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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    10/02/2007

    Greetings from Paris – 3. Where do we go from here

    Filed under: — JE6 @ 17:06

    A pochi passi dalla chiesa di Saint Eustache, quella dove e’ sepolto Colbert, vedo un bigliettino giallo per terra, inumidito da una pozzanghera che si sta ritraendo. Mi fermo e mi chino, e leggo di un volo Larnaca-Londra; mi metto a fantasticare sulla persona che lo ha perso, o che lo ha volutamente gettato qui: sara’ arrivato a Londra, poi? Cosa ci stava andando a fare? E perche’ il tagliando della sua carta d’imbarco sta qui – e non, per dire, al Charles de Gaulle? Resto un po’ a divagare, poi vengo risvegliato da un sordo rumore metallico: la partita di bocce, qui a fianco, sta entrando nel vivo.

    Greetings from Paris – 2. Fuori le mura

    Filed under: — JE6 @ 17:00

    Il treno della RER passa in diversi posti dove mi e’ capitato di passare del tempo, anni fa, quando il mio capo di allora lavorava qui e ogni tanto venivo a trovarlo per fare rapporto; Drancy, Parc des Expositions; tutto come allora, si direbbe. Tutto triste, brutto, impoverito e impaurito. Fai passare un affamato ogni santo giorno davanti alle vetrine di un delicatessen, o di un ristorante: prima o poi prende in mano un mattone, e prende cio’ che lo stomaco gli ordina di fare suo. Fai nascere e crescere un ragazzo a Drancy oppure a Choisy-le-Roy, e la molotov e’ una garanzia – altro che la citta’ piu’ bella del mondo e tutte le altre retoriche scemenze che si raccontano sul suo conto.

    Greetings from Paris – 1. Cambronne

    Filed under: — JE6 @ 16:53

    Bella e’ bella, Parigi, chi lo puo’ negare, anche se il titolare qui e’ della scuola di pensiero che “Londra e’ tutta un’altra cosa, e una cosa migliore”. Pero’, diciamolo: e’ sporca. Sporca oltre il concepibile, dal vagone della RER nel quale le suole ti si attaccano al pavimento che questo pare ti stia pregando di non abbandonarlo, alle strade dove passi il tuo tempo a dribblare le deiezioni canine, sempre con gli occhi puntati verso il basso quando invece ci sarebbe cosi’ tanto da vedere lassu’. Pensi al Generale Cambronne, e ti rendi conto che la sua, probabilmente, non era un’imprecazione, ma piuttosto una constatazione.