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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

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    07/12/2006

    Il colore dei soldi

    Filed under: — JE6 @ 22:08

    Per riprendersi parte del maltolto, il pellerossa fa sedere l’uomo bianco al tavolo verde.
    Corriere.it

    06/12/2006

    Good ol’ times

    Filed under: — JE6 @ 14:59

    Era un po’ che non passavo dalle parti di una blogrissa, ed è come andare ad una reunion dei compagni di liceo [1]: qualcuno, nel bene o nel male, è rimasto quello che era; tutti gli altri hanno perso i capelli, hanno messo su una quindicina di chili, sono diventati miopi, e non ridono più alle stesse battute di una volta. [2], [3]
    Zoro, Qix.it

    [1] Tocca usare questa vecchia immagine, perchè pare che non stia bene sostituire “istituto tecnico commerciale” a “liceo”.
    [2] Ad essere onesti: miope lo ero già, i capelli non li ho persi ma i quindici chili li ho guadagnati. Anche da giovane non ero questo granchè, in effetti.
    [3] Comunque: con qualche piccolo distinguo, sottoscrivo gran parte del post di Zoro, perchè non ci leggo quello sbeffeggiamento che altri vi hanno trovato.

    Quanto costa un fazzoletto

    Filed under: — JE6 @ 11:33

    Ottomila euro per bloccare una fotografia che ritrae il soggetto con le dita nel naso. Tu pensa la ricchezza che sta in coda ai semafori.
    Corriere.it

    05/12/2006

    Ultima chiamata

    Filed under: — JE6 @ 17:41

    Chi volesse contribuire al PslA 2006 [1], si ricordi che ha tempo fino a domenica prossima (santodio, che fatica: c’è uno che millanta di avere Word aperto sul suo pezzullo da oltre ventiquattr’ore, per dire).

    [1] Post sotto l’Albero, zucconi.

    Getting lonely, getting old, can you feel me

    Filed under: — JE6 @ 11:26

    L’intero elenco dei segni che indicano l’invecchiamento irrimediabile e progressivo del titolare è riportato qui, commenti inclusi (il punto due potrebbe essere sostituito da un “chi cazzo sono i Crystal Method?“).
    Maestrinipercaso

    Star system

    Filed under: — JE6 @ 10:21

    Alle cronache da basso impero siamo tutti abituati, d’accordo. Ma non trovate fantastico che un direttore di telegiornale abbia bisogno di un agente, proprio come una valletta o un attore?
    Emilio Fede Fan Club, Corriere.it

    04/12/2006

    Umano, troppo umano

    Filed under: — JE6 @ 11:03

    Leggendo questo post di Massimo (e pensando alla mia – breve – esperienza berlinese) mi chiedevo se l’espressione “città a misura d’uomo” ha un senso e, a maggior ragione se lo ha l’espressione “città meno a misura d’uomo che si possa immaginare”.
    Non so: cos’è, com’è fatto un luogo a misura d’uomo? La città, a differenza di un bosco o di una grotta, è un prodotto dell’uomo. E’ disegnata dall’uomo, è costruita dall’uomo, è abitata dall’uomo. Anche quando si prova una sensazione di invivibilità, quella è il frutto delle nostre azioni. Non riesco a immaginare un qualcosa che sia più “umano” di una città, ecco. Ma forse mi sfugge qualcosa.
    Mantellini (feat. Wittgenstein)

    03/12/2006

    Dal produttore al consumatore

    Filed under: — JE6 @ 14:51

    Leggere di Celentano che si lamenta “della banalità che ha invaso il mondo” è come leggere della Philip Morris che si lamenta della diffusione del cancro ai polmoni.
    Repubblica.it

    02/12/2006

    Tempi moderni 3

    Filed under: — JE6 @ 14:55

    Che poi, i tempi moderni hanno anche del buono, per fortuna. Keith Ellison, primo mussulmano ad essere stato eletto al Congresso degli Stati Uniti, chiede di poter giurare ponendo la mano sul Corano, e non sulla Bibbia: «la Costituzione consente a tutti di giurare, per assumere un incarico, su qualsiasi testo preferiscano. È questo il pilastro della libertà di religione», ha detto, e a me pare che abbia ragione.
    Repubblica.it

    Tempi moderni 2

    Filed under: — JE6 @ 14:51

    Cesare e Luisa hanno aperto il loro negozio una quarantina d’anni fa. A quei tempi, a Milano c’era ancora la nebbia, quella vera. I nuovi abitanti di un quartiere che cresceva giorno per giorno, man mano che i palazzi prefabbricati dell’IACP si completavano, quando invitavano amici e parenti a vedere la loro casa nuova dovevano portarsi fino alla Montagnetta di San Siro, perchè da lì in poi la gente si perdeva in quelle strade non ancora segnate sulle cartine della città. A quei tempi nessuno sapeva cosa fosse un centro commerciale o un ipermercato, e le casalinghe (le casalinghe!) andavano a fare la spesa ogni giorno: latteria, panetteria, macelleria, ortofrutta, lasciando talvolta i figli a giocare da soli (da soli!) in cortile (in cortile!).
    Per quarant’anni, Cesare e Luisa hanno venduto latte, e bottiglie di vino, e etti di pancetta coppata. Alcuni dei loro clienti sono cresciuti, altri sono invecchiati, e altri sono morti. Per quarant’anni hanno fatto servizio a domicilio ad anziani che non si potevano muovere, hanno fatto credito, hanno ascoltato lamentele e progetti. Oggi è l’ultimo giorno di attività di Cesare e Luisa; sono entrato, ho visto gli scaffali ormai vuoti, ho chiesto le solite quattro cose che compro ogni sabato, ho pagato, ho detto “buona domenica” come tutte le altre volte e poi ho aggiunto “ci vediamo”. Dove, non so.

    Cesare e Luisa non sono i veri nomi dei “lattai”. Importa qualcosa? Penso di no.