Scusi, non ho capito
Io non sono un grande amante del “parlare terra-terra“, o del “parla-come-mangi“: considerate diverse discutibili abitudini alimentari che mi porto dietro – nonostante gli strenui sforzi di mia moglie -, quando parlo e soprattutto quando scrivo cerco di dare alle parole più cura di quanta non ne presto al mio colesterolo: e se i risultati – come molte centinaia di post pubblicati da queste parti testimoniano – non mostrano questa attenzione, il problema non sta nelle intenzioni, ma piuttosto nelle capacità.
Al tempo stesso, non sono nemmeno un salutista e/o un amante di quella cucina che ti porta in tavola microscopici quadri postmoderni composti da improbabili combinazioni di ingredienti normalmente introvabili: e infatti non sopporto i mille gerghi che infestano le nostre conversazioni e letture – la neolingua del marketing, il giornalese, il sindacalese, il continuate-voi-la-lista. E il papese.
Io credo che se il Papa potesse parlare come un umano molto spesso direbbe esattamente le cose che gli vengono attribuite nei titoli di giornale, e mi chiedo chi e/o cosa gli impedisce di farlo: penso che, con l’unica eccezione della schiera di esegeti papali, saremmo tutti contenti di capire il senso ultimo delle sue parole: che è ciò che capita con i bravi preti, in effetti.
Qui si sostiene che “Il punto è proprio che il papa non può “parlare come un umano”, e che conta non quel che gli passa per la testa mentre dice, ma proprio quel che dice, e quel che dice non è quel che dicono che dica“. Sarà: ma se a causa della (voluta?) oscurità delle sue parole, ognuno è poi in grado di mettere in bocca al Papa qualunque concetto, allora che non ci si lamenti dei fraintendimenti – ognuno è fabbro della sua sconfitta, e ognuno merita il suo destino.
Farfintadiesseresani, Angolotesti – Francesco De Gregori
PS – Ad esempio, quest’uomo – che a Milano siamo in tanti a ricordare con nostalgia, credenti e non – era ed è difficile fraintenderlo, o non capirlo. Chissà perchè.
Repubblica.it
March 16th, 2007 at 10:55
Bisognerà provvedere a correggere il significato dell’espressione “papale papale”.
March 16th, 2007 at 15:54
Carissimo Mahatma, quando scrivevo che il papa non può “parlare come un umano” (citando un’espressione che tu stesso usavi, non intendevo certo difendere l’oscurità, l’esoterismo, l’ecclesialese. Anzi, lo dico senza mezzi termini: il parlare oscuro è uno dei mali, non il più piccolo, della chiesa contemporanea. Viene spesso da chiedersi, come T.S. Eliot in un suo celebre testo, se sia stata l’umanità ad abbandonare la chiesa o viceversa. E per un cattolico come me il problema è addirittura angosciante.
Io però intendevo un’altra cosa: il papa ha una responsabilità pazzesca che, spesso, non viene considerata. Non ha solo la responsabilità di “dire cose”, ma sa anche che le cose che dice rimarranno depositate in una tradizione con la quale le generazioni future (di cattolici, ma non solo) si confronteranno per secoli. Per quel poco che conosco gli ambienti vaticani, so che nella scelta delle parole viene messa una cura pressoché maniacale. Se il papa dice “i politici […] devono sentirsi particolarmente interpellati […] a presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana”, dice quello che dice. Se domani dicesse “i politici non devono votare leggi contro natura” recepirò quel che ha detto e ne trarrò le mie conclusioni. Ma quella cosa lì, semplicemente, non l’ha detta. Può anche darsi che la pensi. Può anche darsi che la volesse dire. Ma non l’ha detta. Io, come cattolico, ascolto e recepisco quel che ha detto. Magari domani verrà un altro papa che penserà cose un po’ diverse, ma io continuerò a fidarmi di quel che dice. Noi cattolici siamo sopravvissuti a papi ben peggiori di Benedetto XVI, grazie a questa fondamentale distinzione.
March 16th, 2007 at 21:44
“Dice quello che dice”: ma cosa? Per me, quella è la questione. Il resto, mi perdoni, è divagazione. Io, con difficoltà, sono cattolico: e vorrei capire cosa cazzo pensa e (mi) vuole dire il rappresentante di Gesù Cristo in terra. Non è poco.
March 17th, 2007 at 22:01
Dice, in un inciso di un documento che parla sostanzialmente d’altro, che un politico che si dica cattolico deve “sentirsi particolarmente interpellato” (e direi che già qui c’è un bel margine di ermeneutica, di libertà, di autonomia tra fede e politica) “a presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana”. Dice cioè una cosa che da un lato mi pare molto scontata e dall’altro non è niente, ma proprio niente di nuovo rispetto a quel che la Chiesa dice da parecchio tempo. In nessun modo dice che chi votasse la legge sui Dico attualmente in discussione verrebbe, chessò, scomunicato.
March 18th, 2007 at 11:46
Scusi, ma che frase è “deve sentirsi particolarmente interpellato”? E qual è il significato di “ispirate ai valori fondati nella natura umana”? Ma bisogna, ogni volta, ricordare Moretti che schiaffeggia la Valentini gridandole che le parole contano? Il Papa non dovrebbe parlare (anche) a me e lei, oltre che ai dotti, ai medici ed ai sapienti?