< City Lights. Kerouac Street, San Francisco.
Siediti e leggi un libro

     

Home
Dichiarazione d'intenti
La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.
(Gabriel Garcia Marquez)

Talk to me: e-mail

  • Blogroll

  • Download


    "Greetings from"

    NEW!
    Scarica "My Own Private Milano"


    "On The Blog"

    "5 birilli"

    "Post sotto l'albero 2003"

    "Post sotto l'albero 2004"

    "Post sotto l'albero 2005"

    "Post sotto l'albero 2006"

    "Post sotto l'albero 2007"

    "Post sotto l'albero 2008"

    "Post sotto l'albero 2009"


    scarica Acrobat Reader

    NEW: versioni ebook e mobile!
    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione epub"

    Scarica "Post sotto l'albero 2009 versione mobi"

    Un po' di Copyright Creative Commons License
    Scritti sotto tutela dalla Creative Commons License.

  • Archives:
  • Ultimi Post

  • Io e il generale (di domande, risposte, presenze e assenze)
  • La prossima home page
  • Letter to you
  • Le cose, come sono
  • Nostra Signora del Lavoro
  • Federalismi
  • Tornando
  • A casa
  • Le voci dentro
  • Al lavoro
  • April 2013
    M T W T F S S
    1234567
    891011121314
    15161718192021
    22232425262728
    2930  

     

    Powered by

  • Meta:
  • concept by
    luca-vs-webdesign (contact)
     

     

    09/04/2013

    Stories of the Bund – Que sera

    Filed under: — JE6 @ 09:40

    Lungo un buon pezzo di Nanjing Lu West, dal palazzo della Porsche fino al Jing’an Temple ad ogni paio di incroci si incontrano dei motorini sui quali sono stati installati un grosso cassetto di legno e due amplificatori. Il cassetto contiene dei cd, tutti di musica latinoamericana, e gli amplificatori la fanno ascoltare. A dire il vero viene il sospetto che siano state registrate due sole canzoni, una versione di Besame Mucho e una che fa Que sera sera ma non è quella famosa che conosciamo tutti. La cosa fantastica è che questa dozzina di punti di ascolto sembrano sincronizzati tra loro, così che tu passi davanti al Windows Garage e senti quei venti secondi di canzone, arrivi al Family Mart e senti gli stessi venti secondi, passi davanti a Mont Blanc e ancora quei venti secondi, che puoi riascoltare davanti allo United Plaza in una camminata che a quel punto è diventata di un quarto d’ora abbondante. Li senti al mattino alle nove, all’ora di pranzo, durante il pomeriggio, la sera quando la gente esce per andare a bere qualcosa o viene fuori dalle fermate della metropolitana: ti si ficcano in testa, quei venti secondi, come un chiodo, ti ritrovi a fischiettarli senza nemmeno rendertene conto. Sei in Cina, a pochi chilometri dal delta dello Yangtze, ti guardi intorno e potresti essere a New York, e nell’aria senti la musica di Buenos Aires mentre vai a parlare con un direttore creativo dal tenero accento parigino: forse un giorno ci abitueremo per davvero a tutto questo, forse un giorno non ci faremo più caso; forse quel giorno è già arrivato, e iniziamo ad accorgercene.