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La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
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    01/02/2007

    Greetings from Leeds ’07 – 5. Let’s go shopping

    Filed under: — JE6 @ 22:11

    Lo shopping district di Leeds si concentra nelle Arcades, gallerie coperte nella zona pedonale nelle quali si trovano i negozi di lusso, le vetrine particolari, gli abiti da centinaia di sterline.
    Ma come al solito il bello sta nella deviazione, e allora, prima di perderci nella zona del Leeds and Liverpool Canal e ritrovarci davanti alla Tetley’s Brewery (non più visitabile, ma il profumo del malto e del luppolo che si avverte restando sottovento vale la camminata) ci buttiamo dentro il Leeds Markets, un enorme spazio coperto dalle volte metalliche tardo ottocentesche, dove rimiriamo decine di chioschi, la maggior parte dei quali hanno già abbassato le serrande, e ci fermiamo a guardare le vetrine di parrucche di real human hair, e le insegne scritte con quei caratteri che ci gettano in un telefilm americano degli anni Settanta, e la Butcher’s Row, e un negozio dedicato unicamente alle macchine per cucire e ai loro ricambi (il secondo che vediamo, oggi: che voi sappiate, in Italia c’è ancora qualcuno che usa la Singer per cucire un vestito?). Usciamo, e sfiliamo davanti alle vetrate di un new Italian bar and restaurant: la vita, come tutti sanno, sta nel veg market – e nel pub.

    Greetings from Leeds ’07 – 4. Quella gelida manina

    Filed under: — JE6 @ 21:58

    Io non credevo che fosse ancora possibile, eppure questa sera, mentre eravamo seduti al nostro tavolo dell’Horse and Trumpet venivamo fissati da una signora sulla cinquantina, che ogni tanto ci sorrideva mentre sfogliava le pagine di un quotidiano. Quando si è alzata abbiamo levato gli occhi dall’ultimate burger e abbiamo ricambiato il sorriso, e la signora si è fermata al nostro tavolo e ci ha spiegato che lei lavora al teatro dell’opera, così ha imparato un po’ d’italiano – un pochito – ed era proprio un peccato che dovessimo già tornare a casa perchè hanno delle produzioni splendide – come to visit us next time, okay?
    Abbiamo finito l’osceno ammasso di carne e formaggio e cipolle e patate che occupava il piatto pensando a questa donna che si era formata con Verdi e Rossini e Puccini, e la gelida manina le aveva permesso di capire almeno una parte delle immonde fesserie con le quali stavamo concludendo la giornata, sentendoci stranieri in casa, e a casa in terra straniera.

    Greetings from Leeds ’07 – 3. La meglio gioventù

    Filed under: — JE6 @ 09:25

    Uno dei nostri accompagnatori, facendoci passare davanti ad una piazza illuminata a giorno che ospita una pista di pattinaggio su ghiaccio all’aperto [1] ci informa che Leeds è la città inglese con la più grande popolazione universitaria. E questo spiega la sensazione di trovarsi in un luogo antico e giovane al tempo stesso, dove le villette in mattoni scuri delle zone periferiche si sciolgono nei palazzi di vetro del centro, dove i pub tradizionali come l’Horse and Trumpet si affiancano ai caffè etnici, dove un terzo delle oltre trecento persone che lavorano nell’azienda dove ci troviamo arrivano direttamente dall’università che funge da ufficio di collocamento, dove le piccole vie acciottolate che stanno nella zona della Town Hall immettono nelle grandi arterie intasate di traffico (e se non vuoi stare per delle ore in coda allora è meglio che arrivi in ufficio alle sette della mattina). Sembra di vivere una transizione dolce – ma poi, chissà quanto – dal passato rurale al futuro del terziario avanzato; tra vent’anni l’Horse and Trumpet non ci sarà più, forse non ci sarà più nemmeno tra cinque o dieci, e in fondo la gioventù non è necessariamente una cosa buona in sè.

    [1] Pare che sia la piazza dove, in occasione dell’intitolazione del luogo a suo nome, il buon Nelson Mandela ebbe a dire “I’m so happy and proud to be here in Liverpool”, guadagnandosi lo scherno imperituro dei locali.

    Greetings from Leeds ’07 – 2. Misto

    Filed under: — JE6 @ 09:14

    Mi annunciano con orgoglio che questa sera andremo al ristorante francese. Ah, ecco. Mi guardo in faccia con il collega che mi accompagna, smarrito nel suo tentativo di interpretazione del folle accento del West Yorkshire, e sui due piedi decidiamo che nel paio d’ore che abbiamo a disposizione prima della cena ci faremo un giro per pub, perchè è meglio mettere fieno in cascina. Così, ci ritroviamo all’Horse and Trumpet, alle sei del pomeriggio, a mangiare fish and chips e bere Tetley e provare la maggior parte delle salse che il signor Heinz – Dio lo protegga e lo mantenga in buona salute – mette a nostra disposizione. Adesso siamo pronti per il ristorante francese, che ci accoglie mostrando al banco una bottiglia di Krug sulla quale campeggia un biglietto che annuncia che un bicchiere di quel liquido costa la bazzeccola di sedici-sterline-e-novantacinque (più o meno quanto il costo del biglietto dell’aereo per venire da queste parti). E siamo pronti per la cena francese, che si risolve in agnello scozzese, birra inglese, vino bianco italiano, vino rosso spagnolo e dolce home-made. La globalizzazione ha i suoi vantaggi, bisogna ammetterlo.

    Greetings from Leeds ’07 – 1. Touch the star

    Filed under: — JE6 @ 09:07

    Il ragazzo avrà quattordici, quindici anni. Capelli lunghi, piumino arancione. Quando vede Elena Santarelli seduta a due metri di distanza (io sto a due metri e mezzo, ma evidentemente non sono al centro delle sue attenzioni) fa una faccia che vale la giornata e la levataccia. Le chiede una foto, e lei – non simpatica ma estremamente professionale – chiude la rivista, si alza e si mette in posa. Due minuti dopo torna alla carica, e le chiede un autografo, e poi un altro, giustificando il disturbo con un “sa, non capita tutti i giorni di incontrare una come lei“, e chissà cosa vuol mettere dentro in quel “come“. Il ragazzo ha toccato la stella, e tanto gli basta, non sta a domandarsi perchè una piccola celebrità nostrana si imbarchi su un low-cost alla volta di Manchester (si sarà messa insieme ad un calciatore e stasera va a vedere la partita del Man U contro il Watford?). O forse non gli basta, no: infatti, adesso sta parlottando con l’amico, e sta progettando la copia dell’autografo per la rivendita ai compagni di classe.