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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    12/12/2005

    Dimenticavo

    Filed under: — JE6 @ 14:44

    Me ne stavo dimenticando, come – credo – milioni di miei connazionali.
    Per fortuna, sono passato da Carlo Felice Dalla Pasqua, che mi ha ricordato che oggi è l’anniversario della strage di Piazza Fontana. Il tempo passa, e in Italia molto spesso passa invano: così, le home page di Repubblica e Corriere – tanto per fare un esempio – non riportano più la notizia.
    Reporters

    Una barchetta di carta

    Filed under: — JE6 @ 11:57

    Anche se per motivi diversi da quelli qui menzionati qualche giorno fa, il PresDelCons ha deciso che i 6×3 da lui approvati due settimane fa non vanno più bene. Via, si cambia tutto. Niente più blu, bensì bianco e giallo (sarà contenta la CEI, suppongo).
    Ora, dico io, è un peccato buttar via tutta quella carta. Se ne potrebbero ricavare, per il godimento popolare, un bel numero di barcone, e riproporre la Crociera Azzurra di qualche anno fa. Tanti bei Titanic, a me sembra una splendida idea.

    10/12/2005

    Se sindrome, non parti

    Filed under: — JE6 @ 23:24

    Tra i casi di esclusione dalla garanzia elencati nelle condizioni della polizza assicurativa che si sottoscrive con la compagnia Elvia comprando un pacchetto turistico TeoremaTour, si hanno i casi di rinuncia causati da sindrome di immunodeficienza acquisita.

    Bella calda, per cortesia

    Filed under: — JE6 @ 15:47

    Nel quartiere di periferia nel quale vivo, capita di frequentare negozi e minimarket dove il tempo sembra essersi fermato a venti o trent’anni fa. Così, ieri sera non mi sono minimamente stupito di trovarmi in coda dietro ad una signora dai capelli azzurrognoli tenuti qui e là da quegli oggetti che credo si chiamino forcine, e ad un ometto che, come primo prodotto sul nastro trasportatore (talmente male in arnese da dover essere spinto a mano, di tanto in tanto) aveva posto una bottiglia di ChinaMartini. Anzi, ho sorriso pensando al pomeriggio di un luglio di sei o sette anni fa, quando entrai con alcuni risoluti compagni d’avventura in un bar di Piazza Duomo a Milano, ordinandone alcuni bicchieri – “bella calda, per cortesia”. Lo sguardo di smarrimento che si dipinse sul volto del giovane barman e il mezzo dito di polvere che ricopriva la bottiglia valsero abbondantemente il sacrificio.
    Amariamari

    09/12/2005

    La meglio gioventù (again)

    Filed under: — JE6 @ 13:05

    Se non esistessero, i commentatori bisognerebbe inventarli. Cito quindi Marco Schwarz, nei commenti a questo post di Massimo Mantellini:
    il problema IMO è quello dei meccanismi di cambiamento della classe dirigente e dell’assenza di vasi comunicanti tra classe dirigente e resto della società, non dello svecchiamento in quanto tale.
    Forse il problema vero non è la difficoltà ad essere classe dirigente a 35 anni, ma il fatto che a 20 anni sai già (guardando soprattutto le tue amicizie) se farai parte o no della classe dirigente, ed è un verdetto che molto probabilmente varrà per tutta la tua vita, indipendentemente da quello che (non) farai.
    In un sistema così ingessato, è chiaro che si crea un meccanismo di ‘lista di attesa’ per cui prima di ricoprire posizioni di rilievo sei over 50.
    A mio avviso una dinamica del genere si rompe non tanto (non solo) promuovendo l’ingresso di giovani *in quanto giovani* nella classe dirigente, ma favorendo persone che, indipendentemente dalla loro età, hanno dimostrato di saper fare le cose e che nonostante questo sono rimaste ai margini del giro che conta
    “.
    Se me lo dicevi prima, Manteblog

    08/12/2005

    La meglio gioventù (reprise)

    Filed under: — JE6 @ 16:38

    Luca risponde, con un lungo e argomentato post, a quanto scritto qui sotto qualche giorno fa, in tema di età e rinnovamento della classe dirigente italiana.
    Senza avere alcuna capacità di preveggenza, e senza nemmeno tacciare Luca di prevedibilità, dirò che mi attendevo tutte le obiezioni che mi vengono mosse: per il semplice motivo che alcune tra loro sono le stesse che farei io al mio ragionamento. Però.
    Luca scrive, riferendosi al sottoscritto: “Non credo che si trovi nessuno che possa obiettare al suo argomento: mentre si trovano moltissimi che il suo argomento lo usano strumentalmente e in cattiva fede per opporre resistenza a qualsiasi rinnovamento“. Bene: allora, il problema non sta nel contenuto del ragionamento in sè (che era “quello che conta è la capacità delle persone, non la loro età“), ma nel fatto che esso viene usato per difendere rendite di posizione piuttosto palesi, e quindi per continuare una distorsione che porta un italiano medio a nascere, crescere, diventare adulto e andare in pensione avendo costantemente Giulio Andreotti come compagno di strada.
    In altre parole, Luca mi fa notare che sostengo una tesi giusta in termini di principio, ma che, ciò nonostante, questa va forzata perchè rischia di rafforzare uno stato di cose non più sopportabile.
    Sarà. Io, però, continuo a pensare che intelligenza, preparazione e sintonia con il mondo non sono prerogativa dell’età: nè di quella avanzata, nè della gioventù (per inciso: estremizzando il ragionamento di Luca, ogni ventenne avrebbe diritto a guardare a gente come me e lui sbuffando di impazienza e roteando gli occhi, considerandoci come due insopportabili barbogi). A me andrebbe benissimo essere governato da un quarant(acinqu)enne, figuriamoci: purchè mi possa fidare di lui e mi possa riconoscere nella sua visione del mondo. Ora, sarò miope, o disattento, ma di gente di questo tipo, in giro ne vedo poca. Alla fine, i nomi sono sempre gli stessi: Enrico Letta, Matteo Arpe, Annamaria Artoni, Giuliano da Empoli e altri cinque o sei. Questa la si può definire una classe dirigente? Io ho parecchi dubbi, perchè una classe dirigente deve essere composta da centinaia, migliaia di persone capaci – appunto – di dirigere. Se penso al mondo che frequento tutti i giorni per motivi di lavoro, devo onestamente – e con rammarico – dire che il passaggio dai sessantenni ai quarantenni ci porterebbe come unico reale beneficio quello di vedere qualche faccia nuova al telegiornale. E questo non farebbe altro che dare il colpo di grazia alla credibilità, già non elevatissima, della mia generazione; spiace dirlo, ma se è vero che in molti si sono impegnati per non farci sedere al tavolo, è anche vero che quando ne abbiamo avuto la possibilità ci siamo giocati male le nostre carte. Trovatemi qualcuno che sappia mettere giù una scala reale per questo strambo paese, giuro che della sua carta d’identità non me ne frega nulla.
    Wittgenstein

    07/12/2005

    Punto, punto e virgola, due punti

    Filed under: — JE6 @ 15:18

    Sempre a proposito di punteggiatura: secondo me, il copywriter che ha curato la cartellonistica di Forza Italia che sta affliggendo l’Italia è uno degli sceneggiatori di “Totò, Peppino e la malafemmina”, o quantomeno un suo parente stretto; perchè solo chi ha scritto la famosa scena della dettatura della lettera può essere responsabile di un tale profluvio di minacciosi punti esclamativi.

    06/12/2005

    Esse punto

    Filed under: — JE6 @ 16:25

    Da un po’ di tempo mi sto adeguando ad un uso del quale ho trovato traccia solo nella cosiddetta blogosfera: firmare le mail con la sola iniziale (puntata) del nome. Il bello è che non so perchè lo faccio.

    Du’ union is megl che uan

    Filed under: — JE6 @ 15:02

    I micropartiti dell’Unione si presenteranno al Senato con una loro lista. Che si chiamerà Unione. Ne ha dato notizia Romano Prodi, che è il leader dell’Unione: quell’altra Unione, non questa (non ci si crede, lo so, eppure).
    Repubblica.it

    La meglio gioventù?

    Filed under: — JE6 @ 09:50

    Le sempre più frequenti prese di posizione sulla gerontocrazia imperante nel nostro paese sono tutte, in generale, buone e giuste. Ma mi pare che siano tutte viziate dallo stesso difetto: danno per scontato che “giovane è buono-bravo-bello”. E qui, qualche dubbio credo sia lecito averlo. Non vorrei che l’ingessamento della nostra società, e della nostra classe dirigente in particolare, venisse sostituito dal cambiamento e dal ringiovanimento a tutti i costi: perchè in fondo, quello che conta è la capacità delle persone, non la loro età. Insomma, la situazione che viviamo oggi è certamente patologica: ma cambiare una malattia con un’altra non significa guarire.