Stories of the Bund – Come salmoni, o lava
Scrivere, dice quello, significa dare i nomi alle cose. Saperli dare, si intende. Io, onestamente, la metropolitana di Shanghai non la so definire; non parlo dei treni, degli avvisi, della regolazione delle entrate e delle uscite, dei controlli di sicurezza, della sua estensione: parlo della gente, della enorme, indefinibile quantità di gente che la prende e la usa ogni giorno. Non ho delle buone immagini che sappiano spiegare cosa può essere la fermata di People’s Square tra le otto e le dieci del mattino, mi vengono solo in mente le migliaia e migliaia di salmoni che guardavo risalire un torrente in Scozia dalle parti di Perth, diretti verso l’alto, verso una luce che poteva essere di morte o di riposo con le stesse probabilità, oppure la lava che scorre inarrestabile dalla cima del vulcano verso il basso, c’è la stessa idea di un insieme compatto, fluido, potentissimo e micidiale che ti prende e ti porta via. Venerdì scorso la metro di Shanghai ha portato, nelle diciotto ore e spiccioli del suo funzionamento, ottomilioniduecentoquarantaseimila persone: record all-time, nemmeno tre anni fa ai tempi dell’Expo in un solo giorno tanta gente è salita sui treni delle sue tredici linee più quella del treno a levitazione magnetica che collega la città all’aeroporto di Pudong. Otto milioni eccetera. Emilia Romagna e Puglia, messe insieme. Non so, io neanche così riesco a descriverla, la metro di Shanghai, perché otto milioni di omini io in testa non riesco a farmeli entrare, tutti insieme.