a nessuno viene in mente il capannello di adolescenti che canta Battisti in riva al mare. Qualcuno si stende su una vecchia sdraio, qualcuno apparecchia, qualcuno fa quattro chiacchiere. Sono tutti sulla stessa barca, in modi diversi ma sono tutti sulla stessa barca. Si apre una bottiglia di vino, ed è il semplice vino di una cena, senza l’obbligo dei tre mojito d’ordinanza da happy hour. All’orizzonte il Monte Rosa sembra vicinissimo e enorme; guardando in lontananza si vede la grande città che li aspetta tutti al loro ritorno.
01/06/2010
Quando i due uomini entrano, il locale è ancora vuoto. Fuori una donna scarica dalla sua 4×4 i sacchetti della spesa, nel silenzio della frazione incastrata nei boschi delle colline brianzole. Uno dei due guarda il telefono, l’altro ride – mettiti tranquillo, dice, qui non c’è mai stato segnale, devi scendere in valle per poter usare l’aggeggio. E forse sarà quello, forse sarà che i due sono amici e non si vedono da troppo tempo, ma le tre ore che seguono sono scandite solo dalle loro parole e dalle bottiglie di birra a gradazione crescente che arrivano e lasciano il tavolo. Sono loro e solo loro, come dovrebbe essere sempre, senza nessun altro con cui dover condividere tempo e cervello, come le regole della buona educazione e dell’amicizia insegnano senza essere mai ascoltate. Rimane tutto fuori, le beghe di lavoro e le foto delle feste e le amiche preoccupate e le bollette da pagare, rimane tutto fuori perché è tutto dentro, conoscenze comuni, ricordi d’infanzia, amori nascosti, nomi che si ripetono. Quando i due uomini escono, il locale è ormai pieno. Fa quasi freddo nella notte serena, ed entrambi pensano che di sere così ce ne vorrebbero di più, che le persone che contano davvero sono poche e andrebbero curate meglio, che gli amici sono amici e gli altri sono semplici conoscenti, che la strada è lunga e c’è una telefonata da fare.
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